La tragedia dimenticata. Gli italiani di Crimea, la mostra a Perugia

 
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La tragedia dimenticata. Gli italiani di Crimea, la mostra a Perugia

La tragedia dimenticata. Gli italiani di Crimea, la mostra a Perugia

Dopo aver attraversato varie città, da Torino a Padova, da Messina a Pescara, la mostra “La tragedia dimenticata. Gli italiani di Crimea” approda a Perugia. L’esposizione (10-21 luglio, Loggia dei Lanari) verrà presentata il 9 luglio alle ore 17 nella sala della Vaccara di Palazzo dei Priori dall’Assessore alla Cultura Leonardo Varasano e dal giornalista di Radio Rai Stefano Mensurati. Dopo la conferenza di presentazione, seguirà l’inaugurazione presso la Loggia dei Lanari.

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L’esposizione fotografica, realizzata da Stefano Mensurati e da Giulia Giachetti Boico, presidente dell’Associazione “Cerkio”, racconta il dramma degli italiani di Crimea. Giunti sulle rive del Mar Nero fin dai primi anni dell’Ottocento, gli italiani si inserirono perfettamente nel tessuto locale fino a qualificarsi come la comunità straniera più fiorente e rispettata della Crimea.

Dopo la Rivoluzione d’Ottobre, la loro condizione iniziò a declinare fino ai rastrellamenti e alle deportazioni nei Gulag tra la fine degli anni Trenta e i primi anni Quaranta. Una pulizia etnica in piena regola, ignorata dai libri di storia. La vicenda coinvolse anche alcuni umbri. La svolta nel 2015, quando la Russia ha ufficialmente riconosciuto agli italiani di Crimea lo status di minoranza deportata e perseguitata.

La mostra sulla drammatica storia degli italiani di Crimea, una comunità decimata dalla deportazione di massa del 1942 nei Gulag staliniani del Kazakhstan. Giunti sulle rive del Mar Nero nel corso dell’Ottocento, gli italiani – quasi tutti pugliesi e in gran parte concentrati nella cittadina di Kerč – si inserirono perfettamente nel tessuto locale e anzi, in pochi decenni, dettero vita alla comunità straniera più fiorente e rispettata, capace di affermarsi in tutti i settori della vita economica, dal commercio all’agricoltura, dalle attività legate alla pesca all’artigianato, dalla piccola imprenditoria alle libere professioni.

Con la Rivoluzione d’Ottobre e la collettivizzazione, tutti i loro beni furono requisiti. Poi, negli Anni Trenta, arrivarono le carestie e quindi, nel ’37-’38, il Grande Terrore delle purghe staliniane, coi processi sommari e le condanne a morte o ai lavori forzati. Infine, la pulizia etnica pianificata a tavolino: per il solo fatto di essere italiani, il 29 gennaio del 1942 i circa 2.000 connazionali di Kerč furono rastrellati casa per casa e deportati in massa nei Gulag, come ritorsione contro l’invasione dell’Unione Sovietica da parte dell’Armir. In pochi anni la comunità italiana di Crimea fu quasi totalmente spazzata via dal freddo, dalla fame, dalle malattie, dalle condizioni carcerarie disumane e dai lavori forzati.

Nel dopoguerra il silenzioso ritorno a Kerč dei circa 200 sopravvissuti, che dovettero ricominciare tutto da zero: senza casa, senza soldi, senza lavoro, con la paura di parlare italiano e additati come traditori.

Una storia angosciante che oggi sta faticosamente tornando alla luce. Una storia di dolore ma anche di grande dignità e di speranza, con l’amore per l’Italia che non è mai venuto meno come dimostra l’attaccamento dei superstiti alla lingua e alle tradizioni degli antenati.

La mostra fotografica, patrocinata dalla Regione Veneto, si e’ aperta il 15 gennaio 2014 e resterà visibile fino al 26 gennaio 2014 presso CFZ Cultural Flow Zone dell’Università di Ca’ Foscari (Zattere al Pontelungo, Dorsoduro 1392 Venezia).

La mostra, che farà poi il giro d’Italia  per raccontare questa tragedia, vuole anche essere uno stimolo per aiutare concretamente le poche famiglie di origine italiana ancora presenti in Crimea, che portano l’Italia sempre nel cuore.

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