La pace universale attraverso l’arte: il messaggio di Papa Francesco e la profezia di San Brizio”
“L’arte come strumento di bellezza e umanità nell’anno di Signorelli”
Nell’anno di Signorelli, un articolo di Mirabilia Orvieto sulla pace universale integra le parole di Papa Francesco agli artisti (2023) e il messaggio, profetico e attualissimo, dell’arte della cappella di San Brizio.
“L’arte è stata sempre legata all’esperienza della bellezza”. Queste parole di Simon Weil sono state riprese da Papa Francesco nel suo discorso agli artisti tenuto nella cappella Sistina (2023). Signorelli, che ha dipinto il ciclo dell’Apocalisse ad Orvieto, lo sapeva bene. Le sue immagini invitano lo spettatore a sognare, aprendo uno spazio in cui entrare, respirare, muoversi.
Il capolavoro rinascimentale della cappella di San Brizio prende vita, parlando a noi e ora, dicendo quale tipo di umanità o disumanità stiamo costruendo oggi sulla terra. L’arte mette in gioco in modo magistrale la relazione inscindibile tra corpo e spirito. Signorelli e il Beato Angelico sono come “sentinelle” poste all’inizio del racconto, praticamente nel punto ideale dell’esistenza che è quello di essere spettatore, senza rischiare di compromettersi.
Gli occhi dell’artista sono simili a quelli di un veggente o di un fanciullo, scriveva nel 1965 Romano Guardini, teologo e scrittore cristiano. Il primo infatti interpella l’osservatore mentre l’altro, sembra “scrutare l’orizzonte per scandagliare la realtà al di là delle apparenze”. Chi entra nella cappella viene toccato immediatamente nella sensibilità dello sguardo e della percezione, fino a sentirsi raggiunto interiormente nei pensieri, nelle paure e nei desideri più profondi, a conferma che “la bellezza seduce la carne per ottenere il permesso di passare fino all’anima”. È la capacità dell’artista di “andare oltre”, in una tensione tra storia e profezia, tra presente e futuro che riesce a dilatare i limiti dell’esperienza umana, facendo passare chi guarda dal simbolo alla realtà.

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