I vincitori dell’VIII edizione del San Valentino Arte 2021 a Terni

 
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I vincitori dell’VIII edizione del San Valentino Arte 2021 a Terni


È stata un successo l’VIII edizione del San Valentino Arte dedicata ad Oberdan Di Anselmo, che quest’anno ha avuto per tema  “L’amor che move il sole e l’altre stelle”, in virtù dei settecento anni dalla scomparsa di Dante Alighieri. In tanti, infatti, utilizzando Instagram, Facebook, YouTube ed il sito della Madè Eventi hanno partecipato all’esperienza virtuale di questa edizione. Hanno votato per la Giuria Popolare 3.757 persone, su YouTube le visualizzazioni sono state 1.267, mentre su Instagram sono state 33.700, con Facebook sono state raggiunte 14.000 persone.
Il Concorso Internazionale d’Arte Contemporanea – ideato e coordinato da Maela Piersanti con la direzione artistica di Franco Profili – ha visto la presenza di 51 artisti provenienti da Spagna, Cuba, Irlanda, Regno Unito ed Italia. Le loro opere, in mostra a Palazzo di Primavera a Terni, sono state giudicate da una Commissione tecnica composta dall’artista Ugo Antinori; dalla storica dell’arte Arianna Gabrielli; dall’artista ed operatore culturale Graziano Marini; Fulvia Pennetti della Direzione Istruzione e Cultura del Comune di Terni; dall’artista ed operatore culturale Franco Profili; dallo storico e critico d’arte contemporanea Davide Silvioli; dalle storiche d’arte e fondatrici di SocietArt Isabella Cruciani, Monica Cerneschi e Anna Giulia Ramozzi; Akelo e Elio Mariucci vincitori ex aequo dell’edizione 2019.
Questo il loro verdetto.
PREMIO OPERA PRIMA a SIMONE VANNELLI
“Il giovane fotografo Simone Vannelli presenta al San Valentino Arte un’opera che sembra essere l’allegoria stessa della vita. “A long way to go” è uno scatto dal forte gusto estetico, in quanto suggerisce l’idea dell’ascesa sia mentale che fisica verso un livello superiore, ricordando l’eterno slancio umano verso l’avvenire. Si tratta di uno scatto fotografico studiato ed attento, che dà vita ad una composizione dall’ordinato equilibrio tra contrasti. Vuoto e pieno, chiaro e scuro, immobile e mobile, sono tutti sottili elementi che si combinano insieme nella stessa opera per generare una delicata alchimia di pensiero e di sensazioni. La scelta del ribaltamento della visione consueta di questo soggetto, immortalato non da un punto di vista frontale ma dal basso, crea inoltre una sorta di vacillante incertezza al primo sguardo. L’opera si contraddistingue per la sua matura capacità di instillare nell’osservatore delle impressioni contrastanti, giocando su effetti ottici che suggeriscono idee mentali ed emozioni inconsce”. (Testo di Arianna Gabrielli)
 
PREMIO OPERA PRIMA a MARINA RAIMONDI
“La foto ricorda con malinconia un mestiere antico sardo: quello del cestaio. L’ambiente è umile, scavato nella roccia, e ovunque posano ceste o paralumi minuziosamente intrecciati in vimini. Le insegne, che dovrebbero essere appese alla porta d’ingresso, poggiano invece negli angoli remoti della stanza perché tanto, ormai, nessuno attraversa la soglia della bottega e tutti sembrano essersi dimenticati di un’arte così interessante e pregna di storia. Il cestaio è seduto sulla sua seggiola da solo, ma con un grande sorriso impresso sul volto perché del tutto assorto nella bellezza della sua creazione, che continua a intrecciare e intrecciare instancabilmente. Questa energia si diffonde ovunque, rende l’ambiente vibrante ed espressione massima del genio creativo e del talento del cestaio che, non essendo né vecchio né giovane, né magro né corpulento, si erge un po’ ad archetipo di tutti gli artisti”. (Testo di Monica Cerneschi)
 
PREMIO OPERA PRIMA a LAURA PRIAMI
“La fotografa Laura Priami partecipa alla sua prima edizione del San Valentino Arte con l’opera “Tra spirito e materia”, la quale segna l’inizio di un suo nuovo percorso di riflessione artistica. La resa del dettaglio del soggetto in primo piano dona all’opera una forte tridimensionalità, conferendole quasi la capacità di uscire fuori dalla carta tanto è emotivamente forte il gesto offerente di questa mano statuaria. Sebbene placida ed ordinata, l’opera emana qualcosa di vivo e pulsante, qualcosa che va ben al di là delle fredde materie da cui la statua è composta. La fotografia di Laura è un misto di tecnica e sensazioni, la si potrebbe definire una fotografia del “sentire”, poiché in ogni scatto racconta con poesia e raffinata eleganza un aspetto dell’emotività umana, spesso senza neanche aver bisogno che l’elemento umano sia presente, caricando i propri soggetti di liricità senza mai renderli un freddo calcolo di un’istantanea perfetta”. (Testo di Arianna Gabrielli)
 
3’ POSTO EX AEQUO PASQUALE BRUNO
“Siamo fatti della stessa sostanza delle stelle ci dice ormai la scienza. E’ un dato di fatto: siamo destinati a brillare; un filo invisibile ci lega gli uni agli altri e ai misteri  del cosmo. Siamo un tutto con quella materia astrale che da sempre ci attrae e delizia la nostra anima. E’ proprio lei, l’anima, la protagonista dell’opera di Pasquale Bruno . E’ un’anima di donna, fiera, coraggiosa, passionale, velatamente malinconica. Ci guarda e ci invita ad entrare nella sua storia che poi, a pensarci bene, è l’incipit di quella che per tutti è la storia dell’amore. Una pennellata rosso fuoco introduce e fa da sfondo alla narrazione formata da una serie di immagini capaci di risvegliare in chi le osserva dei ricordi, dei richiami a qualcosa legato al passato. Su un mare popolato di stelle due giovani innamorati si scambiano complici sguardi d’intesa. Lui porge a lei una barchetta di carta, implicito invito ad accogliere e lasciarsi travolgere dal pathos del sentimento con la libertà e la leggiadria tipica del fanciullo che privo di catene e sovrastrutture mentali riesce a scoprire e vivere il mondo in modo curioso e secondo l’unica leva possibile: quella del piacere. E’ un gioco di chiasmi e rimandi quello che l’artista riporta sulla tela dove, attraverso l’affascinante tecnica della stampa Giclée (riproduzione individuale ad alta definizione, stampata su macchinari professionali di grande formato a getto di inchiostro) ricostruisce una narrazione dell’amore nelle sue diverse sfaccettature e modi di viverlo. E’ un invito ad ascoltarsi per riscoprire la propria missione, le proprie passioni e mettere finalmente in pace ed in equilibrio cuore e cervello… Un invito ad iniziare quel viaggio verso i confini del cosmo e la scoperta della propria Itaca. Un viaggio che lui stesso aveva iniziato e chissà dove lo avrà portato …  ma in fondo il senso del viaggio non è la meta ma il percorso, è la scintilla che ci porta a compiere il primo passo. L’origine da cui tutto ha inizio e che muove il cosmo, l’unica legge universale: l’amore”. (Testo di Isabella Cruciani)
 
3 POSTO EX AEQUO MASSIMO FEDERICI
“Massimo Federici presenta al San Valentino Arte 2021 l’opera “Coal” con la quale approda ad uno stile più geometrico ed essenziale, in cui le resine ed il bitume sono ora imbrigliati in forme controllate e nette, dove il rigore simmetrico delle forme non manca di trasmettere stati d’animo ed emozioni. In quest’opera la materia diventa segno, confine, volume, espressione. Essa emerge dalle forme e dallo sfondo monocromatico, suggerendo differenti percezioni in una dualità cromatica che mostra le diverse nature che il nero può assumere su materie diverse, come un insieme di anime differenti ma colpevoli del medesimo peccato e costrette nello stesso girone dantesco”. (Testo di Arianna Gabrielli)
 
2 POSTO DEBORA MONDOVI’
“L’artista Debora Mondovì  prende i cinque elementi primordiali – terra, acqua, fuoco, pietra e metallo – e li trasforma in ceramica e filo, strumenti attraverso cui modella e ricama l’Universo. La forma a spirale su cui poggia il tutto descrive sia un movimento armonico rivolto verso il cielo e le stelle ma anche uno di caduta negli abissi più profondi. In questo contesto, è infatti l’amore che collega e muove ogni cosa e si diffonde in ogni fibra del creato: l’amore è, insomma, quella forza invisibile che sostiene il mondo e a cui basterebbe un soffio per suscitare un moto ritmico in grado di coinvolgere qualsiasi cosa o di rompere gli antichi equilibri, creandone dei nuovi. La scultura si libera di ogni orpello, diventa leggera, fluida e si appresta ad illustrare, come afferma l’artista, “l’intrecciarsi di pensieri, della mente, dei legami e delle relazioni, praticamente dell’evolversi della vita attraverso il segno/linea”. (Testo di Monica Cerneschi)
 
1 POSTO EX AEQUO VALENTINA ANGELI
“L’opera di Valentina Angeli porta il fruitore ad immergersi in una dimensione altra. Con raffinata abilità che si palesa in un armonico gioco di luci e ombre e forti contrasti cromatici, l’artista rappresenta il più tangibile di tutti i misteri visibili: il fuoco,  simbolo per eccellenza della gloriosa forza della natura. Nella buia notte il fulgore e la luminosità del fuoco emergono per allontanare i demoni, illuminare il cammino e rivelare l’essenza di tutte le cose. Si tratta di un’opera dalla forte potenza evocatrice, una vera e propria esplosione di energia raggiunta tramite una libera, intuitiva, ma a tratti razionale e controllata, sovrapposizione di colore. Dinamicità e fluidità regnano in questa tela tutta giocata su una costante ricerca di equilibrio tra positivi e negativi, pieni e vuoti, evocazione e rivelazione. Si genera così un vortice di sensazioni, emozioni e suggestioni  che divengono occasioni per ripensare il mondo fenomenico e riflettere sulla potenziale mutabilità di tutte le cose. Ed ecco accendersi la speranza, la determinazione e la forza del fuoco che emerge fiero e risoluto per  “trasformare  il veleno in medicina” e creare nuove opportunità. Perché è l’amore quell’energia infuocata che muove tutte le cose; energia primordiale e perenne”.  (Testo di Isabella Cruciani)
 
1 POSTO EX AEQUO GIULIETTA BOLLI
“Giulietta Bolli ha ricreato sulla tela una dimensione senza tempo e senza spazio in cui il soggetto ritratto diviene l’icona di sé stesso, immobile, quasi intangibile, eppure dalla forte carica spirituale. Centrale eppure quasi impercettibile, il soggetto sembra perdersi in uno sfondo dalle sfumature contrastanti che aumentano quel senso di effimera immaterialità di tutta l’opera. Frutto di una tecnica mista, l’opera “Senza titolo” rientra all’interno di un progetto più corposo, una serie nata dalla riflessione dell’artista sul tema dei fossili e dell’archeologia. “Cosa rimane di ciò che era?”, questo quadro sembra suggerire proprio questo. All’apparenza si presenta come un guscio vuoto di una conchiglia, ormai privo di una connotazione fisica e geografica, ma capace di sussurrare una melodia ricca di memorie nascoste al suo interno. La pittura di Giulietta è una pittura dal delicato tocco emotivo e dalla profonda connotazione spirituale, capace di mostrare le facce di ciò che è e di ciò che è stato, dando vita ad Universo in cui le diverse sfaccettature del presente e del passato convivono”. (Testo di Arianna Gabrielli)
 
1 POSTO EX AEQUO FRANCESCA GRAZIANO
“La scultura è realizzata in ceramica in due tonalità brunastre che si alternano sistematicamente e rappresenta un gruppo di alberi che, pur poggiando ciascuno sul proprio piedistallo, si sostengono e si proteggono a vicenda. I tronchi, spogli e possenti, hanno un aspetto vagamente antropomorfo e presentano delle diramazioni sulla sommità, quasi a simboleggiare delle braccia alzate al cielo in segno di preghiera o di attesa. È il momento del risveglio della natura e della ripresa dopo un rigido inverno che si fa sempre più “piccolo”  divenendo solo un ricordo lontano di un periodo in cui si è sempre più fragili, insicuri e bisognosi del sostegno altrui. (Testo di Monica Cerneschi)
 
PREMIO COLLAZZONI “All’artista che nel proprio lavoro e nel vissuto quotidiano rappresenta l’idea di un mondo senza confini segnati, e regole date, già scritte e non modificabili. Alla persona che vive e affronta la propria epoca con il pensiero, gli occhi e il fare mossi dal cuore.”
PIERINA MALATESTA, Società Cooperativa Sociale Onlus, LOCO MOTIVA, Rieti
“La prima edizione del Premio Speciale che da quest’anno e per sempre dedichiamo alla figura di Marco Collazzoni, l’amico, musicista, artista, che ha vissuto la breve vita facendo parlare, suonare e incontrare il suo cuore con il mondo, va ad una persona che, fino a pochi anni fa, è stata costretta a vivere il rapporto con la vita in modi esattamente opposti a quelli che diamo a questo premio speciale.
Pierina Malatesta, una donna che artista non è, e che da pochi anni ha trovato nei laboratori di pittura e ceramica tenuti dal maestro Fabio Grassi nel Centro Sant’Eusanio di Rieti, il mezzo privilegiato di comunicazione con il mondo. Una vita lunga sessant’anni  segnata dai disturbi che la portano sin da piccolina a vivere isolata dal mondo e in una bolla che la separa dai rapporti sociali e affettivi, è tornata oggi ad essere di nuovo messa in gioco e piena di rapporti che la accompagnano a guardare avanti e oltre le barriere che hanno segnato la sua esistenza. Negli ultimi anni grazie al lavoro fatto dagli operatori del Polo Autismo Rieti attorno al quale Nunzio Virgilio Paolucci, ha raccolto il contributo del meglio della società civile di Rieti, Pierina arriva a vivere per la prima volta una vita sociale fatta di incontri, rapporti e condivisione con gli altri. Un nuovo, e mai vissuto prima, rapporto protetto dalla comunità che la accoglie e che, passo dopo passo, l’hanno portata ad aprirsi, a dichiarare la sua presenza al mondo e a rendere pubblico il suo vissuto sotto forma di segni, colori e suoni. Il premio a Pierina Malatesta è anche il riconoscimento che, con affetto e infinita gratitudine, il San Valentino Arte dedica al lavoro che gli operatori raccolti attorno alle attività del Polo Autismo Rieti con il sostanziale contributo della Chiesa di Rieti, svolgono nel pieno del centro storico della città: senza di loro Pierina avrebbe continuato la sua vita da fantasma e gli “Acari” che dipinge sulle tele e su qualsiasi materiale le capiti non sarebbero mai arrivati a dirci quanta bellezza, spesso invisibile, abiti a questo mondo”. (Testo di Franco Profili)
 
MENZIONE SPECIALE a EMILIANO MARINI
“In un mondo invaso da notizie e immagini che arrivano in tempo reale ovunque e contemporaneamente a miliardi di persone è sempre più facile e naturale perdere il senso e il valore delle cose e delle persone che vivono attorno a noi.
L’artista Emiliano Marini, pratica e vive un metodo di lavoro, il sight-size, che a confronto di questa nostra epoca, sembra essere, anzi senza dubbio alcuno è, fuori luogo e fuori tempo. Emiliano dipinge quasi esclusivamente en plen air ed è uno dei pochi artisti italiani a praticare un metodo che invece soprattutto in Inghilterra e negli Stati Uniti è ancora oggi, a distanza di un secolo e mezzo dalle sue prime prove, ben frequentato. Decide dove andare, entra in punta di piedi e in silenzio nella natura, sceglie il punto di vista, la prospettiva e la porzione da dipingere, e realizza la sua opera. Lo deve fare in tempi velocissimi perché le condizione della luce e delle ombre cambiano in un attimo e nelle regole che si è dato non c’è il lusso di potersi permettere di rincorrere il tempo. Non è certo l’unico caso in cui quelle che definiamo per convenzione arte figurativa e arte astratta si incontrano ma la pittura di Emiliano Marini è quella che le racchiude e le mette a dialogo ognuna al servizio dell’altra. La sua natura cambia a seconda della distanza da cui osservi l’opera. Quella che da lontano sembra essere una perfetta rappresentazione figurativa, a mano a mano che ti avvicini, mostra e scopre la sua natura fatta di pennellate rapide come rasoiate e di luce acchiappata e fermata al volo: una pittura sporca, di getto, che non concede possibilità alcuna ai ripensamenti, agli aggiustamenti e alle laccature e velature. Una ricerca così antica, umile e, allo stesso tempo, fiera e determinata la sua da essere certamente più moderna di quella dei numerosi pittori che improvvisano forme da dare ai loro improbabili pensieri”. (Testo di Franco Profili)
 PREMIO GIURIA POPOLARE, con 491 preferenze, a MARCO MARCIANI per l’opera “Reef”, un acrilico su plexiglass, 100 x100
 “L’artista Marco Marciani presenta al San Valentino Arte 2021 un’opera la cui espressività artistica è frutto della stratificazione e della giustapposizione dei colori, che danno vita ad una trama cromatica dove la componente emotiva e lirica prende il sopravvento e coinvolge il visitatore in un viaggio alla scoperta di sensazioni armoniose e emozionali.”

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