✍ I Racconti – La chiesa di Santa Petronilla scrigno di storia, fede e arte

 
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La chiesa di Santa Petronilla scrigno di storia, fede e arte

di Elio Clero Bertoldi
PERUGIA – É appena uscito – ed é andato subito esaurito – un elegante libro, su carta patinata, della studiosa Fedora Boco dal titolo “La Chiesa di Santa Petronilla” (Fabrizio Fabbri editore, 15 €), i cui proventi sono stati, e saranno in occasioni delle prossime edizioni, devoluti alla Caritas Diocesana di Perugia.

Santa Petronilla é una piccola chiesa, fuori delle mura, lungo via Eugubina, che si avvia verso una storia millenaria. La Bolla di papa Alessandro III, emessa a Benevento il 4 maggio 1169 (e conservata negli archivi della cattedrale perugina) attesta come questo luogo di culto fosse già attivo a quella data. Quando sia stata costruita non é consentito sapere. A quei tempi – tra la seconda e la terza crociata – i fedeli della campagna, tra la città ed il Tevere, trovavano il conforto della religione tra le pietre di questo delizioso edificio sacro. E, forse, pure da molti decenni prima. Eppure questa chiesetta, fino ad oggi, era priva di una sua storia. Delle sue generalità. Del suo “pedigree”.

Per dirla con Luigi Bonazzi “un velo tenebroso ricopre il mondo di quest’epoca”: Perugia mostrava fino ad allora il volto, raggrinzito e talvolta di macerie, della città etrusco-romana. Non esistevano ancora il Palazzo dei Priori, la Fontana, il Sopramuro. Cioè la ricca, potente, turrita Peroscia del Duecento e del Trecento. La città ricomincerà a rifiorire cento anni più tardi. Sebbene il libero Comune di Perugia fosse già in essere almeno dal maggio 1130, come attestato dalla dedizione di Isola Polvese, riportata e certificata nel “Libro delle sommissioni”.

Questo raffinato volume, dunque, colma un vuoto. Restituisce alla storia, più che bimillenaria del capoluogo umbro, un suo significativo monumento.
La santa, vergine e martire, cui il tempio é dedicato, viene considerata una discepola di San Pietro, figlia di Tito Flavio Petronio e come tale appartenente alla nobile quanto antica gens Flavia di Roma. Non appare secondario, per rimarcare l’importanza di questa figura, il particolare che Petronilla sia stata rappresentata, nella catacomba di Domitilla, in quello che viene considerato come il più antico dipinto della cristianità (IV sec.).

L’autrice ricostruisce non soltanto le vicende dell’edificio sacro, almeno quelle rese possibili dallo spulcio e dallo studio dei documenti esistenti; le rare note storiche; le antiche ville che le fanno da corona; il succedersi dei parroci con tanto di generalità (con continuità a partire dalla fine del Seicento), ma illustra perfino i dipinti che vi si trovano ospitati, a cominciare dalla “Madonna con Bambino” ed i santi Petronilla, Francesca Romana, Lucia e Carlo Borromeo, tela che campeggia dietro l’altare; ed ancora da un “Battesimo di Cristo”, opera di Carlo Spiridione Mariotti; da un “San Michele Arcangelo combatte contro satana”; da un “San Luigi Gonzaga”; da un “Sant’Alfonso Maria de’ Liguori” (questi ultimi tre quadri, opere di ignoti pittori perugini ed umbri).

Non mancano neppure i riferimenti al monastero di Santa Petronilla, da cui partirono i fichi – fossero o no avvelenati con l’Acquetta perugina, potente sostanza tossica, come alcuni studiosi ritengono – inviati dalla badessa a papa Benedetto XI che, avendoli divorati con gusto – ne era ghiotto, riportano le cronache, in modo particolare -, ne morì, aprendo la strada ad un pontefice francese, Clemente V, eletto nella nostra città e che trasferì la sede di Pietro da Roma in Francia dando avvio al cosiddetto “Esilio avignonese”. Un “giallo”, quello dei succosi frutti, che appassiona ancora adesso gli amanti ed i cultori, accademici o no, della storia.

Insomma un libro che si rivela uno scrigno prezioso di notizie storiche, artistiche, religiose. Scrive il cardinale Gualtiero Bassetti, nell’introduzione: “L’autrice, con un sapiente lavoro di ricerca e di scrittura, accoglie la vicenda della comunità cristiana di Santa Petronilla (inclusa la giovane martire eponima) nella sua pienezza storica e spirituale”. Ed ancora: “In queste pagine l’autrice, con semplicità evangelica e con la sensibilità affinata con una lunga dimestichezza con l’arte, esprime la sua arte migliore”. Sintesi completa e perfetta di presentazione di un lavoro di alto pregio.

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