✍ I Racconti di Elio Bertoldi, Federico, Francesco e la tentatrice lussuriosa

I Racconti di Elio Bertoldi, Federico, Francesco e la tentatrice lussuriosa

di Elio Clero Bertoldi
ASSISI – Si incontrarono quei due “giganti” della loro epoca che sono Francesco di Bernardone di Assisi (1281\82-1226) e Federico II di Svevia Hoenstaufen (1194-1250)? Un recentissimo convegno, tenutosi nella città del “poverello”, ha escluso questa possibilità anche per la differenza di età tra i due (una dozzina di anni) ed il fatto, acclarato, che il futuro imperatore lasciò l’Umbria intorno ai quattro anni.
Tuttavia, se non si incontrarono alle falde del Subasio o nella “valle mea spoletana” (come la chiamava il santo) una studiosa, l’inglese Giorgina Masson, ipotizza, in una corposa biografia dedicata allo “stupor mundi”, che i due si siano incontrati nel castello sul mare di Bari nell’inverno del 1221.

La storica si basa su una lapide ritrovata, nel corso della ristrutturazione della fortezza, nel 1950.

Il documento lapideo, che reca la data del 1635 ed era posto sopra una porta, nascosto dall’intonaco, porta una scritta in latino che attesta: “Qui Francesco, indossando un saio grigio, domò con il fuoco una lussuriosa tentatrice. Egli estinse prudentemente con le fiamme Venere, nata dalle acque, che nei pressi delle acque lo aveva assalito. Con la sua forza, in questo castello, rese inespugnabile l’eremo della carità”.

Non ci sono altri documenti che rafforzino la tesi del testa a testa. Ma questa lapide, sia pure posta a quattro secoli di distanza dall’evento, collima perfettamente con la tradizione orale che parla dell’episodio.

Pare, dunque, che il “poverello” rientrando dal suo viaggio in Terrasanta, dove aveva incontrato a Damietta il sultano d’Egitto Al Kamil, arrivato a Bari fosse andato in visita o fosse stato invitato da Federico, re di Napoli e di Sicilia, re di Germania e da pochi mesi persino imperatore del Sacro Romano Impero, che stava trascorrendo l’inverno, con la sua corte, nella città pugliese, terra che amava molto (tanto da essere indicato anche come “Puer Apuliae).

I due, come appare evidente, risultavano diversissimi per costituzione fisica (uno piccolo e macilento, l’altro atletico e bello), per religiosità (il primo convinto imitatore di Cristo e del vangelo, il secondo se non ateo comunque credente molto, molto superficiale), per scelte di vita (ascetico, digiunatore, sempre in preghiera il fraticello; cinico, lussurioso, vero e proprio sibarita il sovrano). Senza contare le divergenze caratteriali: umile e modesto Francesco, superbo e altezzoso Federico.

Lo Svevo, tuttavia, possedeva pure delle doti significative e positive: l’ampia cultura (parlava molte lingue), l’intelligenza pronta, la curiosità inesauribile (basta leggere il suo “De arte venandi cum avibus”) , la vivacità mentale. Così Federico fu non solo disponibile, ma contento di parlare con Francesco e lo invitò a fermarsi e a dormire, quella notte, in un’ala del castello. Il re – con intento malizioso e birbone – voleva verificare di persona la rettitudine morale del frate. Vedere, insomma, se predicava bene, ma fosse pure pronto a razzolare male, nel caso se ne fosse presentata l’opportunità, come costume di molti esponenti – prelati, abati, priori – della chiesa di quell’epoca. Per questo motivo gli mandò nella stanza in cui Francesco si era ritirato una donna, particolarmente bella, procace e poco o nulla vestita e lui si mise, da un foro nella parete, a spiare furbescamente il comportamento dell’ospite.

Ebbene: ne restò colpito, sorpreso e in maniera del tutto positiva. Il fraticello, infatti, avrebbe letteralmente cacciato la “escort” tentatrice “con uno scudo di fuoco” (secondo una versione) o, (a dar credito ad un’altra narrazione) stendendosi su carboni ardenti sparsi dal braciere sul pavimento e invitando la sopraggiunta con le parole: “Vieni e stenditi al mio fianco”.

Federico, insomma, testò in maniera inequivocabile la serietà morale, la tensione trovo-religiosa e la forza d’animo del “poverello” e, raggiuntolo, conversò per il resto della notte col frate già in odore di santità.

Chissà che la conversazione non abbia toccato anche il tema degli islamici e del sultano Al Kamil, col quale, nel 1228-1229, l’imperatore, alla testa della VI Crociata, stipulò, evitando sanguinose guerre, un trattato di pace decennale grazie a cui i cristiani poterono prendere possesso e insediarsi in Gerusalemme.

Due decenni più tardi, grosso modo, l’imperatore divenne amico e confidente di frate Elia, discepolo di Francesco e suo successore nella gestione del movimento francescano, uomo di profonda cultura e di vasti interessi (tra i quali l’esoterismo, di cui si interessava approfonditamente pure Federico). Ma questa, sebbene interessantissima, é un’altra storia.

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