✍ I Racconti – Ascanio della Corgna, equipe medica identifica i resti mortali del marchese

Ascanio della Corgna, equipe medica identifica i resti mortali del marchese
Ascanio della Corgna, in affresco del Pomarancio a Castiglione del Lago, nel palazzo ducale

Ascanio della Corgna, equipe medica identifica i resti mortali del marchese

PERUGIA – Sono state identificate le spoglie del Marchese Ascanio della Corgna (1516-1561). La novità è emersa da uno studio effettuato da un gruppo di medici-legali (Marta Bianchi, Sara Gioia, Laura Panata) coordinati dal  professor Mauro Bacci, direttore della sezione di Medicina Legale dell’Università di Perugia.

L’iniziativa all’indagine, che ha coinvolto il Comune e l’università di Perugia, è stata promossa da Gianfranco Cialini, fondatore e attuale presidente del Lion Club di Corciano intitolato per l’appunto ad Ascanio della Corgna. Cialini, noto appassionato e studioso di storia, già curatore del Fondo Antico librario/documentario dell’ateneo, nel 2013, a seguito di lunghe e approfondite ricerche bibliografiche e archivistiche, aveva individuato i resti mortali dei membri della famiglia Della Corgna, contenute in nove cassette metalliche, abbandonate in un angolo nella sacrestia della chiesa di S. Francesco al Prato.

Le spoglie, fino all’Unità d’Italia, erano state conservate nel sepolcro

Le spoglie, fino all’Unità d’Italia, erano state conservate nel sepolcro che la famiglia della Corgna possedeva, in giuspatronato, nella chiesa come testimoniato dall’iscrizione “Ducum de Cornea sepulcrum” incisa sulla  lapide in travertino residuata dal sepolcro originale. Nel 1773 il frate Modestini riferiva che il sepolcro doveva contenere sette sarcofagi con i resti mortali dei marchesi Ascanio, Diomede, Ascanio II e quelli di Laura Del Monte (madre di Ascanio e sorella di Papa Giulio III), della moglie di Diomede e di due chierici appartenenti alla stessa nobile famiglia.

Il casato  si estinse nel 1647 con la morte dell’ultimo discendente

Il casato  si estinse nel 1647 con la morte dell’ultimo discendente, il marchese – poi duca – Fulvio II che commissionò la lapide, il quale, però, non fu sepolto a Perugia ma a Castiglione del Lago. Probabilmente Fulvio II,  facendo inscrivere sulla lapide quella frase, sperava in una futura discendenza e pensava di essere sepolto nello stesso sepolcro di famiglia; ma le vicende  non andarono come aveva ipotizzato.

Nel secolo scorso, il professor Oscar Scalvant

Nel secolo scorso, il professor Oscar Scalvanti, rettore dell’Università perugina, salvò dalla dispersione la lapide del sepolcro insieme ad altre lapidi riguardanti personaggi storici del territorio perugino, anch’essi sepolti in quello che si poteva definire il Pantheon della città. Ma mentre le lapidi furono raccolte nel museo civico, sito allora nell’Università, nel 1957 i resti mortali dei Della Corgna, furono trasferiti  alla rinfusa in nove cassette metalliche recanti la seguente iscrizione: “Ex nobilissima famiglia ducum de Cornea recognitus A. D. MCMLXII”.

Dopo il ritrovamento delle cassette, nel 2014, fu effettuata una prima ricognizione delle spoglie, che risultò tuttavia molto sommaria e che non portò, nell’ambito dei diversi resti neppure ad ipotizzare quali potessero appartenere al nobile Ascanio  della Corgna.

Il Lion club di Corciano, volendo dare una adeguata sepoltura ai membri della famiglia Della Corgna, attraverso il presidente Gianfranco Cialini, ha preso contatti con il Comune, in particolare  col sindaco Andrea Romizi e con l’assessore Maria Teresa Severini ai quali va il merito di avere autorizzato e incoraggiato una nuova ricognizione dei resti, affidata ad un gruppo di medici legali coordinati dal professor Bacci,  che ha condotto ad una attendibile identificazione dei resti appartenuti ad Ascanio. Adesso è necessario dare ai resti mortali ricomposti del grande condottiero e spadaccino una degna sepoltura con un apposito sarcofago da collocarsi sempre nella chiesa di S. Francesco al Prato vicino a quello di Braccio Fortebraccio.

Molte sono le informazione che si hanno sulla vita di Ascanio della Corgna: cavaliere di ventura, marchese di Castiglion del Lago e del Chiusi perugino, proprietario di numerose tenute e di palazzi in Perugia, Corciano, Castiglion del Lago e Città della Pieve, comandante della fanteria cristiana nella gloriosa battaglia di Lepanto del 1571. Fu uomo poliedrico: soldato ma anche letterato, giurista, architetto. Nipote di papa Giulio III che concesse libertà ai perugini dopo le vessazioni imposte da Paolo III e fratello di quel cardinale Fulvio, a lui si deve la costruzione della famosa “Villa del Cardinale” a Colle Umberto. La figura di Ascanio della Corgna rappresenta in pieno l’Umbria del suo tempo, terra, ad un tempo, di cavalieri di ventura e di santi.

Dopo la vittoriosa battaglia di Lepanto, dove aveva tenuto il comando della fanteria, durante il viaggio di rientro in Italia, Ascanio si ammalò e morì a Roma in casa del fratello Fulvio il 3 dicembre1571.  Il corpo, per permettere la traslazione a Perugia, fu imbalsamato. Le spese del funerale, che ammontarono a circa 4.000 scudi, per disposizione di papa Pio V furono poste a carico della Camera Apostolica. Il feretro, partito da Roma il giorno 6 dicembre, per tutto il viaggio da Roma a Perugia fu accompagnato dal suono “a morto” delle campane nei paesi che attraversava.

Nella città di Narni giunse il giorno 7 dicembre ove fu accolto dai canonici e dai magistrati; arrivò a Todi il giorno 8 e fu portato in cattedrale  alla presenza del vescovo; la sera del 9 dicembre raggiunse Perugia ove venne esposto alla deferenza dei perugini nella chiesa di S. Pietro. Esistono due descrizioni del funerale, quella del perugino Raffaele Sozi, fondatore insieme ad Ignazio Danti dell’Accademia del Disegno, che ne fu testimone oculare e quella riportata da Leone Pascoli, a prova della sentita e affollata partecipazione dei perugini nel rendere l’estremo omaggio al grande condottiero.

Il rito dell’omaggio durò dalla sera del giorno 9 al pomeriggio dell’11 dicembre, quando fu celebrato il funerale alla presenza del Della Rovere, vescovo di Cagli, che si trovava a Perugia in qualità di Visitatore Apostolico. Un lungo corteo si snodò per le vie di Perugia dove, dai nobili al clero, dai dottori agli studenti dello Studium, dai rappresentanti delle arti alla cittadinanza comune, tutti vollero presenziare. Dopo aver raggiunto la Piazza Grande (Piazza del Municipio) e fatto un giro intorno alla Fontana Maggiore, passando per Via dei Priori, il feretro venne portato nella chiesa del convento di S. Francesco al Prato per essere tumulato nella cappella familiare di S. Andrea che alcuni anni prima lo stesso Ascanio e il fratello cardinale Fulvio avevano fatto erigere dal Vignola.

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