✍ I Racconti – Lo splendido affresco in Valnerina a ricordo delle processioni dei Bianchi

 
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Lo splendido affresco in Valnerina a ricordo delle processioni dei Bianchi

da Elio Clero Bertoldi
VALLO DI NERA – Ogni pochi passi, dalle interminabili processioni, di uomini, donne, bambini, si levava la preghiera o l’invito o il saluto di “Misericordia e pace”. I cortei salmodianti partiti dal Piemonte e dalla Liguria nella primavera del 1399 dopo la Lombardia, il Veneto, l’Emilia, la Toscana – un altro “ramo” si era diretto verso Venezia ed a Rimini si era aggregato ai penitenti anche Carlo Malatesta, famoso condottiero, che per una manciata di ore nel 1416 venne nominato Signore di Perugia, prima della sconfitta, seguita dalla prigionia, inflittagli a Sant’Egidio da Braccio Fortebracci – erano penetrati in Umbria, a nord del Lago Trasimeno fino a Perugia.

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Da qui i penitenti di ogni sesso, età e ceto, dai lunghi vestiti bianchi con cappuccio e con una croce in rosso, avevano raggiunto Assisi, Spello, Spoleto, la Valnerina, si erano indirizzati nel Reatino, per poi rientrare a Terni e quindi ad Orvieto, da cui, in diecimila – narrano le cronache – avevano iniziato il viaggio verso la meta finale, Roma, giungendovi in ottobre. Qui il papa, Bonifacio IX, un Tomacelli, colpito da quella imponente dimostrazione di fede di popolo (i primi passi si erano originati nelle campagne, tra i contadini, per cui gli storici lo hanno etichettato come moto “rurale”, anche se in seguito aveva preso piede pure nelle città, politicizzandosi) aveva indetto e proclamato un “giubileo straordinario”.

In ogni località attraversata dalle processioni le cronache riportano gli eventi che si erano registrati (come la rappacificazione tra nemici giurati o tra componenti di famiglie divise da odio inestinguibile). Quasi tutti gli scritti coevi trattano i Bianchi con termini di apprezzamento se non di entusiasmo. Soltanto i cronisti di Orvieto (tra i quali l’aristocratico Francesco di Montemarte) individuano nel movimento comportamenti di esaltati, sfruttati da falsi preti e da impostori.

Il moto religioso, quasi un pellegrinaggio, si era originato alla fine di un secolo particolarmente segnato da sofferenze, privazioni, angosce, da catastrofi come la “peste nera”, terremoti, alluvioni e da guerre con orrendi massacri sui campi di battaglia oltre che da avversioni, ostilità e rancori, sfociati in stragi tra le fazioni delle città e perfino all’interno dei nuclei familiari. I Bianchi, che non si battevano a sangue le carni come i “flagellanti” (il movimento che aveva preso il via nel 1260 da Perugia con Raniero Fasani), si caratterizzava piuttosto per digiuni, astinenze e, appunto, estenuanti processioni durante le quali si recitavano preghiere o si intonavano Laudi, anche improvvisate.

In Umbria, ad Assisi, davanti a Porta Nuova, si gridò al miracolo quando un bambino illetterato confidò al padre, impegnato con la roncola a tagliare una siepe, di aver visto la Madonna che sollecitava tutti a chieder perdono dei peccati, ad abbracciare la “devozione” ed a partecipare ai cortei penitenziali per emendarsi dai peccati e per sfuggire alle pene dell’inferno. Correva il settembre 1399 e subito, sul luogo, venne eretta una chiesetta, dedicata alla Madonna dell’Oliva, arricchita da un affresco sulla prodigiosa apparizione e poi edificata pure la chiesa di San Giuseppe (con altro affresco sullo stesso tema).

Addirittura nella “città del poverello” venne compilato un Laudario – i cui componimenti venivano recitati durante il cammino penitenziate – ora conservato nella biblioteca Casanatense di Roma. A Spello, pochi chilometri più avanti, i partecipanti lasciarono nella chiesa di Sant’Andrea un bel crocifisso giottesco di fattura fiorentina. A Spoleto l’evento venne salutato con l’edificazione della chiesa della Madonna della Misericordia (poi Santa Maria della Manna d’oro).

A Terni campeggiano ancora i suggestivi dipinti in Santa Maria del Monumento noti come “Le storie dei Bianchi”. In Orvieto, invece, si possono ammirare i frammenti di un affresco sull’Apparizione della Madonna dell’Oliva, in Santa Maria dei Servi (staccati dalla loro sede ed ora collocati nel Museo del Duomo). Come altri dipinti certificano il passaggio dei cortei devozionali a Rieti, Leonessa, Montebuono, Poggio Mirteto. Ma é a Vallo di Nera che un pittore di livello quale Cola di Pietro da Camerino, abbellì (nel 1401, appena due anni dopo gli eventi) le pareti della chiesa di Santa Maria Assunta con la splendida “processione dei Bianchi”.

L’affresco é stato restaurato di recente ed ora é perfettamente godibile ai fedeli, ai turisti, agli amanti della storia, dell’arte, della religione. Tanto più significativo il particolare che i finanziamenti per l’opera di recupero e ripristino siano arrivati da tre gruppi di amanti dei motori provenienti dalla Lombardia: il club orobico di Bergamo, la Scuderia “Tazio Nuvolari” di Mantova e l’Associazione martesana mutur Classic di Cernuschio sul Naviglio (Milano). Una sponsorizzazione figlia di un “motu proprio” sull’onda emozionale del terremoto, concretizzatasi con una telefonata al sindaco della cittadina umbra, Agnese Benedetti. Segno che gli uomini di buona volontà, nonostante tutto, sono in buon numero ancora tra noi. Ottimistico segnale di speranza per il futuro.

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