Arianna, Fedra e Didone, l’Antica Grecia al Festival dei Due Mondi

 
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Foto di Laura Antonelli 21/08/2020 63 Festival dei 2 Mondi di Spoleto. Piazza Duomo, 3 Monodrammi per attrice, coro femminile e orchestra. Arianna, Fedra, Didone Ovidio – Epistulae Heroidum, musica di Silvia Colasanti adattamento e traduzione di Rene' de Ceccatty, nella foto Isabella Ferrari

Arianna, Fedra e Didone, l’Antica Grecia al Festival dei Due Mondi

Arianna, Fedra, Didone, tre monodrammi per Attrice, Coro femminile e Orchestra su testo tratto dalle Epistulae Heroidum di Ovidio. E’ stato questo lo spettacolo ad andare in scena a Spoleto, dopo le vicende di Orfeo e Euridice, che giovedì hanno inaugurato la 63esima edizione del Festival dei Due Mondi. A Spoleto ancora una volta ai miti dell’Alta Grecia.
È l’Amore il protagonista del terzo lavoro di teatro musicale ispirato al Mito classico composto da Silvia Colasanti, dopo Minotauro Proserpine, nato anch’esso grazie alla “commissione” di Giorgio Ferrara per il Festival di Spoleto.
Lettere immaginarie d’amore, di lontananza, di morte, improntate al tema dell’assenza dell’amato, caratterizzate dal tono nostalgico per un passato felice e dal disperato desiderio di riviverlo. Lettere strazianti e struggenti, ricche di passione e di dolcezza che ripercorrono le diverse vicende sentimentali mostrandole non più dalla prospettiva dell’eroe, debole nel suo rifiuto, ma della donna abbandonata, che diventa la vera eroina. Arianna scrive a Teseo appena sveglia, accorgendosi che lui l’ha abbandonata fuggendo in mare.
Fedra, innamorata del figliastro Ippolito, scrive una lettera seduttiva per indurlo a cedere ad un amore impossibile e incestuoso. Didone, sentendo l’ineluttabilità del suo destino di morte, scrive ad Enea in un ultimo tentativo di farlo tornare.
L’attrice, Isabella Ferrari, interpreta le tre donne, ciascuna con una storia e un carattere a sé stante, tracciando però al tempo stesso un meraviglioso affresco dell’universo femminile. In alcuni casi la voce della protagonista è affidata ad un Coro di donne – che canta il testo originale in latino – nel quale l’attrice può specchiarsi, guardandosi dall’esterno, indagando le sue diverse anime, o amplificando i ricordi passati rendendoli reali e vicini. Le parole dialogano o si fondono con i suoni dell’orchestra, che a tratti preannuncia, a tratti sottolinea, i diversi stati d’animo che si succedono e si sovrappongono in questo flusso di pensieri che racconta in modo eterno e universale l’Amore.

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