Una stagione di debutti mondiali illumina il palco di Spoleto .
Il nuovo corso artistico del Festival dei Due Mondi si apre sotto il segno di una profonda revisione programmatica, mirata a restituire alla kermesse umbra la sua naturale vocazione di crocevia internazionale. Il direttore Daniele Cipriani ha delineato una strategia che punta a trasformare la rassegna in un laboratorio permanente per i talenti emergenti, senza tuttavia tradire il legame viscerale con la tradizione menottiana. La 69esima edizione, che animerà Spoleto a partire dal 26 giugno 2026, si avvale della consulenza di figure di spicco come la pianista Beatrice Rana e il regista Leo Muscato.
Questa sinergia tra diverse sensibilità artistiche promette di coniugare il prestigio del passato con una spinta innovativa capace di intercettare il gusto delle nuove generazioni, mantenendo alto il livello della proposta qualitativa nei settori della musica, dell’opera e del teatro.
Ad aprire ufficialmente il cartellone sarà “Vanessa”, il capolavoro sinfonico di Samuel Barber su libretto di Gian Carlo Menotti. Si tratta di un ritorno dal forte valore simbolico: l’opera, che debuttò al Metropolitan nel 1958, riapproda sul suolo italiano nella sua versione originale in lingua inglese, rispettando così il respiro internazionale immaginato dai suoi creatori. La messinscena è affidata alla regia di Leo Muscato, mentre la direzione musicale vedrà il debutto nazionale della sudcoreana Sora Elisabeth Lee, alla guida della Filarmonica del Teatro Comunale di Bologna. Insieme a un cast vocale di caratura mondiale, tra cui spicca il soprano Lauren Fagan, l’opera si candida a essere l’evento clou dell’estate spoletina, rappresentando perfettamente l’equilibrio tra la memoria storica della città e la modernità dei linguaggi scenici contemporanei.
La programmazione in Piazza Duomo si preannuncia monumentale, grazie alla presenza di interpreti tra i più richiesti del panorama globale. Il 3 luglio segnerà l’atteso ritorno in Italia di Yannick Nézet-Séguin, direttore musicale del Met, che guiderà la London Symphony Orchestra in un programma dedicato a Rachmaninov e Prokof’ev. Ad affiancarlo sarà il carisma travolgente di Yuja Wang, pronta a infiammare il pubblico con la sua tecnica prodigiosa. Tuttavia, il Festival non rinuncia a esplorare territori più pop con il progetto “Mika Symphonique” previsto per il 30 giugno. Il celebre cantautore rileggerà i propri successi in una raffinata veste orchestrale, affiancato dai musicisti bolognesi diretti da Simon Leclerc. Questa scelta evidenzia la volontà di abbattere le barriere tra i generi, offrendo spettacoli che sanno unire la scrittura d’autore alla potenza sonora dei grandi organici sinfonici.
Il versante coreutico parla inglese con la presenza della compagnia Rambert, la più antica istituzione di danza del Regno Unito, che celebrerà il proprio centenario proprio a Spoleto. Dal 26 al 29 giugno, il Teatro Romano ospiterà “This is Rambert”, un trittico che riunisce le firme più audaci della coreografia attuale, tra cui (La)Horde e Bobbi Jene Smith. Sul fronte della prosa, invece, i riflettori sono puntati su Peter Stein, che dirigerà “Platonov” di Anton Čechov negli spazi di San Simone. La scelta di questo testo giovanile e visionario riflette la ricerca di un teatro che sappia indagare le inquietudini dell’uomo moderno.
Cipriani ha inoltre introdotto innovazioni gestionali significative, come l’esclusiva territoriale di cinque mesi per gli spettacoli in cartellone e il ripristino della leggendaria Maratona di Danza, triplicando complessivamente il numero di alzate di sipario per garantire un’offerta culturale pervasiva e senza precedenti.
(Cap/Adnkronos)

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