Perugia esce da Centralcom, Paparelli: “Causerà gravi danni agli interessi della città”

PERUGIA –  “L’uscita annunciata del comune di Perugia dalla società Centralcom, in relazione alla costituzione di Umbria digitale, società in house del sistema pubblico regionale, che ha come mission principale la digitalizzazione della Pubblica amministrazione  umbra, produrrà esattamente gli effetti opposti a quelli dichiarati dall’assessore del comune di Perugia, Calabresi. Le conseguenze, sarebbero infatti, oltre a possibili danni erariali da verificare, anche  l’impossibilità di sfruttare le potenzialità connesse alle infrastrutture realizzate con fondi pubblici, per collegare le Pubbliche Amministrazioni, ai fini della banda ultralalarga nelle case dei cittadini e nelle imprese della città”. E’ quanto afferma l’assessore regionale all’innovazione Fabio Paparelli, sottolineando come “Una recente pubblicazione de “Il Sole24Ore” pone l’Umbria ai primissimi posti per la digitalizzazione della pubblica amministrazione (al terzo posto, di poco sotto Emilia e Toscana) ed uscire da questo processo virtuoso non produrrà nulla di buono per i cittadini perugini, ne per il sistema delle imprese o tantomeno per i lavoratori di Umbria digitale.

Giova ricordare rispetto alle dichiarazioni dell’assessore Calabresi – aggiunge Paparelli – che il comune di Perugia ha rifiutato qualsiasi confronto nel merito tecnico con la Regione e con la società, rinunciando così  a dare una opportunità concreta ai progetti della città, complementari agli investimenti fatti da Centralcom e non certo contrastanti. Ci domandiamo cosa c’è dietro, se non la volontà di mettere il capoluogo umbro in una condizione di isolamento dal contesto regionale e di uscita dai circuiti decisionali rispetto all’utilizzo dei fondi comunitari della prossima programmazione che vedranno Umbria digitale protagonista.

Peraltro non corrispondono al vero le dichiarazioni dell’assessore Calabrese apparse sulla stampa relativamente al fatto che si sarebbe rifiutato di inserire nello statuto della costituenda Umbria digitale clausole relative alla possibilità di utilizzo delle infrastrutture per progetti aventi lo scopo di portare la banda larga nelle case e nelle imprese. A parte che la proposta, mai avanzata, non è di competenza statutaria ma eventualmente di patti parasociali, protocolli d’intesa o convenzioni, é vero invece che, nonostante solleciti diversi al confronto di merito cui é stato invitato l’assessore, anche dal suo sindaco, egli ha sempre rifiutato il confronto, rispondendo con una generica e politichese presunta incompatibilità degli  obiettivi della giunta rispetto alla partecipazione in una società in house, per poi contraddirsi parlando di un recesso tecnico finalizzato ad un improbabile rientro in società dopo una generica ricontrattazione”.

“Basta ricordare – dichiara l’assessore Paparelli – che il Comune di Perugia è interessato da un innovativo intervento di cablaggio in fibra ottica finanziato dalla Regione Umbria per un importo di 3.000.000 di euro, finalizzato alla realizzazione di una rete a Banda Larga di lunghezza pari a circa 65 Km. I lavori sono attualmente in corso.  In virtù di diversi atti convenzionali con Centralcom e Regione Umbria, il Comune  ha affidato alla società la gestione delle Infrastrutture e la posa dei cavi in fibra ottica. Tale affidamento si è reso necessario ed inevitabile sia per le ingenti risorse finanziarie messe a disposizione dalla Regione Umbria nei confronti del Comune di Perugia che  per l’impossibilità normativa (codice delle Telecomunicazioni) per l’Ente di fornire reti o servizi di comunicazione elettronica accessibili al pubblico, se non attraverso società controllate o collegate, abilitate all’attività di operatore di telecomunicazioni, quale Centralcom è.

A fronte di questa situazione, il comune di Perugia, uscendo da Centralcom, potrebbe trovarsi in una situazione paradossale: non in grado di poter utilizzare la fibra ottica della rete pubblica regionale perché non più socio e nello stesso tempo impossibilitato ad utilizzare la rete per il suddetto vincolo normativo. Peraltro l’esigenza manifestata dal Comune di voler realizzare reti FTTH non contrasta affatto con gli obiettivi e con la rete di Centralcom, che, progettata con criteri di neutralità e apertura, è sovradimensionata rispetto alle esigenze della pubblica amministrazione.  Può essere pertanto utilizzata per sviluppare progettualità rivolte ai cittadini.

Infine i finanziamenti pubblici per realizzare la posa di fibra ottica e sviluppare reti a Banda Larga nel territorio nazionale, non vengono destinati alle singole municipalità (Crescitalia), e senz’altro le risorse comunitarie possono essere veicolate con maggiore facilità dalle Regioni. La stessa Regione Umbria ha in effetti già finanziato con ulteriori 2.500.000 euro l’estensione della rete: l’avvio del progetto è previsto sin dai primi mesi dei 2015. L’uscita da Centralcom ne comprometterebbe l’utilizzo, a scapito di imprese e cittadini che vedono nei servizi digitali fonte di crescita e sviluppo”.

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