Attivisti di Perugia alla protesta animalista a Milano, oltre 10mila persone 🔴 [Video]

Attivisti di Perugia alla protesta animalista a Milano, oltre 10mila persone

Attivisti Perugia a protesta  – Una rappresentanza di attivisti animalisti di Perugia si è unita Sabato scorso alla manifestazione nazionale di Milano contro l’uccisione di 10 maiali sani, ospiti del rifugio Cuori Liberi di Sairano (PV). Una grandissima partecipazione che ha visto oltre 10.000 persone arrivare da tutta Italia e dall’estero per chiedere giustizia contro questa azione di una violenza senza precedenti contro persone ed animali.

di Lorenzo Brunetti

Nei social i video del corteo sono divenuti virali tanto da destare profondo interesse anche al di fuori del mondo dell’attivismo animalista. L’abbattimento dei 10 amatissimi maialini, (ognuno aveva il proprio nome: Crusca, Pumba, Crosta, Freedom, Dorothy, Mercoledì, Ursula, Bartolomeo, Carolina e Spino) è avvenuto in seguito alle disposizioni stabilite dalla Regione Lombardia in materia di prevenzione della PSA, senza tenere conto che questi fossero animali non destinati alla produzione alimentare (non dpa) e che appartenessero ad un rifugio di protezione e tutela dei suini.

Video Francesca Ricci
[su_panel color=”#000000″ border=”3px solid #101010″ shadow=”-1px -1px 12px #c3b5b5″ radius=”16″]

[/su_panel]

La soppressione, peraltro ancora non chiara nelle modalità in cui è avvenuta, è stata effettuata dai veterinari dell’Ats il 20 settembre scorso dopo un violento sgombero, da parte delle Forze dell’Ordine, degli attivisti che presidiavano pacificamente il rifugio e disattendendo la sentenza del TAR fissata per il 5 Ottobre.

Una grande manifestazione nazionale si è svolta, quindi, a Milano sabato scorso, con oltre 10.000 partecipanti provenienti da tutta Italia e anche da paesi stranieri, che si sono uniti per protestare contro l’uccisione di 10 maiali sani. Questi maiali erano ospiti del rifugio Cuori Liberi a Sairano, in provincia di Pavia. La manifestazione ha visto la partecipazione di una rappresentanza di attivisti animalisti provenienti da Perugia.

La tragedia ha scosso profondamente gli amanti degli animali e gli attivisti, che hanno richiesto giustizia per questa azione di violenza senza precedenti contro entrambi gli esseri umani e gli animali. I maiali uccisi avevano nomi propri, tra cui Crusca, Pumba, Crosta, Freedom, Dorothy, Mercoledì, Ursula, Bartolomeo, Carolina e Spino.

L’uccisione dei maiali è avvenuta in seguito alle disposizioni stabilite dalla Regione Lombardia per la prevenzione della peste suina africana (PSA). Tuttavia, questi maiali non erano destinati alla produzione alimentare (non DPA) e appartenevano a un rifugio dedicato alla protezione e alla tutela dei suini. La soppressione dei maiali, avvenuta il 20 settembre scorso, ha sollevato molte domande, in quanto le modalità esatte dell’abbattimento non sono ancora chiare.

Cervo femmina ucciso da bracconieri a Valfabbrica: indagini in corso

L’evento ha attirato l’attenzione sui social media, con i video della manifestazione che sono diventati virali e hanno suscitato interesse anche al di fuori del mondo dell’attivismo animalista.

La Rete dei Santuari di animali liberi in Italia, coordinata da Sara d’Angelo, ha organizzato la manifestazione, denominata “Giù le mani dai santuari,” e ha diffuso un video online che mostra l’uccisione dei maiali da parte delle autorità. Gli attivisti hanno anche rivolto accuse contro Coldiretti e Federcaccia, definendoli i veri mandanti di questa azione.

La protesta si è svolta davanti al Palazzo della Regione Lombardia, l’istituzione che ha ordinato l’uccisione dei maiali del rifugio, poiché erano entrati in contatto con il virus della peste suina africana. Gli attivisti stanno lottando per ottenere protocolli diversi per gli animali dei rifugi e sperano che questa strage di maiali possa essere giustificata.

Sara d’Angelo ha dichiarato: “Lotteremo fino a quando non otterremo protocolli differenti per gli animali dei rifugi e la strage dei maiali di Cuori Liberi resterà un brutto incubo. Solo allora potremo di nuovo pensare ai santuari come a luoghi di pace e non come posti dove avere ancora paura.”

La situazione ha sollevato un ampio dibattito sulla gestione delle emergenze sanitarie legate agli animali nei rifugi e sul trattamento degli animali nei confronti della peste suina africana. L’indignazione degli attivisti continua a crescere e sperano di ottenere giustizia per i maiali che sono stati uccisi.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*