Stato dell’Ambiente in Umbria, Senato vota all’unanimità la risoluzione

 
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Stato dell’Ambiente in Umbria, Senato vota all’unanimità la risoluzione

Il Senato ha votato all’unanimità la risoluzione, a prima firma del Senatore Luca Briziarelli, che ha approvato definitivamente la Relazione conclusiva sullo stato dell’Ambiente in Umbria redatta dalla Commissione Bicamerale d‘Inchiesta sugli Ecoreati.

“Sono molto soddisfatto – spiega Briziarelli – questo è un passaggio fondamentale che fa finalmente chiarezza sulla gestione del ciclo dei rifiuti, dalla raccolta differenziata allo stato delle discariche e dell’impiantistica, sia sulla situazione ambientale dell’Umbria, dal ciclo delle acque alla qualità dell’aria in particolare, nella conca Ternana. Un punto fermo dal quale ripartire per dare finalmente a cittadini, aziende ed Amministrazioni comunali quelle risposte che aspettano da troppo tempo”.

Il percorso verso la verità è iniziato nel 2015 quando il Prefetto di Perugia emanò un’interdittiva antimafia per Gesenu e le aziende collegate. Come Lega segnalammo subito la necessità di fare chiarezza.

“Su nostra proposta partì una Commissione di inchiesta regionale sulla tenuta del sistema dei rifiuti, ma mentre tutti si aspettavano di trovare chissà cosa proveniente da altre regioni, si aprì invece un vaso di Pandora nella nostra regione. A quella Commissione d’inchiesta regionale che si cercava di chiudere in tempi brevi (furono dati solo 4 mesi) si aggiunse, sempre grazie a noi, la richiesta di apertura di un’inchiesta da parte della Commissione Bicamerale sugli Ecoreati (della precedente legislatura) e vorrei ringraziare i Senatori Stefano Candiani e Paolo Arrigoni che diedero il via alla prima fase interessandosi della discarica delle Crete, della Valnestore e della Gesenu. Oggi grazie all’indagine che ho chiesto ufficialmente di svolgere, siamo arrivati a una verità fattuale, riportata nelle carte che racconta una storia fatta, tra l’altro, di gare ritenute “fasulle” dagli stessi addetti ai lavori e tonnellate di rifiuti fittiziamente sottoposte a recupero, ma che in realtà erano smaltite direttamente in discarica simulando trattamenti di biostabilizzazione e compostaggio che non venivano effettuati, con danni gravissimi per l’ambiente, la salute e le tasche dei cittadini”.

La relazione mette in luce una Regione che per anni ha evitato di compiere scelte forse coraggiose, ma sicuramente necessarie, preferendo spostare in avanti – prosegue il Senatore leghista – il traguardo della raccolta differenziata colmando a dismisura le discariche. Il traguardo del 65 per cento di raccolta differenziata nel piano dei rifiuti del 2009 era fissato inizialmente nel 2012, per coprire gli evidenti limiti e criticità del sistema. Nel 2019 abbiamo assistito ai trionfalistici comunicati della Giunta che diceva di aver raggiunto quel traguardo, peccato non specificasse di averlo fatto con ben 7 anni di ritardo rispetto a quanto inizialmente previsto.

Ebbene nonostante questo l’allora Presidente non ha saputo spiegare diverse scelte, per esempio perché la Giunta Regionale nel 2013 abbia concesso al Comune di Perugia un contributo per aver raggiunto il 79.66 per cento di copertura del servizio con il sistema di raccolta differenziata “porta a porta” “spinto”, quando poi nella stessa seduta ha dichiarato che il Comune di Perugia ancora nel 2018 non aveva raggiunto tale obiettivo: la verità qual è?

Un contributo non dovuto alla Giunta di sinistra che governava il comune o un’accusa falsa alla giunta di centrodestra di oggi?

Ma questo è il passato, ora si tratta di guardare al futuro, da qui la richiesta al Governo di procedere verso una semplificazione delle gare di appalto, rendendole trasparenti e oneste, eliminando regole complesse che non tutelano e non garantiscono, ma semplici e chiare che facilitino il tutto e concedano risorse. Facendo questo avremmo prodotto un servizio ai nostri cittadini a prescindere dal colore politico. Altra cosa fondamentale, da me proposta nella risoluzione finale e votata all’unanimità, la richiesta al Governo di sbloccare i fondi destinati alla bonifica dei SIN come Papigno già assegnati a comuni in pre dissesto o in dissesto come Terni, ma bloccati dalle attuali limitazioni previste per legge. Un aiuto concreto che permetterebbe di procedere nel percorso di tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini”.

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