Rimini ospita il confronto sulle sfide globali e sulle strategie per la transizione verde
Parte a Rimini la quattordicesima edizione degli Stati Generali della Green Economy, il summit che ogni anno riunisce esperti, istituzioni e imprese per tracciare la rotta dell’economia sostenibile. L’appuntamento, promosso dal Consiglio Nazionale della Green Economy insieme alla Fondazione per lo sviluppo sostenibile e sostenuto dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, coinvolge attori chiave della trasformazione ecologica in Italia e in Europa. L’evento, sotto il patrocinio della Commissione Europea e del Ministero delle imprese e del made in Italy, si distingue come crocevia di dialogo sulle strategie di decarbonizzazione e sulla capacità di rigenerare il capitale naturale.
La fonte del comunicato – Consiglio Nazionale della Green Economy – sottolinea come il dibattito di quest’anno sia dedicato a “La green economy europea nel nuovo contesto globale”. Tutto ruota attorno all’analisi degli indicatori di salute dei settori green, con particolare attenzione alla biodiversità. Una questione percepita come rischio emergente nella società, subito dopo il collasso degli ecosistemi secondo il Global Risks Report 2025. I dati dell’Agenzia europea per l’ambiente restituiscono una fotografia allarmante: soltanto il 15% degli habitat naturali si trova in condizioni soddisfacenti, il 4% versa in stato critico, il 36% è classificato come ‘cattivo’, mentre il 45% rimane senza valutazione per la scarsità di dati disponibili. Per le specie animali e vegetali presenti sul continente, l’analisi è simile: solo il 27% presenta uno stato di conservazione adeguato e appena il 6% mostra segnali di miglioramento.
Nel quadro europeo, la tutela del territorio non procede secondo le tempistiche stabilite. Oggi il 26% delle superfici terrestri è protetto, assieme al 12% delle aree marine. Un progresso frenato dalla lentezza nell’aumentare la superficie protetta; secondo la fonte, per centrare l’obiettivo del 30% entro il 2030 sarà necessario accelerare con più del doppio rispetto al decennio appena concluso. La connettività forestale, considerata essenziale per le reti ecologiche, si attesta all’80,6% nel 2021: un dato in calo dello 0,8% rispetto al 2018. Emergenza aggravata dal consumo di suolo, ancora in crescita e protagonista nelle condizioni che rendono difficile captare i traguardi della biodiversità fissati dall’Unione Europea.
Le criticità trovano riscontro nelle cause, esposte ancora dalla fonte: l’incedere della crisi climatica, un modello economico basato sulla dissipazione di risorse, l’urbanizzazione diffusa e uno schema di agricoltura industriale che fatica a innovarsi. Nel corso del 2024 si è tentato di invertire la rotta con provvedimenti come la Nature Restoration Law, che secondo Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile rappresenta un passaggio indispensabile nel sistema di tutela e ripristino della biodiversità, per garantire sicurezza e prosperità alle generazioni future.
Edo Ronchi, presidente della Fondazione e voce autorevole citata dal comunicato, sottolinea come risulti inefficace, persino dal punto di vista economico, una retromarcia sulle misure di protezione naturale. “Una parte significativa delle attività economiche – afferma Ronchi nella fonte del comunicato – dipende direttamente o indirettamente dai servizi ecosistemici del capitale naturale: agricoltura, turismo, pesca, gestione delle acque, produzione del legno e altri materiali, stabilità del territorio; tutti elementi necessari per la sicurezza delle infrastrutture e degli insediamenti”. Il capitale naturale, dunque, emerge come pilastro invisibile e prezioso, spesso trascurato nell’analisi delle politiche di sviluppo.
Durante la sessione plenaria di apertura, il 4 novembre, Edo Ronchi presenterà la Relazione sullo stato della green economy 2025. Il dialogo con Paolo Gentiloni, co-presidente della Task Force ONU sulla crisi del debito, e Lucrezia Reichlin, economista della London Business School, è destinato a porre l’accento su come strategie condivise possano contribuire ad affrontare il clima globale di incertezza. Il giorno seguente, la sessione internazionale offrirà una panoramica sulle politiche pubbliche, sugli investimenti e sulle pratiche oggi adottate per promuovere una green economy competitiva e resiliente.
Moderata da Amy Kazmin del Financial Times e Raimondo Orsini della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, la tavola rotonda internazionale metterà a confronto esperti di Europa, Cina, Stati Uniti e Africa. Interverranno personalità come Alessandra Zampieri (Commissione Europea), Junming Zhu (Tsinghua University), Oliviero Bergamini (TG1 Rai), Davinah Milenge Uwella (African Development Bank): il confronto tra modelli di crescita e gestione delle strategie climatiche sarà centrale per individuare le leve in grado di orientare le scelte politiche e aziendali.
Oltre al dibattito, l’incontro con l’economista Jeffrey Sachs, Columbia University, promette di arricchire il panorama con una visione strategica sulla decarbonizzazione del futuro. La discussione sarà arricchita dagli interventi di Paloma Aba Garrote (Commissione Europea), Nino Tronchetti Provera (Ambienta) e Marco Duso (EY), incentrati sul finanziamento della transizione, sulla spinta all’innovazione industriale e sui vantaggi competitivi generati dagli investimenti verdi.
Il racconto delle esperienze dirette costituisce un altro aspetto centrale della manifestazione, con testimonianze delle aziende leader nella transizione sostenibile. Maria Paola Chiesi di Chiesi Farmaceutici e Eleonora Petrarca di Enel Green Power testimonieranno i progressi in campo privato, in uno scenario che vede protagonista la collaborazione tra pubblico e privato nell’ampliare le frontiere dell’innovazione.
La fonte del comunicato precisa che l’attesa per la COP30 sarà al centro della chiusura dei lavori, con le prospettive affidate a Chiara Montanini, manager di Italy for Climate. L’interesse verso una governance integrata delle sfide ambientali proietta la conferenza di Rimini come occasione per spingere l’Europa verso un salto evolutivo, entrando nel merito delle strategie reali per la salute ambientale e la competitività.
L’agenda, pubblicata online dalla stessa fonte, pone all’attenzione sessioni tematiche e momenti di approfondimento sulle chance per uno sviluppo sostenibile. Il messaggio di fondo è chiaro e attraversa l’intero programma dell’evento: occorre aumentare rapidamente l’area protetta, ripristinare le connessioni ecologiche, innovare pratiche agricole e industriali, investire nei servizi ecosistemici e rafforzare la cooperazione internazionale per contrastare l’accelerazione delle minacce globali.
Appare evidente, lungo il filo rosso del comunicato, come il futuro della green economy europea dipenda dalla rapidità con cui si riuscirà ad affrontare questi nodi. L’evento di Rimini, grazie all’autorevolezza delle presenze e al rigore dei dati forniti dal Consiglio Nazionale della Green Economy, si configura come osservatorio privilegiato sullo stato della transizione. La sfida non riguarda più soltanto la tutela ambientale, ma il rinnovo della competitività economica e la costruzione di nuovi strumenti di cooperazione.
Nel percorso degli Stati Generali, la scienza, la politica e il mondo delle imprese si muovono verso la costruzione di modelli integrati di sviluppo sostenibile. Il lavoro sinergico tra settore pubblico e privato mira a generare progresso, opportunità di business etiche e vantaggi competitivi, con una attenzione crescente alla trasparenza e all’impatto ambientale. Le azioni del presente, illustrate nei lavori della conferenza e nella fonte ufficiale del comunicato, delineano la possibilità concreta di accelerare verso il traguardo del 2030, in cui la tutela della biodiversità sarà misurata dalla capacità di gestire e potenziare il capitale naturale tra crisi ambientali e cambiamenti sociali.
La fonte del comunicato torna a rimarcare come la sessione di chiusura offrirà una sintesi delle strategie per la COP30, evento globale che catalizza l’interesse delle politiche ambientali. Le prospettive artistiche e scientifiche saranno affiancate dalle testimonianze dei protagonisti della transizione, in un confronto aperto sulle migliori soluzioni per il futuro.
All’interno della cornice offerta dalla conferenza rimane la consapevolezza che, come evidenzia il Consiglio Nazionale della Green Economy, soltanto un lavoro collettivo potrà condurre l’Europa ad allinearsi agli obiettivi di tutela e ripristino ambientale. La biodiversità, la decarbonizzazione, l’innovazione industriale e gli investimenti verdi saranno le parole chiave di una narrazione che assume il valore di monito e di opportunità. Rimini, ancora una volta, si conferma laboratorio privilegiato per l’avanzamento della green economy, luogo dove si sperimentano, analizzano e progettano strategie sostenibili capaci di traghettare il continente europeo verso un nuovo equilibrio tra crescita economica e tutela della natura.

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