Un duro scontro legale scuote il consiglio di Narni
Narni, 26-03-2026 – Il clima istituzionale intorno al sito naturalistico delle Mole si fa incandescente dopo le ultime dichiarazioni rese in aula. La Società Agricola Le Mole S.r.l., voce della famiglia Caponi, ha espresso un fermo disappunto in seguito a quanto emerso durante il Consiglio Comunale dello scorso 26 marzo 2026. Al centro della disputa non vi è solo la gestione turistica dell’area, ma la legittimità stessa delle procedure amministrative adottate dall’ente locale. La proprietà denuncia una chiusura totale al confronto costruttivo, definendo la posizione del municipio priva di fondamento logico e normativo, come riporta il comunicato stampa della Società Agricola Le Mole S.r.l.
Il punto di rottura principale ruota attorno a un documento risalente al dicembre 2013, che l’amministrazione cittadina indica come base giuridica per le proprie rivendicazioni. Tuttavia, i legali della famiglia Caponi sollevano dubbi pesantissimi sulla regolarità di tale scrittura. Secondo la proprietà, l’atto mancherebbe di requisiti essenziali: la data risulterebbe apposta manualmente senza validazione, mancherebbe l’identificazione certa del firmatario comunale e non vi sarebbe prova dell’autenticità della firma di Alvaro Caponi. Inoltre, il testo appare monco di allegati obbligatori come la dichiarazione sostitutiva di atto notorio, strumenti necessari per operazioni che coinvolgono la cosa pubblica. La mappa allegata, pur dichiarando di mostrare il percorso d’accesso, non presenterebbe alcun tracciato grafico evidente. Questa serie di mancanze formali comprometterebbe, secondo la Società Le Mole, l’intero impianto argomentativo del Comune. La famiglia, titolare dell’area sin dal 1969, sottolinea come in oltre un decennio l’amministrazione non abbia mai provveduto a formalizzare diritti reali o frazionamenti catastali, evidenziando una prolungata inerzia burocratica.
Un altro fronte di scontro riguarda la natura della struttura edificata nel bacino. Mentre il Sindaco ha descritto l’opera come un “solarium” destinato alla balneazione pubblica, la proprietà smentisce tale ricostruzione dati alla mano. I documenti progettuali ufficiali definiscono il manufatto come una semplice pista di servizio per la polizia idraulica e la manutenzione dell’alveo. Una targa installata sul posto, ancora perfettamente leggibile, vieta esplicitamente l’ingresso ai non autorizzati.
L’installazione in cemento armato sarebbe dunque un elemento tecnico e non un’area ricreativa. La famiglia Caponi contesta la narrazione politica che spingerebbe i cittadini verso un uso improprio del sito, mettendo a rischio la sicurezza collettiva. Un sopralluogo tecnico confermerebbe infatti che l’area non possiede i parametri di sicurezza necessari per la balneazione o l’accesso di massa. Di conseguenza, trasformare una passerella di manutenzione in una spiaggia artificiale appare alla proprietà come un’operazione tecnicamente impossibile e giuridicamente temeraria.
La tensione è salita ulteriormente durante il dibattito in aula, quando è stata sollevata la questione di una messa in mora da oltre un milione di euro notificata dal Comune ai proprietari. Davanti alla richiesta di chiarimenti del consigliere Bruschini, la reticenza del primo cittadino, che ha risposto con un laconico “non posso dire tutto”, ha scosso la famiglia Caponi. La proprietà interpreta questo atteggiamento come una violazione del principio di trasparenza che dovrebbe guidare ogni azione della pubblica amministrazione. Parallelamente, la società agricola denuncia il sistematico rifiuto di fornire la documentazione integrale richiesta tramite accesso agli atti sin dall’ottobre 2025. Questo muro di silenzio istituzionale impedirebbe alla famiglia di tutelare i propri interessi in modo adeguato. Di fronte a una richiesta economica così ingente, l’assenza di spiegazioni dettagliate in sede ufficiale solleva interrogativi pesanti sulla gestione dell’intera pratica amministrativa e sui reali obiettivi dell’ente locale.
Nonostante il durissimo scontro frontale, la famiglia Caponi non chiude definitivamente la porta al confronto. La Società Le Mole ribadisce la propria disponibilità ad aprire un tavolo di discussione serio, purché basato sulla realtà dei fatti e sul rispetto dei diritti di proprietà privata. L’auspicio dei proprietari è che l’amministrazione voglia riconsiderare le proprie posizioni unilaterali, abbandonando atti amministrativi considerati incompleti o irregolari.
La partita resta aperta, ma si sposta inevitabilmente verso una fase di contenzioso formale. La difesa dei diritti acquisiti in cinquant’anni di tutela dell’area delle Mole rimane la priorità della famiglia, che rivendica il merito di aver preservato il sito dal degrado nel corso dei decenni. In assenza di un’inversione di rotta da parte del municipio, sarà la magistratura a dover fare chiarezza su una vicenda che mescola tutela ambientale, gestione del patrimonio e procedure burocratiche dai contorni ancora sfumati.

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