Corte chiamata a decidere su aree vietate alle rinnovabili
Il Consiglio dei Ministri, su proposta del ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli, ha esaminato dodici leggi regionali e deciso di impugnarne tre. Tra queste spicca quella approvata dall’Umbria nel 2025, dedicata alle “Misure urgenti per la transizione energetica e la tutela del paesaggio umbro”. La norma, frutto di un lungo confronto con i ministeri competenti, è stata contestata dal Governo nazionale per un punto centrale: l’articolo 4, che stabilisce l’individuazione preventiva delle aree considerate non idonee alla realizzazione di impianti da fonti rinnovabili.
Per l’assessore regionale all’Ambiente Thomas De Luca, l’impugnativa rappresenta una sorpresa, giunta dopo mesi di trattative in cui la presidente della Regione aveva accolto quasi tutte le osservazioni ministeriali. Il provvedimento aveva ottenuto il via libera dai dicasteri della Cultura, dell’Agricoltura e dell’Economia, ma non dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, che ha insistito per il ricorso alla Corte Costituzionale.
La disputa si concentra sull’interpretazione del decreto Transizione 5.0, che regola la pianificazione energetica nazionale. La Regione difende la scelta di fissare criteri chiari e trasparenti per proteggere il paesaggio e garantire un equilibrio tra sviluppo delle rinnovabili e tutela del territorio. Il Governo, invece, ritiene che la competenza spetti allo Stato e che la norma umbra rischi di creare disparità tra regioni.
La vicenda approda ora davanti alla Consulta, chiamata a stabilire se l’Umbria abbia agito nel rispetto delle prerogative costituzionali. Un eventuale pronunciamento favorevole alla Regione potrebbe trasformarla in apripista per altre realtà locali intenzionate a regolamentare in modo autonomo la transizione energetica. La Giunta regionale ha annunciato che continuerà a difendere la legge fino al giudizio finale, rivendicando il percorso partecipato con cittadini, enti locali e associazioni.
La decisione della Corte avrà un impatto significativo non solo sull’Umbria, ma sull’intero assetto delle politiche energetiche italiane, segnando un precedente destinato a orientare il rapporto tra autonomie regionali e indirizzo statale.
Il motivo del contendere può essere riassunto così, in forma didascalica e sintetica:
- Oggetto della legge regionale Umbria 2025: transizione energetica e tutela del paesaggio.
- Punto contestato: articolo 4, che stabilisce aree non idonee alla costruzione di impianti da fonti rinnovabili.
- Posizione della Regione: difende la norma come strumento di pianificazione chiara e di protezione del territorio, frutto di consultazioni con enti e cittadini.
- Posizione del Governo: ritiene che la competenza sull’individuazione delle aree spetti allo Stato e che la norma regionale possa creare squilibri.
- Esito: ricorso alla Corte Costituzionale, chiamata a decidere se l’Umbria abbia agito entro i limiti delle proprie prerogative.
In sintesi: la disputa riguarda chi ha il potere di stabilire dove non si possono installare impianti rinnovabili — la Regione o lo Stato.

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