Migliaia di agricoltori sfidano l’UE sulla sicurezza alimentare

Migliaia di agricoltori sfidano l’UE sulla sicurezza alimentare

A Bruxelles protesta umbra contro tagli Pac e burocrazia Ue

Migliaia di agricoltori europei hanno riempito le strade di Bruxelles per chiedere politiche comunitarie capaci di garantire sicurezza alimentare ai cittadini e un futuro economicamente sostenibile a chi lavora nei campi, con una presenza significativa della delegazione umbra di Confagricoltura guidata dal presidente Fabio Rossi. La mobilitazione, che coinvolge oltre 40 organizzazioni dei 27 Stati membri e più di 10.000 partecipanti, è stata convocata insieme al Copa-Cogeca per contestare un impianto normativo considerato sempre più distante dalle esigenze reali del settore primario.

Rossi ha rimarcato come l’agricoltura, in questa fase storica segnata da tensioni geopolitiche, speculazioni sulle materie prime e cambiamenti climatici, sia diventata un pilastro strategico per l’Europa, ben oltre il suo peso puramente economico. Secondo il presidente di Confagricoltura Umbria, la capacità di produrre cibo sicuro, di qualità e a prezzi accessibili è oggi uno dei fattori che determinano l’autonomia politica e la stabilità sociale del continente, motivo per cui le istituzioni sono chiamate a scelte rapide e coerenti.

Alla base della protesta c’è la convinzione che le risorse previste per la futura Politica agricola comune siano insufficienti, anche a causa di un taglio di budget stimato intorno al 20 per cento, e che le tutele europee rispetto ai concorrenti globali risultino deboli e frammentarie. Confagricoltura e le altre organizzazioni sottolineano che senza correttivi incisivi nel giro di meno di dieci anni molte aziende non riusciranno più a restare sul mercato, con effetti a catena su occupazione, presidio del territorio e continuità delle produzioni.

Gli agricoltori non chiedono meri sussidi, ma un sistema di incentivi che premi produttività, competitività e innovazione, accompagnati da regole commerciali eque che evitino concorrenza sleale da Paesi con standard più bassi. In un quadro di risorse limitate, le sigle di categoria insistono sulla necessità di destinare i fondi prioritariamente agli agricoltori attivi, cioè a chi investe, genera reddito e occupazione e contribuisce in modo diretto alla vitalità delle comunità rurali.

Un altro nodo centrale è la burocrazia, considerata da molte imprese il principale ostacolo alla programmazione e alla crescita: la richiesta è di una drastica semplificazione delle procedure, di maggiore certezza normativa e di strumenti che consentano alle aziende di orientare le scelte su orizzonti temporali medio-lunghi. Per le organizzazioni presenti a Bruxelles, una Pac realmente comune e ben finanziata, alleggerita da vincoli formali eccessivi, è l’unico strumento in grado di tenere insieme sostenibilità economica, ambientale e sociale.

La manifestazione nella capitale belga, promossa a ridosso di importanti appuntamenti europei sul bilancio UE e sugli accordi commerciali internazionali, vuole inviare un segnale diretto ai vertici comunitari perché evitino decisioni che, in nome dell’apertura dei mercati, finirebbero per indebolire ulteriormente il comparto agricolo europeo. L’obiettivo dichiarato è aprire un confronto strutturato che porti a risposte concrete in termini di budget, strumenti di gestione del rischio, protezione delle filiere sensibili e valorizzazione delle produzioni di qualità.

Dalla delegazione umbra arriva anche l’appello a non ridurre la sostenibilità a un mero elenco di vincoli, ma a concepirla come un equilibrio tra tutela ambientale, redditività delle imprese e coesione sociale, capace di mantenere vivo il tessuto produttivo dei territori interni. A Bruxelles gli agricoltori chiedono un cambio di rotta che restituisca centralità a chi produce cibo ogni giorno, mettendo al centro delle scelte europee la concretezza dei campi, e non soltanto le logiche dei palazzi istituzionali.

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