Architetti, a Perugia il 22,6% lavora lontano dal territorio

Architetti, a Perugia il 22,6% lavora lontano dal territorio

Indagine sulla professione: il 58,1% ha tra i 35 e i 50 anni

📌 FLASH NEWS – A Perugia, la Mappatura della Professione fotografa gli architetti: il 58,1% ha tra 35 e 50 anni, il 22,6% lavora fuori provincia o regione. Cantiere Architettura Umbria raccoglierà risposte fino alla fine del mese di agosto.


Un patrimonio edilizio enorme da recuperare, una forte presenza di professionisti e, contemporaneamente, difficoltà economiche, precarietà e una quota significativa di architetti costretta a cercare opportunità professionali lontano dal territorio di origine. È il quadro che emerge dai primi risultati della Mappatura della Professione promossa da un gruppo di liberi professionisti aderenti al collettivo Cantiere Architettura Umbria.

L’indagine, ancora aperta agli architetti della provincia di Perugia, utilizza un questionario completamente anonimo con l’obiettivo di raccogliere informazioni statistiche su chi esercita la professione, dove lavora e quali ostacoli incontra.

I primi dati restituiscono una fotografia articolata. Il 58,1% degli iscritti che ha risposto ha un’età compresa tra 35 e 50 anni, mentre il 22,6% degli architetti iscritti all’Albo di Perugia svolge prevalentemente la propria attività fuori provincia o fuori regione.

La raccolta delle risposte proseguirà fino alla fine del mese. Nei primi giorni di settembre è prevista la diffusione del Report Integrale, che sarà depositato presso la Segreteria dell’Ordine e comprenderà grafici, analisi territoriali e proposte.

Un patrimonio edilizio che richiede rigenerazione

Il punto di partenza dell’analisi è rappresentato dalle caratteristiche del patrimonio immobiliare nazionale. In Italia esistono oltre 12 milioni di edifici residenziali e più del 70% è stato costruito prima del 1980, quindi prima dell’entrata in vigore delle moderne normative in materia sismica ed energetica.

Sono inoltre oltre 2,1 milioni i fabbricati indicati in uno stato di conservazione mediocre o pessimo.

Una situazione che mette in evidenza la dimensione del patrimonio sul quale potrebbero essere necessari interventi di recupero, riqualificazione e adeguamento.

Un capitolo specifico riguarda i centri storici italiani, nei quali sono concentrati più di 4,5 milioni di immobili. Una parte rilevante di questo patrimonio è sottoposta alle tutele previste dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, il Decreto legislativo 42 del 2004.

Per gli immobili tutelati, gli interventi di restauro, risanamento conservativo e riqualificazione rientrano nelle competenze riservate alla figura professionale dell’architetto.

In Italia oltre 150 mila architetti

A fronte delle dimensioni del patrimonio costruito, l’Italia presenta anche una concentrazione particolarmente elevata di professionisti. Secondo i dati riportati nell’analisi, nel Paese operano oltre 150 mila architetti, pari a circa il 18% del totale europeo.

Il rapporto indicato è di un architetto ogni 400 abitanti, contro una media europea di circa un professionista ogni 1.500 abitanti.

Ogni anno le università italiane formano inoltre circa cinquemila laureati in Architettura. Il quadro richiamato da Cantiere Architettura Umbria evidenzia però le difficoltà reddituali della categoria, facendo riferimento ai dati AlmaLaurea sulle retribuzioni a cinque anni dal conseguimento del titolo.

Accanto alla dimensione economica viene evidenziato anche un problema legato allo spazio riservato all’architettura contemporanea.

Tra tutela del passato e architettura contemporanea

L’analisi proposta dal collettivo individua una contraddizione tra la capacità italiana di conservare il proprio patrimonio storico e le difficoltà incontrate nella realizzazione di nuove espressioni architettoniche.

Secondo il documento, burocrazia, vincoli e diffidenza verso nuove forme progettuali possono trasformare il percorso dell’architettura contemporanea in un processo complesso.

A queste condizioni vengono associate le difficoltà economiche della professione e il fenomeno delle cosiddette false partite IVA, insieme alla limitata possibilità per i professionisti più giovani di sperimentare linguaggi innovativi.

Il risultato descritto è la ricerca di opportunità fuori dall’Italia da parte di alcuni giovani architetti, con destinazioni che comprendono Londra, Rotterdam e il Medio Oriente.

La Mappatura della Professione prova ora a verificare come alcune di queste dinamiche nazionali si riflettano direttamente nella provincia di Perugia.

I quarantenni sono il nucleo principale della professione

Uno dei dati più significativi riguarda la distribuzione anagrafica. Il 58,1% dei partecipanti alla rilevazione ha tra 35 e 50 anni.

Si tratta della fascia che, secondo l’analisi, rappresenta la componente principale dell’attività professionale, con responsabilità nella gestione degli studi, dei cantieri e dei costi necessari per esercitare la professione.

Molto inferiore risulta la presenza degli Under 35, pari al 12,9%.

Il dato viene messo in relazione sia con la minore attrattività dell’iscrizione agli albi professionali sia con il calo delle immatricolazioni nelle facoltà di Architettura registrato negli atenei italiani durante l’ultimo decennio.

Una parte dei neolaureati, secondo l’analisi, rinvia l’iscrizione all’Albo oppure si indirizza verso settori vicini all’architettura, come grafica e design di prodotto, mentre altri scelgono di trasferirsi all’estero.

Il 29% degli architetti ha più di 50 anni

Le altre fasce anagrafiche completano un quadro nel quale la presenza dei professionisti più anziani resta comunque consistente.

Gli architetti con un’età compresa tra 51 e 65 anni rappresentano il 14,5% dei partecipanti alla rilevazione. Identica percentuale, il 14,5%, riguarda gli Over 65 ancora professionalmente attivi.

Complessivamente, dunque, il 29% del campione ha superato i cinquant’anni, mentre la fascia nettamente prevalente resta quella compresa tra i 35 e i 50 anni.

I primi risultati non restituiscono quindi l’immagine di una professione dominata esclusivamente dai professionisti più anziani né, all’opposto, caratterizzata da una presenza particolarmente elevata di giovani appena entrati nel mercato.

Più della metà è titolare o socio di uno studio

La Mappatura analizza anche la condizione professionale degli iscritti. A Perugia il 56,5% dei partecipanti è titolare o socio di uno studio professionale.

Più di un architetto su due si trova quindi a sostenere direttamente il rischio economico dell’attività, insieme ai costi delle licenze software, delle sedi professionali e degli adempimenti fiscali.

Accanto ai titolari emerge la componente dei collaboratori. Il 22,6% lavora come collaboratore continuativo di uno studio oppure come freelance con Partita IVA.

Secondo quanto riportato nell’analisi, in molti casi si tratta di professionisti che lavorano con continuità per un solo committente senza disporre delle tutele riconosciute ai lavoratori subordinati.

Il 16,1% lavora nella pubblica amministrazione

Un’altra componente è rappresentata dagli architetti che hanno trovato occupazione nel settore pubblico.

I dipendenti pubblici costituiscono il 16,1% del campione e lavorano in strutture quali Comuni, Regione, Soprintendenza e Ufficio Speciale Ricostruzione.

La parte restante comprende invece dipendenti del settore privato, docenti e ricercatori.

La fotografia mostra quindi una professione articolata tra studi autonomi, collaborazioni continuative, attività freelance e occupazione nelle amministrazioni pubbliche.

È però la componente dei titolari e dei soci di studi professionali a rappresentare la maggioranza assoluta delle risposte raccolte fino a questo momento.

Il 22,6% lavora lontano dalla provincia

La mobilità professionale rappresenta uno dei dati territoriali più significativi emersi dalla rilevazione.

Il 22,6% degli architetti iscritti all’Albo di Perugia lavora prevalentemente fuori provincia oppure fuori regione.

Quasi un professionista su quattro, dunque, mantiene l’iscrizione all’Ordine di origine ma trova opportunità e incarichi professionali in altri territori.

Tra le destinazioni indicate figurano Roma, la Toscana e le regioni del Nord Italia, dove, secondo l’analisi, il livello dell’attività edilizia e la domanda privata garantirebbero maggiori opportunità economiche.

Il fenomeno viene descritto come una forma di migrazione professionale che interessa anche l’Umbria e che coinvolge una parte non marginale degli iscritti.

Perugia e Foligno-Spoleto raccolgono le quote maggiori

Tra coloro che esercitano all’interno della provincia emerge invece una distribuzione sostanzialmente equilibrata tra le due principali aree considerate dalla Mappatura.

Perugia capoluogo e il suo hinterland raccolgono il 32,3% degli studi, mentre un altro 32,3% opera nella macro-area composta da Folignate, Spoletino e Valnerina.

Le quote rimanenti sono distribuite tra Altotevere, Trasimeno e fascia appenninica.

Il patrimonio edilizio storico dell’Umbria e i numerosi centri storici presenti nella provincia richiedono, secondo il documento, competenze professionali specialistiche. Allo stesso tempo, i primi risultati dell’indagine indicano una difficoltà del mercato locale nel trattenere una parte delle professionalità disponibili.

A settembre sarà diffuso il rapporto completo

I numeri sull’età, sulla condizione professionale e sulla distribuzione geografica costituiscono soltanto una prima parte della Mappatura della Professione avviata da Cantiere Architettura Umbria.

L’indagine punta infatti ad approfondire anche gli aspetti economici dell’attività quotidiana, dagli incarichi professionali agli investimenti tecnologici necessari, fino ai rapporti con la pubblica amministrazione.

Gli architetti della provincia di Perugia potranno continuare a partecipare alla rilevazione fino alla fine del mese.

La consultazione sarà quindi chiusa e, nei primissimi giorni di settembre, verrà diffuso il Report Integrale.

Il documento finale sarà depositato ufficialmente presso la Segreteria dell’Ordine e comprenderà grafici, analisi territoriali e proposte elaborate sulla base delle risposte raccolte. Il rapporto sarà aperto e consultabile dalla comunità degli architetti, completando così la fotografia della professione avviata con i primi dati sulla composizione anagrafica, sulle modalità di lavoro e sulla mobilità territoriale.

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