I Concerti dell’Alba celebrano Perugino tra musica e racconto

I Concerti dell’Alba celebrano Perugino tra musica e racconto
foto Rita Paltracca 16 agosto 2026 I Concerti dell'Alba - Terrazza Mercato Coperto

Un legame tra arte rinascimentale e identità contemporanea

di RitaPaltracca

📌 FLASH NEWS – All’alba la terrazza del Mercato Coperto di Perugia accoglie il primo appuntamento musicale della XI edizione de I Concerti dell’Alba, dove UmbriaEnsemble intreccia armonie rinascimentali e narrazione storica dedicata a Pietro Vannucci, offrendo al pubblico un viaggio tra musica, memoria e identità artistica
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Perugia, 16 agosto 2026 – L’alba di questa mattina ha inaugurato la nuova edizione de I Concerti dell’Alba nella domenica successiva al giorno di Ferragosto segnando l’avvio della XI edizione Una rassegna musicale tanto attesa quanto partecipata. Lo scenario nella terrazza panoramica del Mercato Coperto a Perugia (sede della Città del Cioccolato di recente apertura) dove tra le prime luci del giorno, i colori della natura, il silenzio  e la musica di UmbriaEnsemble è iniziato un nuovo giorno.

Le note armoniche di UmbriaEnsemble – con Massimo Scattolin alla chitarra, Angelo Cicillini e Cecilia Rossi ai violini, Luca Ranieri alla viola e Maria Cecilia Berioli al violoncello e la voce narrante di Stefania Petrillo hanno donato linfa vitale all’incanto della mattina. Un viaggio artistico che intreccia memoria culturale e ricerca musicale.

Il concerto porta il tema “I Marmi Parlanti”, progetto riproposto per celebrare i quindici anni di attività di UmbriaEnsemble, un incontro tra figure illustri del passato e protagonisti culturali del presente, avviando un percorso che, in questa prima alba, è dedicato a Pietro Vannucci, meglio conosciuto come “Perugino”.

Un programma armonico apre con un assolo di Massimo Scattolin alla chitarra, omaggio a Federico Garcia Lorca meglio conosciuto come poeta ma fu in primis musicista con le “Canciones Antiguas”.  A seguire Maria Cecilia Berioli illustra il concetto portante dei concerti all’alba come ponte ideale tra figure illustri della storia perugina del passato e le eccellenze artistiche del presente. Oggi il protagonista è Perugino. Ad accompagnare le musiche di Ralph Vaughan Williams, che arrangia il tema rinascimentale dei Greensleeves, attribuito a Enrico VIII con una canzone scritta per la sua Anna Bolena (che poi fece decapitare) e le pagine di Ottorino Respighi, autore delle celebri Antiche arie e danze di corte che nel ‘900 ha voluto scrivere per liuto.  Il concerto si è concluso con danze rinascimentali composte da Massimo Scattolin, create appositamente per la formazione.

La rassegna ha dato spazio anche alla narrazione storica. La docente Stefania Petrillo, professoressa di Storia contemporanea dell’Università degli Studi di Perugia, ha introdotto la figura del Perugino nel contesto della sua riscoperta novecentesca. La storica ha illustrato come l’artista, celebrato nel Rinascimento e poi eclissato nei secoli successivi, sia tornato al centro dell’attenzione grazie al dibattito critico del XIX e XX secolo. La riflessione ha richiamato anche il celebre passo del romanzo Il fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello (pubblicato nel 1904), dove il protagonista Adriano Meis alias Mattia Pascal cita la sottile soglia tra Perugino e il suo allievo Raffaello, tema che ha attraversato la storiografia artistica.

“Il nonno m’aveva regalato quell’anellino a Firenze, uscendo dalla Galleria degli Uffizi, e sa perché? perché io, che avevo dodici anni, avevo scambiato un Perugino per un Raffaello. proprio così. in premio di questo sbaglio m’ebbi l’anellino, comprato a Ponte Vecchio. il nonno infatti riteneva fermamente, non so per quali sue ragioni, che quel quadro del Perugino dovesse invece essere attribuito a Raffaello”.

La voce della storia all’alba del Novecento riporta un Luigi Pirandello che affronta dei nodi cruciali della storia dell’arte: il complesso e affascinante rapporto tra il maestro di Città della Pieve e il suo allievo prodigio, quel «miracoloso Raffaello» celebrato da Giorgio Vasari rivelando una profonda consapevolezza critica del poeta, il quale, forte della sua amicizia con lo scrittore e critico d’arte messinese Ugo Fleres  con cui aveva condiviso un viaggio a Perugia nel 1893, si dimostrava straordinariamente aggiornato sui temi artistici dell’epoca. In seguito la fama del Perugino è stata spesso offuscata dalla luce abbagliante di Raffaello anche se  non è sempre stato così. A testimoniarlo è una lettera datata 8 novembre 1500, in cui il potente banchiere, mecenate e raffinato intenditore Agostino Chigi, interpellato dal padre sulla scelta dell’artista ideale per decorare la cappella di famiglia nella chiesa di Sant’Agostino a Siena, rispondeva senza esitazioni: Perugino. In quel momento, la gloria del maestro umbro era all’apice e non temeva rivali. A capo di due floride botteghe — una a Firenze e una a Roma —, Perugino stava ultimando i lavori nella Cappella Sistina e aveva appena concluso le celebri decorazioni del Nobile Collegio del Cambio a Perugia. L’unico vero “difetto”, agli occhi di Giorgio Vasari, era la sua origine non fiorentina: per il grande storiografo, il successo internazionale di un artista di provincia rappresentava quasi un’eccezione. Vasari, non privo di una certa asprezza, arrivò a definirlo «cervello di porfido» a causa della sua proverbiale ostinazione e della sua miscredenza. Eppure, riconosceva che la maniera del Perugino godeva di un fascino irresistibile, capace di attrarre in Italia artisti da Francia, Spagna e Germania desiderosi di apprenderla. 

Dopo l’eclissi di popolarità che ne appannò la fama tra il Seicento e il Settecento, fu l’Ottocento a segnare la sua grande riscoperta. I critici e artisti cosidetti “Puristi” videro nella sua pittura una fonte d’arte incontaminata e pura, un modello assoluto da imitare. Un critico influente dell’età vittoriana John Ruskin arrivò a scrivere nel 1845: «Datemi Perugino e Pinturicchio, e tenetevi tutti i Raffaello del mondo».

Con il secondo Rinascimento e il Risorgimento, la figura del Perugino si tinse di sfumature civili e patriottiche, entrando a pieno titolo nella narrazione dell’identità nazionale come “sommo genius loci”. Nel 1865 prese corpo l’idea di un monumento pubblico, un’iniziativa che rifletteva la tendenza nazionale a celebrare i propri illustri antenati nelle piazze d’Italia. Tra ritardi e accese polemiche sulla collocazione, l’opera fu finalmente inaugurata nel 1923, ma solo nel 1940 trovò giusta collocazione ai Giardini Carducci, dove la stele sembra dialogare naturalmente con quel paesaggio arioso e luminoso che pare uscito direttamente da uno dei suoi capolavori.

Come amava sottolineare Adolfo Venturi, il padre della storia dell’arte italiana, nell’arte di Perugino «la realtà si trasfigura in una visione serena e musicale», offrendo ancora oggi la possibilità di riscoprire le proprie radici e di ritrovare una limpida chiarezza formale nel presente.

La mattinata è proseguita con un’atmosfera sospesa tra passato e presente, dove la musica ha accompagnato la riscoperta delle radici artistiche della città e del suo maestro più celebre, con una nuova luce e tante curiosità in più.

Prossimi appuntamenti con la Musica di UmbriaEnsemble:
Domenica 23, ore 6.30, Perugia, Terrazza Mercato Coperto – I Concerti dell’Alba
Domenica 30, ore 6.30, Perugia, Terrazza Mercato Coperto – I Concerti dell’Alba
Martedì 8 Settembre, ore 21, Città di Castello, Chiesa di San Domenico “Das Musikalische Opfer” – 59° Festival delle Nazioni

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