Amnesty International: «Non restiamo in silenzio sulla tragedia Gaza»
di Antonella Valoroso
Il Chiostro di San Fiorenzo è gremito. Poi un applauso composto interrompe, per qualche secondo, il silenzio di un pubblico visibilmente commosso. A Perugia Amnesty International e l’associazione Ponte Solidale hanno scelto di continuare a tenere accesi i riflettori sulla tragedia di Gaza con una serata dedicata al documentario Put Your Soul on Your Hand and Walk, scritto, prodotto e diretto dalla regista iraniana Sepideh Farsi. L’iniziativa, ospitata dal Cinema Méliès – En Plein Air, ha trasformato la proiezione in un momento di riflessione collettiva sul diritto all’informazione, sulla tutela dei civili e sul valore della testimonianza.
Il titolo del documentario significa letteralmente Prendi in mano l’anima e cammina. È l’espressione con cui giornalisti e abitanti della Striscia di Gaza si salutano prima di uscire di casa, consapevoli del rischio quotidiano di non fare ritorno. Una frase che riassume il senso dell’intero film: il coraggio di continuare a raccontare la realtà anche quando ogni uscita può trasformarsi nell’ultima.
Il documentario nasce da quasi un anno di videochiamate tra Sepideh Farsi, residente a Parigi e impossibilitata a entrare nella Striscia di Gaza, e la giovane fotoreporter palestinese Fatma Hassouna. Attraverso questo dialogo a distanza prende forma il racconto della vita quotidiana sotto i bombardamenti: le immagini dei quartieri distrutti, la sofferenza della popolazione civile, soprattutto dei bambini, le difficoltà provocate dalla scarsità di cibo, acqua ed elettricità, ma anche la determinazione di continuare a documentare ciò che accade. Le conversazioni sono spesso interrotte dalla connessione internet instabile, ulteriore testimonianza delle condizioni in cui la giornalista è costretta a lavorare.
Il finale della vicenda rende il documentario un’opera dal valore storico oltre che cinematografico. Il 15 aprile 2025 Farsi comunica a Fatma che il film è stato selezionato per il Festival di Cannes. La giovane fotografa sogna di poter partecipare alla première. Il giorno successivo, il 16 aprile, viene uccisa insieme a nove membri della sua famiglia in un attacco aereo israeliano che colpisce la loro abitazione. Aveva appena compiuto 26 anni.
La storia di Fatma Hassouna assume un significato ancora più forte alla luce dei dati internazionali sulla sicurezza dei giornalisti.
L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (OHCHR) ha documentato l’uccisione di 211 giornalisti, giornaliste e professionisti della comunicazione nella Striscia di Gaza dal 7 ottobre 2023 al 2 maggio 2025, tra cui 28 donne.
La Federazione Internazionale dei Giornalisti (IFJ) ricorda inoltre che «nel solo 2025 Israele ha ucciso 56 professionisti dell’informazione», il dato più alto registrato al mondo per lo scorso anno. Informazioni richiamate anche nel corso della serata dagli organizzatori per sottolineare il prezzo pagato da chi continua a documentare il conflitto.
Prima della proiezione sono stati letti il comunicato di Amnesty International Italia e una lettera dell’associazione palestinese AOWA (Association of Women’s Action for Training & Rehabilitation), che descrive la quotidianità delle donne in Cisgiordania tra violenze dei coloni, demolizioni, sfollamenti forzati, restrizioni alla libertà di movimento e difficoltà di accesso alle cure sanitarie.
Nel corso della serata Amnesty International ha inoltre invitato il pubblico a sostenere la campagna per la liberazione del pediatra Hussam Abu Safiya, direttore dell’ospedale Kamal Adwan nella Striscia di Gaza occupata. Arrestato il 27 dicembre 2024, dal 3 giugno 2026 è detenuto in isolamento. Amnesty ricorda che questa misura supera il limite di 15 giorni consecutivi previsto dalle Regole Mandela delle Nazioni Unite e, per la sua durata, può costituire una violazione del divieto di tortura e di altri trattamenti crudeli, inumani o degradanti. La raccolta firme si è svolta al termine della proiezione ed è tuttora in corso.
Accanto alla proiezione cinematografica, alcune associazioni del territorio hanno allestito banchetti informativi e spazi dedicati al commercio equo. Ponte Solidale ha presentato libri e prodotti provenienti dalla Palestina – datteri, cous cous, saponi e altri articoli – realizzati in collaborazione con realtà come AOWA e PARC (Palestinian Agricultural Relief Committee)**, organizzazioni impegnate nello sviluppo rurale, nell’emancipazione femminile e nella promozione di un’economia sostenibile nei territori palestinesi occupati.
La serata perugina ha dimostrato come il cinema possa diventare uno strumento di documentazione e di partecipazione civile. Cinema, testimonianza e impegno hanno ribadito il ruolo essenziale dell’informazione e di chi continua a raccontare la guerra mettendo a rischio la propria vita. Di chi, ogni giorno, prende in mano la propria anima e continua a camminare.
Fonti di approfondimento
Amnesty International Italia: https://www.amnesty.it
Campagna per Hussam Abu Safiya: https://www.amnesty.it/appelli/gaza-liberta-per-il-dottor-hussam-abu-safiya/
Alto Commissariato ONU per i Diritti Umani (OHCHR): https://www.ohchr.org
Federazione Internazionale dei Giornalisti (IFJ): https://www.ifj.org
Regole Mandela delle Nazioni Unite: https://www.unodc.org
AOWA (Association of Women’s Action for Training & Rehabilitation): https://www.aowa.ps
PARC – Al Reef Fair Trade: https://www.alreeffairtrade.ps
Ponte Solidale : https://www.pontesolidale.it
Wanted Cinema (distributore italiano del documentario): https://wantedcinema.eu

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