Terni accelera, Perugia cresce meno: artigianato in ripresa!
📊 L’Umbria chiude il secondo trimestre 2026 con 347 imprese in più, ma cresce meno della media italiana. Terni segna +0,50%, Perugia +0,35%. Torna positivo l’artigianato, mentre nei dodici mesi la regione perde 1.122 imprese.
Il secondo trimestre torna in territorio positivo
La demografia d’impresa dell’Umbria torna a mostrare un saldo positivo nel secondo trimestre del 2026, ma il ritmo di crescita resta contenuto rispetto al quadro nazionale. Tra aprile e giugno sono state registrate 1.055 nuove iscrizioni e 708 cessazioni, con un saldo favorevole di 347 attività. Al termine del periodo, lo stock regionale raggiunge così quota 89.186 imprese.
Il dato restituisce un trimestre in ripresa, ma non modifica il quadro di debolezza che emerge dal confronto con il resto del Paese. Il tasso di crescita umbro si ferma infatti allo 0,39%, contro lo 0,56% registrato complessivamente in Italia.
Nella graduatoria regionale soltanto Sicilia, con lo 0,36%, e Basilicata, con lo 0,30%, presentano valori inferiori. L’Umbria si colloca quindi al terzultimo posto nazionale.
Ancora più evidente è la distanza rispetto alle altre regioni del Centro Italia. La macroarea registra complessivamente una crescita dello 0,64%, risultando la più dinamica del Paese. Il Lazio raggiunge lo 0,73%, la Toscana lo 0,60% e le Marche lo 0,51%.
In Italia oltre 32 mila imprese in più
Il quadro nazionale del secondo trimestre si chiude con 32.709 imprese in più. Le iscrizioni sono state 83.169, mentre le cessazioni hanno raggiunto quota 50.460, considerando i valori al netto delle cancellazioni d’ufficio. Lo stock complessivo arriva così a 5.823.863 attività.
A sostenere maggiormente l’espansione sono i comparti dei servizi e delle costruzioni. Manifattura e agricoltura mostrano invece una progressione più contenuta.
I numeri arrivano da Movimprese, l’analisi statistica trimestrale realizzata da Unioncamere e InfoCamere utilizzando i dati del Registro delle imprese delle Camere di commercio. La rilevazione consente di osservare iscrizioni, cessazioni, saldi, consistenza degli stock e tassi di crescita, offrendo anche confronti territoriali, settoriali e per forma giuridica.
Il saldo annuale resta negativo
Il risultato favorevole registrato tra aprile e giugno non è sufficiente a compensare quanto accaduto nell’arco dei dodici mesi. Confrontando il secondo trimestre del 2026 con quello del 2025, l’Umbria conta 1.122 imprese registrate in meno, pari a una riduzione dell’1,2% dello stock.
La flessione regionale risulta leggermente più marcata rispetto a quella nazionale, che nello stesso confronto si attesta all’1%. Il recupero primaverile rappresenta quindi un miglioramento congiunturale, ma non ha ancora recuperato la diminuzione maturata su base annua.
Il dato trimestrale e quello annuale descrivono dunque due dinamiche differenti. Da una parte aumentano le imprese tra aprile e giugno; dall’altra, osservando un periodo più ampio, il numero complessivo delle attività umbre continua a essere inferiore rispetto a dodici mesi prima.
Terni cresce più rapidamente di Perugia
All’interno della regione emergono differenze tra le province di Terni e Perugia. Nel Ternano sono state registrate 283 iscrizioni e 177 cessazioni, con un saldo positivo di 106 imprese. Il tasso di crescita raggiunge lo 0,50%, avvicinandosi alla media nazionale dello 0,56%.
La provincia di Perugia presenta invece il contributo numericamente più consistente alla crescita regionale. Le nuove iscrizioni sono state 772 e le cessazioni 531, per un saldo positivo di 241 attività. Il tasso di crescita si ferma però allo 0,35%.
Terni registra quindi la progressione percentuale più elevata, mentre Perugia produce il maggiore incremento in termini assoluti. Le due province contribuiscono entrambe al saldo positivo regionale, ma procedono con velocità differenti.
L’artigianato torna al segno più
Un altro elemento del trimestre riguarda le imprese artigiane umbre, che tornano a crescere dopo una lunga fase caratterizzata da una riduzione strutturale. Tra aprile e giugno sono state registrate 298 iscrizioni e 243 cessazioni, con un saldo positivo di 55 attività e un tasso di crescita dello 0,29%.
Il valore rimane inferiore alla media nazionale dell’artigianato, pari allo 0,43%, e anche rispetto ai risultati delle altre regioni del Centro. Il dato consente comunque al comparto umbro di chiudere il trimestre con un saldo positivo.
Anche nell’artigianato Terni mostra una crescita relativa superiore a Perugia. La provincia ternana registra 81 iscrizioni e 66 cessazioni, con 15 imprese in più e un incremento dello 0,33%. Nel Perugino le iscrizioni sono 217 e le cessazioni 177, con un saldo positivo di 40 attività e una crescita dello 0,27%.
Il quadro cambia nuovamente quando l’osservazione viene estesa ai dodici mesi. Tra giugno 2025 e giugno 2026, infatti, l’Umbria perde 447 imprese artigiane. Il risultato positivo dell’ultimo trimestre non è quindi sufficiente a compensare la contrazione annuale.
Cambiano le attività del comparto artigiano
Accanto alla variazione numerica emerge anche una trasformazione nella composizione dell’artigianato. Le attività tradizionali continuano a rappresentare una parte del settore, ma aumentano contemporaneamente professioni collegate ai servizi alla persona, alle tecnologie digitali e alle produzioni specializzate.
Tra il 2022 e il 2024, sul territorio nazionale, gli estetisti sono cresciuti del 7,7%, i tassisti del 5,8% e gli specialisti delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione del 5,4%. Nello stesso arco temporale i falegnami sono diminuiti del 7,1%, gli imbianchini dell’8,5% e i trasportatori dell’1,7%.
In Umbria l’andamento presenta caratteristiche differenti a seconda delle categorie. Gli artigiani estetisti sono passati da 579 a 615, con un aumento del 6,2%. I tassisti sono saliti da 78 a 80, pari al 2,6%, mentre i serramentisti sono cresciuti da 281 a 312, con un incremento dell’11%.
La riduzione interessa invece i falegnami, scesi da 279 a 263, con una flessione del 5,7%, e gli elettricisti, passati da 862 a 820, in calo del 4,9%. I trasportatori umbri seguono una dinamica opposta rispetto a quella nazionale e registrano una crescita del 5,1%.
Crescono le società di capitali
La trasformazione del sistema imprenditoriale regionale interessa anche la forma giuridica delle attività. Nel secondo trimestre del 2026 le società di capitali aumentano di 270 unità. Il confronto su base annua evidenzia una crescita ancora più consistente, pari a 637 imprese.
Le società di capitali rappresentano oggi il 29,53% delle imprese umbre, raggiungendo la quota più elevata della serie regionale. Nel 2016 il loro peso era pari al 22,16%. Nonostante l’incremento maturato negli anni, l’Umbria rimane al di sotto della media italiana, attualmente attestata al 34,2%.
La crescita di questa componente procede parallelamente alla riduzione delle imprese individuali. Nel confronto annuale sono 1.341 le imprese individuali in meno. Questa forma giuridica resta comunque la più diffusa sul territorio regionale, rappresentando il 48,93% del totale, un valore vicino al 49,31% nazionale.
I dati mostrano quindi un progressivo aumento del peso delle organizzazioni societarie più strutturate, mentre diminuisce quello delle attività intestate a una singola persona.
Giorgio Mencaroni: trimestre positivo, debolezza ancora presente
Il presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, Giorgio Mencaroni, distingue il risultato registrato negli ultimi tre mesi dalla tendenza che emerge osservando l’intero anno.
“I dati consegnano all’Umbria un trimestre positivo, ma invitano a distinguere il movimento dalla tendenza: 347 imprese in più rappresentano un recupero, mentre la perdita di 1.122 attività nell’arco di un anno segnala una debolezza ancora presente. Il punto non è soltanto aumentare il numero delle imprese, ma creare le condizioni perché quelle nuove superino i primi anni di vita, investano e producano occupazione stabile”.
Giorgio Mencaroni richiama anche l’aumento delle società di capitali, sottolineando come questo andamento indichi un graduale rafforzamento della struttura del sistema regionale, pur in presenza di una distanza ancora significativa dalla media italiana.
Il presidente della Camera di Commercio dell’Umbria evidenzia inoltre il ritorno alla crescita trimestrale dell’artigianato, un comparto che comprende oggi attività differenti rispetto al passato e che interessa anche nuovi consumi, servizi alla persona e competenze digitali.
“Sarebbe prematuro parlare di un’inversione duratura, perché il saldo annuale resta negativo, ma ignorare questa trasformazione significherebbe leggere l’economia umbra con categorie ormai insufficienti”.
Le differenze territoriali tra Terni e Perugia
Nella valutazione di Giorgio Mencaroni trovano spazio anche le differenti dinamiche delle province umbre. I risultati di Terni e Perugia indicano infatti che il recupero non procede con lo stesso ritmo sull’intero territorio regionale.
“Le differenze tra Terni e Perugia mostrano inoltre che la ripresa non procede ovunque alla stessa velocità e che le politiche di sostegno devono tenere conto delle diverse condizioni territoriali”.
Secondo Giorgio Mencaroni, l’attività della Camera di Commercio dell’Umbria deve accompagnare questa fase di trasformazione del sistema produttivo, sostenendo non soltanto la nascita delle imprese, ma anche il loro consolidamento.
“Il compito della Camera di Commercio è accompagnare questa evoluzione, aiutando le imprese non soltanto a nascere, ma soprattutto a diventare più solide, innovative e capaci di competere”.

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