Solidarietà ai colleghi Emilia-Romagna, chiesti chiarimenti alla Rai
📰 Assostampa Umbria aderisce alla protesta di Fnsi e dei Cdr Tgr per la mancata messa in onda del servizio sulla morte di Abderrahim Fakir a Bologna. Solidarietà ai colleghi dell’Emilia-Romagna e richiesta di tutela del diritto di cronaca e di informazione.
Assostampa Umbria aderisce alla protesta dei giornalisti Rai
L’Associazione Stampa Umbra ha espresso piena condivisione della protesta promossa dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana (Fnsi) e dai Comitati di redazione di numerose sedi regionali della Tgr Rai, dopo la decisione di non trasmettere il servizio giornalistico dedicato alla morte di Abderrahim Fakir, avvenuta durante un intervento di polizia nel quartiere Pilastro di Bologna.
L’associazione umbra ha manifestato il proprio sostegno al Cdr della Tgr Umbria, che ha espresso solidarietà ai colleghi dell’Emilia-Romagna, definendo la scelta della direzione della testata un episodio che incide sulla credibilità del servizio pubblico e sul diritto dei cittadini a essere informati.
Il servizio non trasmesso e le motivazioni della protesta
Secondo quanto riportato nel comunicato congiunto diffuso da Cdr Tgr Emilia-Romagna, Coordinamento Cdr Tgr Usigrai, Associazione Stampa Emilia-Romagna e Fnsi, il servizio era stato realizzato da un giornalista della redazione di Bologna e documentava la vicenda di Abderrahim Fakir attraverso immagini raccolte sul posto e già diffuse da numerose testate nazionali.
Il comunicato riferisce che la direzione avrebbe richiesto modifiche al servizio, tra cui l’eliminazione di alcune immagini e dell’espressione “intervento violento”. Il giornalista avrebbe scelto di ritirare la propria firma, mentre il servizio, inizialmente annunciato nei titoli del telegiornale, non sarebbe stato poi trasmesso integralmente durante l’edizione serale della Tgr Emilia-Romagna. Al suo posto sarebbe stata letta una breve notizia accompagnata da alcuni fotogrammi.
Le spiegazioni della direzione e le contestazioni
Nel documento viene riportato anche il punto di vista della direzione della Tgr, secondo cui il testo non sarebbe stato verificato secondo le procedure interne e il servizio sarebbe risultato privo della posizione della Questura di Bologna, oltre a contenere alcuni elementi ritenuti non adeguatamente verificati.
Le organizzazioni sindacali contestano questa ricostruzione, sostenendo che il testo fosse stato trasmesso al responsabile di turno nei tempi previsti e che la nota della Polizia fosse giunta successivamente alla chiusura del montaggio, potendo comunque essere letta in studio. Viene inoltre evidenziato che il materiale video raccolto dalla troupe regionale sarebbe stato successivamente utilizzato dal Tg1, mentre non sarebbe stato mostrato ai telespettatori della Tgr Emilia-Romagna.
Solidarietà dai Cdr di diverse regioni
Alla presa di posizione dell’Emilia-Romagna si sono aggiunte quelle dei Comitati di redazione della Tgr Lombardia, Liguria, Lazio, Marche e Campania, che hanno espresso solidarietà ai colleghi di Bologna e hanno definito la mancata trasmissione del servizio una decisione lesiva del diritto di cronaca, della dignità professionale dei giornalisti e dell’autorevolezza del servizio pubblico radiotelevisivo.
Le diverse rappresentanze sindacali sottolineano come il confronto editoriale faccia parte del normale lavoro giornalistico, ma ritengono che la scelta di non mandare in onda il servizio abbia privato i cittadini di un’informazione completa su un fatto di particolare rilievo.
Intervengono anche tre consiglieri di amministrazione Rai
Sulla vicenda sono intervenuti anche i consiglieri di amministrazione Rai Di Majo, Di Pietro e Natale, che hanno espresso preoccupazione per quanto accaduto. I tre consiglieri hanno chiesto all’Amministratore delegato della Rai di riferire al Consiglio di amministrazione, chiarendo le motivazioni che hanno portato alla mancata messa in onda del servizio e verificando il rispetto delle garanzie editoriali e professionali previste per i giornalisti del servizio pubblico. Secondo i firmatari della nota, episodi di questo tipo rischiano di incidere sull’autorevolezza della Rai e sul rapporto di fiducia con i cittadini.

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