Indagine della finanza a Terni dopo le denunce dei Rizzo
La Guardia di Finanza ha fatto il suo ingresso nella sede operativa della Ternana Calcio per dare esecuzione a un decreto di acquisizione documentale. L’operazione, coordinata dalla Procura della Repubblica di Terni sotto la guida del procuratore Antonio Laronga, si inserisce in un quadro investigativo complesso che mira a fare luce su presunte irregolarità gestionali avvenute in un arco temporale specifico e delicato per la compagine rossoverde. Al centro dell’attività degli inquirenti vi sono i faldoni contabili e amministrativi relativi al periodo compreso tra giugno 2024 e settembre 2025.
Il ruolo della famiglia Rizzo e le denunce
L’input investigativo che ha attivato i militari del nucleo di polizia economico-finanziaria deriva direttamente dagli esposti presentati dalla famiglia Rizzo. Queste denunce hanno squarciato il velo su una fase di transizione proprietaria caratterizzata da forti tensioni e zone d’ombra. Il focus delle fiamme gialle riguarda in particolare la gestione del club prima che il timone passasse ufficialmente nelle mani di Claudia Rizzo. L’imprenditrice romana, classe 2002, ha assunto la presidenza della società umbra nel settembre 2025, trovandosi a dover fronteggiare un’eredità amministrativa che oggi è finita sotto la lente d’ingrandimento della magistratura.
La gestione bloccata e le procure a vendere
Un segmento temporale di estremo interesse per gli inquirenti è quello che intercorre tra il 15 giugno e il 15 settembre. In quei mesi, secondo le ipotesi accusatorie, la Ternana si sarebbe trovata in una sorta di stallo operativo e decisionale. Formalmente la società restava sotto l’egida dei precedenti gestori, ma nei fatti questi ultimi risultavano privi di poteri reali. Tale situazione era scaturita dal rilascio di una procura a vendere a favore di soggetti ritenuti vicini a Massimo Ferrero. Questo vuoto di potere effettivo avrebbe facilitato operazioni su cui la Procura intende ora fare piena chiarezza per tutelare il patrimonio della società sportiva.
Indagati Massimo Ferrero e l’ex amministratore
Il registro degli indagati vede l’iscrizione di nomi di rilievo nel panorama calcistico e dirigenziale. Risultano sotto inchiesta Massimo Ferrero, già presidente della Sampdoria e operante come super consulente del club di via della Bardesca, e Tiziana Pucci, che ha ricoperto il ruolo di amministratore unico. Per entrambi l’ipotesi di reato formulata dai magistrati è quella di infedeltà patrimoniale. Si tratta di una fattispecie delittuosa che colpisce gli amministratori o le figure apicali che, agendo in conflitto di interessi, provocano intenzionalmente un nocumento economico alla società amministrata per avvantaggiare se stessi o terzi.
Le conseguenze legali e gli scenari futuri
L’infedeltà patrimoniale è un reato che il codice penale punisce con la reclusione da sei mesi a tre anni. Gli accertamenti tecnici sui documenti prelevati nella sede di Terni serviranno a verificare se siano stati effettivamente distratti fondi o se siano state compiute scelte gestionali mirate a danneggiare il club prima del cambio della guardia al vertice. Mentre la nuova proprietà targata Rizzo cerca di garantire la stabilità sportiva alla squadra, il fronte giudiziario prosegue il suo corso per accertare eventuali responsabilità personali dei soggetti coinvolti nella precedente catena di comando.

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