Casa canonica di Forcatura: trent’anni di abbandono

Casa canonica di Forcatura: trent'anni di abbandono

La comunità di Foligno firma per fermare il degrado

La casa canonica di Forcatura, frazione collinare nel comune di Foligno, giace in rovina da trent’anni. Mura pericolanti, tetto collassato, vegetazione infestante che ha preso il posto di chi un tempo animava quelle stanze. Un edificio che era cuore pulsante della vita comunitaria locale è diventato una ferita aperta nel paesaggio di uno dei lembi più integri dell’Umbria, affacciato sulla palude di Colfiorito.
Il sisma del 1997 spezzò la storia di quella struttura. Da allora, impalcature montate in fretta, qualche transenna e promesse che si sono accumulate nel tempo senza mai tradursi in azione concreta. Intanto le macerie si sono moltiplicate, il degrado ha accelerato e la preoccupazione dei residenti si è trasformata in allarme.

L’edificio che apparteneva al paese

La casa canonica era molto più di un semplice immobile ecclesiastico. Era il luogo delle feste paesane, dello stare insieme, dell’aggregazione spontanea che in un piccolo borgo di montagna vale doppio. Con sessanta abitanti rimasti, Forcatura è una comunità che sente ogni perdita in modo amplificato. E quella struttura diroccata, proprio nel centro del paese, pesa ogni giorno di più.
La proprietà è della parrocchia Maria Santissima Assunta di Colfiorito, ma la gestione delle pratiche amministrative e progettuali è in carico alla Diocesi di Foligno e Assisi. Ed è lì che le carte si sono arenate. Da circa un decennio il progetto di recupero risulta bloccato negli uffici diocesani, in attesa di finanziamenti che non arrivano, di bandi che non si aprono, di volontà politica che non si manifesta.

Il nodo burocratico che paralizza tutto

La svolta, almeno sulla carta, è arrivata di recente con il via libera della Soprintendenza all’eventuale abbattimento del fabbricato. Un passaggio tutt’altro che scontato per un edificio inserito in un contesto paesaggistico vincolato come quello della zona di Colfiorito. L’apertura dell’ente di tutela ha riaperto formalmente l’iter, rimesso in moto le pratiche e ridato ossigeno alla speranza di un intervento risolutivo.
Ma la realtà sul campo racconta un’altra storia. Nonostante le rassicurazioni dei tecnici sulla staticità residua del manufatto, la struttura peggiora di giorno in giorno. Le lesioni avanzano, il tetto ha ceduto ulteriormente e i materiali esposti alle intemperie da tre decenni si sfarinano progressivamente. Chi vive a Forcatura evita di avvicinarsi, tiene lontani i bambini, guarda con apprensione ogni temporale.

La petizione dei sessanta

Di fronte all’inerzia prolungata, una trentina di residenti — la metà esatta degli abitanti rimasti — ha deciso di passare dalle lamentele informali a un atto ufficiale. È stata redatta e firmata una istanza formale indirizzata a tutti i soggetti coinvolti nella vicenda: la diocesi, la parrocchia, il Comune di Foligno, la Soprintendenza e gli enti competenti in materia di ricostruzione post-sismica.
La richiesta ha un doppio binario: da un lato ottenere un quadro chiaro e aggiornato sullo stato dell’iter burocratico e sulle prospettive reali di finanziamento; dall’altro sollecitare interventi immediati di messa in sicurezza, indipendentemente dalle tempistiche del recupero strutturale definitivo. Perché aspettare il completamento delle pratiche per l’abbattimento o la ristrutturazione potrebbe richiedere altri anni, e nel frattempo il rischio per l’incolumità pubblica rimane concreto.

Trent’anni di promesse disattese

La vicenda di Forcatura non è un caso isolato nel panorama umbro. Il cratere del terremoto del 1997, che interessò in modo devastante l’area appenninica tra Foligno, Nocera Umbra e Camerino, ha lasciato dietro di sé decine di edifici incompiuti, pratiche mai chiuse, cantieri aperti e mai conclusi. La ricostruzione privata ha proceduto a ritmo più spedito, ma quella del patrimonio pubblico e ecclesiastico ha mostrato ritardi strutturali che ancora oggi pesano su comunità già provate dallo spopolamento.
Forcatura è emblematica in questo senso. Un borgo che resiste, che conta ancora sessanta abitanti nonostante la marginalità geografica e la carenza di servizi, ma che si trova a fare i conti con un centro paese sfregiato da un rudere pericoloso. La terrazza sulla palude di Colfiorito, come viene chiamata questa frazione per il panorama straordinario che offre, meriterebbe ben altro biglietto da visita.

Cosa chiedono i residenti

Il contenuto dell’istanza è preciso e pragmatico. I firmatari chiedono in primo luogo trasparenza sullo stato delle pratiche: quali passi sono stati compiuti dopo il via libera della Soprintendenza, quali fondi sono stati individuati o richiesti, quali sono i tempi previsti per una delibera definitiva. In secondo luogo, chiedono che vengano adottati nell’immediato tutti gli accorgimenti necessari a ridurre il rischio, compresa eventualmente una recinzione più efficace dell’area e una valutazione tecnica aggiornata della stabilità residua.
Dietro le firme ci sono famiglie che vivono a pochi metri da quelle mura. Anziani che ricordano com’era quella casa quando era viva. Qualche giovane che è rimasto o è tornato, e che vorrebbe poter guardare al centro del proprio paese senza trovare una rovina. La petizione non è un atto di ostilità, ma di necessità. Un villaggio che chiede di non essere dimenticato da chi dovrebbe averne cura.

Il patrimonio minore che scompare

La storia della casa canonica di Forcatura solleva una questione più ampia che riguarda tutto il patrimonio architettonico minore delle aree interne umbre. Chiese, canoniche, edifici civici e municipali danneggiati dai terremoti del 1979, 1997 e 2016 attendono ancora di essere restituiti alle comunità che li abitano. Le risorse del Piano di ricostruzione sono state spesso indirizzate verso i centri maggiori, lasciando in secondo piano i borghi più piccoli, proprio quelli dove la perdita di un edificio comunitario pesa di più. La diocesi di Foligno e Assisi gestisce un patrimonio edilizio considerevole e complesso, distribuito su un territorio vasto che include alcune delle zone più colpite dai sismi storici. Le risorse sono limitate, le priorità inevitabilmente gerarchiche. Ma trent’anni per un edificio pericolante nel centro di un borgo abitato rappresentano un tempo difficilmente giustificabile, qualunque sia la complessità procedurale. La firma di metà del paese è un segnale che non dovrebbe essere ignorato. Forcatura chiede risposte, e le chiede adesso.

 

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