Eletto a Roma con l’85% dei voti, succede a Davide Tizzano
Rossano Galtarossa guida la Federazione Italiana Canottaggio Eletto a Roma con l’85% dei voti, succede a Davide Tizzano
Il canottaggio italiano ha il suo nuovo timoniere. Rossano Galtarossa, padovano, 53 anni, quattro medaglie olimpiche e una carriera da dirigente costruita con la stessa determinazione mostrata in acqua, è stato eletto presidente della Federazione Italiana Canottaggio nel corso dell’Assemblea Straordinaria Elettiva tenutasi al Salone d’Onore del CONI a Roma il 21 marzo 2026.
Il verdetto delle urne non ha lasciato spazio a interpretazioni: 224 preferenze, pari all’85,1% dei consensi espressi. Gli altri due candidati, Marco Dodero e Renato Alberti, si sono fermati rispettivamente a 32 voti (12,1%) e 6 voti (2,2%). Una sola scheda bianca. Una vittoria netta, che consegna a Galtarossa un mandato ampio e inequivocabile.
Una vittoria costruita sull’eredità di Tizzano
La convocazione dell’assemblea in forma straordinaria nasce da una circostanza dolorosa. Galtarossa raccoglie il testimone da Davide Tizzano, scomparso il 29 dicembre 2025. Durante i lavori assembleari, la federazione ha voluto ricordare anche altri campioni olimpici venuti a mancare nell’ultimo anno: Giuseppe Moioli, medaglia d’oro a Londra 1948, e Bruno Cipolla, oro ai Giochi di Città del Messico 1968. Un momento di raccoglimento che ha scandito il passaggio di consegne con la solennità che la circostanza richiedeva.
Nel discorso di insediamento, il neo-presidente ha rivolto un pensiero esplicito al predecessore: «Dedico questa elezione alla mia famiglia, alla Canottieri Padova e naturalmente a Davide Tizzano, la cui preziosa eredità di atleta e dirigente di successo continuerà ad accompagnarci». Parole che non suonano come formula di rito, ma come impegno programmatico.
Il campione che conosce ogni centimetro dell’acqua
Chi è Rossano Galtarossa lo sanno bene gli appassionati di canottaggio, ma vale la pena ripercorrere una carriera che non ha paragoni nella storia dello sport azzurro su acqua. Nato a Padova il 6 luglio 1972, è il canottiere italiano più medagliato ai Giochi Olimpici e al tempo stesso il più presente, avendo partecipato a sei edizioni consecutive da Barcellona 1992 fino a Londra 2012.
Il palmarès parla una lingua senza ambiguità: oro a Sydney 2000 nel 4 di coppia, argento a Pechino 2008 nella stessa specialità, bronzo a Barcellona 1992 nel 4 di coppia e bronzo ad Atene 2004 nel doppio. A questi si aggiungono cinque titoli mondiali assoluti — quattro nel 4 di coppia (1994, 1995, 1997, 1998) e uno juniores nel doppio (1990) — oltre a due argenti e tre bronzi iridati. In ambito nazionale, oltre venti titoli italiani, di cui cinque consecutivi nel singolo Senior.
Una carriera che ha trasformato un ragazzo di Padova nel simbolo di un’intera generazione del canottaggio tricolore.
Da atleta a dirigente: il percorso oltre i remi
Il ritiro dall’attività agonistica non ha significato per Galtarossa un distacco dal mondo dello sport. Al contrario, ha avviato un processo di riconversione professionale che oggi lo vede Direttore Generale della Canottieri Padova, struttura in cui gestisce personale, relazioni con soci e fornitori, pianificazione delle attività sportive in sinergia con il direttivo.
Parallelo a questo ruolo operativo, ha sviluppato una vocazione accademica: da quattro anni è professore a contratto presso l’Università di Padova, Facoltà di Scienze Motorie, dove insegna il corso di “Diritto e Organizzazione”. Lo sport, in questa traiettoria, è diventato strumento di formazione: Galtarossa collabora con aziende private per approfondire tematiche legate al lavoro di squadra, alla pianificazione degli obiettivi e al ricambio generazionale, usando la metafora sportiva come chiave di lettura del mondo produttivo.
All’inizio del 2024 ha completato la propria formazione con la qualifica di coach professionista — comunemente definito mental coach — conseguita presso l’associazione nazionale A.Co.I., attivando da allora consulenze rivolte ad atleti di diverse discipline.
Il ruolo in federazione e nel sistema sportivo veneto
Il percorso dirigenziale all’interno delle istituzioni sportive è solido e documentato. Membro di Giunta del CONI Veneto dal marzo 2017, nel 2021 è diventato Vice Presidente del Comitato Regionale. Fa parte del Consiglio di Amministrazione di Assindustria Sport, la società che organizza la Maratona di Padova e il Meeting di Padova — due degli eventi atletici più importanti del calendario veneto.
In ambito federale, il suo coinvolgimento istituzionale risale al 2013: Consigliere Nazionale FIC in quota società dal 2013 al 2016. Poi, dal 24 novembre 2024, Consigliere FIC e High Performance and Sport Director, ruolo che lo ha portato a lavorare dall’interno sulla struttura tecnica e organizzativa della federazione. Una preparazione al vertice tutt’altro che improvvisata.
In parallelo, ha continuato a esercitare il ruolo di speaker sportivo per competizioni nazionali e internazionali di canottaggio, nonché di commentatore tecnico per Discovery Plus/Eurosport durante gli Europei 2018 e i Giochi Olimpici di Tokyo 2020 e Parigi 2024 — dove la sua lettura delle gare ha raggiunto un pubblico televisivo ampio.
Le priorità del triennio: atleti e società al centro
Nel discorso pronunciato dopo l’elezione, Galtarossa ha tracciato con chiarezza le coordinate del mandato: «Atleti e società continueranno a essere al centro dell’azione federale per un canottaggio sempre più inclusivo, meritocratico e trasparente». Tre aggettivi che, al di là della consuetudine retorica, indicano una precisa direzione di marcia: apertura verso i margini del movimento, valorizzazione del merito come criterio di selezione, leggibilità delle scelte federali.
«Ringrazio tutti i dirigenti, i tecnici e gli atleti presenti qui a Roma per questo riconoscimento così ampio — ha aggiunto — che da un lato mi onora e dall’altro mi investe di ulteriore responsabilità per le iniziative che la Federazione assumerà nel prossimo triennio».
La percentuale ottenuta al voto — oltre quattro delegati su cinque — trasforma queste parole in un mandato politico reale, non in una maggioranza di stretta misura da dover negoziare giorno per giorno.
L’uomo che porta lo sport dentro l’università
C’è un elemento della biografia di Galtarossa che distingue la sua figura dai profili dirigenziali più consueti: la scelta di portare l’esperienza sportiva dentro le aule universitarie e dentro le sale riunioni delle aziende. Insegnare diritto e organizzazione a Padova, formare manager sul valore del lavoro di squadra, affiancare atleti come mental coach: sono attività che costruiscono un’identità composita, difficilmente riducibile all’etichetta dell’ex campione riciclato in funzionario federale.
È anche Presidente della Giuria Tecnica del Premio Letterario Sportivo “Memo Geremia”, a testimonianza di un interesse per la narrazione e la cultura sportiva che va oltre la sola pratica. Tutto questo contribuisce a delineare un presidente che conosce lo sport dall’interno — dai remi, dalla panchina, dalle aule, dal microfono — e che arriva alla guida della FIC con una visione articolata e non monodimensionale.
Un’istituzione che guarda al futuro
La Federazione Italiana Canottaggio si presenta ai nastri di partenza del nuovo corso con un ricco patrimonio di risultati internazionali e una tradizione tecnica riconosciuta a livello mondiale. Galtarossa eredita una struttura solida, ma anche la responsabilità di gestire la transizione dopo la perdita improvvisa di Tizzano, che aveva segnato con la sua presidenza un’epoca significativa del canottaggio tricolore.
Il margine di consenso con cui il nuovo presidente è stato investito del ruolo offre le condizioni politiche per lavorare con continuità. Il triennio che si apre sarà quello che precede i Giochi Olimpici di Los Angeles 2028: un orizzonte esigente, che richiede programmazione tecnica rigorosa, gestione efficiente delle risorse e capacità di attrarre i giovani verso una disciplina che, fuori dai cicli olimpici, fatica a conquistare visibilità mediatica stabile.
Rossano Galtarossa ha vinto sei volte la sfida dell’Olimpiade come atleta. Ora la sfida è diversa, più silenziosa, più complessa. Ma la traiettoria che ha percorso negli ultimi vent’anni suggerisce che l’ha preparata con la stessa cura con cui, un tempo, preparava ogni regata.

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