Foibe, memoria viva nel Giorno del Ricordo a Perugia

Cerimonia partecipata al parco Vittime delle Foibe a Perugia

La cerimonia del Giorno del Ricordo si è svolta questa mattina al parco Vittime delle Foibe di Madonna Alta, dove Comune di Perugia, Prefettura e istituzioni del territorio hanno deposto una corona d’alloro in memoria delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano‑dalmata. Un momento solenne, partecipato da rappresentanti di Comune, Provincia, Regione, forze dell’ordine, vigili del fuoco, Comitato 10 Febbraio e Società di studi fiumani, insieme a numerosi consiglieri comunali di maggioranza e opposizione.

Il prefetto: “Ricordare per impedire che accada ancora”

Nel suo intervento, il prefetto ha richiamato il significato profondo della giornata, ricordando come l’esodo giuliano‑dalmata non fu una migrazione volontaria, ma una fuga forzata dalla violenza, un abbandono imposto con brutalità. Ha sottolineato che molte delle persone costrette a lasciare le proprie case subirono anche una “damnatio memoriae”, vedendosi negata lingua, tradizioni e identità. Ha ricordato inoltre che non sempre gli esuli furono accolti come avrebbero meritato, nonostante numerosi episodi di solidarietà. “Ricordare – ha affermato – significa impedire che ciò che è accaduto possa ripetersi”.

“Una migrazione della paura”: il richiamo alla storia

Nel corso della cerimonia è stato evidenziato come l’esodo giuliano‑dalmata rappresenti una migrazione della paura, diversa da quelle dettate dalla ricerca di un futuro migliore. Le persecuzioni e il clima di terrore instaurato nel dopoguerra spinsero migliaia di persone a lasciare le loro terre per salvarsi.

La Regione: “Ferite ancora aperte, la memoria serve anche a questo”

Il rappresentante della Regione Umbria ha ricordato come nel 2004 la Repubblica abbia riconosciuto ufficialmente quella ferita nazionale, restituendo dignità a una pagina troppo a lungo taciuta. Ha riportato la testimonianza di una donna nata a Fiume, che ancora oggi vede indicata “Croazia” nel proprio certificato di nascita, nonostante la legge italiana preveda diversamente. “Ci sono ferite che non si sono ancora rimarginate – ha detto – e giornate come questa servono a mantenere viva l’attenzione e a ricordare ciò che resta da fare”.

La Società di studi fiumani: “Foibe ed esodo, due facce della stessa repressione”

Il presidente della Società di studi fiumani ha ricordato che la normativa italiana stabilisce che nei documenti degli esuli nati nei territori ceduti non debbano comparire indicazioni di Stati esteri. Ha poi ricostruito il legame tra foibe ed esodo, definendo le prime come l’espressione più brutale di una repressione generalizzata contro chiunque fosse considerato “nemico del popolo”. Ha ricordato l’onnipotenza della polizia politica jugoslava e il clima di delazione che rese impossibile la vita quotidiana, citando anche un episodio familiare per descrivere la disperazione di chi fu costretto a partire.

“La memoria è un dovere civile”: il richiamo finale

Nel suo intervento conclusivo, un rappresentante istituzionale ha invitato a riflettere sul senso della giornata, sottolineando come i confini – spesso teatro di conflitti – siano anche luoghi dove l’integrazione è possibile e naturale. Ha ricordato le parole del presidente Ciampi nella prima celebrazione del Giorno del Ricordo nel 2005: “Questi drammatici avvenimenti devono essere radicati nella nostra memoria e spiegati alle nuove generazioni”. Un monito ancora attuale, che richiama alla responsabilità collettiva di custodire la memoria e trasmetterla, affinché tragedie simili non si ripetano.

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