Imprenditorialità umbra guida la crescita con nuovi primati 2025

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Todi e Montefalco trainano l’Umbria mentre Norcia domina la classifica

La nuova edizione dello Scettro dell’Imprenditorialità ridisegna la mappa economica dell’Umbria, confermando alcune leadership storiche e introducendo nuovi equilibri tra i territori. L’analisi, basata sul numero di imprese attive ogni 100 abitanti al 31 dicembre 2025, restituisce una fotografia nitida della vocazione produttiva dei comuni umbri, evidenziando differenze marcate tra aree contigue e realtà demograficamente simili.

I numeri che definiscono la vocazione produttiva

Il criterio adottato, semplice ma rivelatore, considera esclusivamente le imprese attive, cioè quelle realmente operative e non solo registrate. Su 90.231 aziende iscritte al Registro delle Imprese, sono 77.777 quelle effettivamente in attività: è su questo perimetro che si misura la capacità dei territori di generare valore economico e occupazione.

Nel 2025 l’Umbria conferma una densità imprenditoriale pari a 9,1 imprese ogni 100 abitanti, superiore alla media nazionale di 8,5. Un divario non enorme ma costante, che testimonia una struttura economica regionale dinamica, capace di mantenere una propensione all’iniziativa privata più elevata rispetto al resto del Paese.

Todi resta al vertice tra i comuni oltre i 10mila abitanti

Nella fascia demografica più ampia, quella dei comuni sopra i 10mila residenti, Todi si conferma al comando con 12 imprese attive ogni 100 abitanti, distanziando in modo netto Castiglione del Lago (10,4), Assisi e Orvieto (10,1). Seguono Bastia Umbra (9,9), Gubbio e Città di Castello (9,8), mentre Gualdo Tadino e Marsciano si attestano a 10,6. Chiude la top ten Umbertide con 9 imprese ogni 100 abitanti.

In fondo alla graduatoria si collocano San Giustino (6,9), Amelia (7,9), Magione (8,0), Terni e Corciano (8,2). Perugia, pur essendo il capoluogo, si posiziona al 13° posto con 8,6 imprese ogni 100 abitanti.

Il divario tra Todi e San Giustino sfiora il 74%, segno di una distanza strutturale nella capacità di generare iniziativa economica. Anche il confronto tra i due capoluoghi è significativo: Perugia supera Terni solo del 4,9%.

Montefalco conquista il primato tra 5mila e 10mila abitanti

La fascia intermedia registra un cambio al vertice: Montefalco sale al primo posto con 13,3 imprese attive ogni 100 abitanti, superando Gualdo Cattaneo (12), che aveva detenuto il primato per un decennio. La crescita di Montefalco, già evidente nel 2024, trova ora piena conferma.

Alle loro spalle si collocano Nocera Umbra, Trevi e Panicale (tutte a 9,9), seguite da Spello (9,4). In coda Passignano sul Trasimeno (7,8) e Città della Pieve (8,5). Anche qui il divario è marcato: Montefalco presenta una vocazione imprenditoriale superiore di oltre il 70% rispetto al comune fanalino di coda.

Norcia domina la nuova fascia 2mila-5mila abitanti

La novità dell’edizione 2025 è l’introduzione della categoria dedicata ai comuni tra 2mila e 5mila residenti, pensata per evitare le oscillazioni tipiche dei centri più piccoli. In questa fascia Norcia conquista lo Scettro con 15,1 imprese ogni 100 abitanti, il valore più alto registrato in tutta la regione.

Seguono Massa Martana (13,2), Cascia (12,3), Giano dell’Umbria (12,1), Collazzone e Valfabbrica (11,8). In coda si trovano diversi comuni del Ternano: Attigliano (6), San Gemini (6,7), Stroncone (7,6), Castel Viscardo (7,9), oltre a Sigillo (12,6) nel Perugino.

Una geografia economica che cambia ma conferma i suoi poli

La distribuzione della densità imprenditoriale mostra un’Umbria policentrica, dove alcuni territori consolidano la loro vocazione produttiva, mentre altri faticano a tenere il passo. Todi, Montefalco e Norcia emergono come poli di riferimento, capaci di esprimere una vitalità economica superiore alla media regionale e nazionale.

La nuova edizione dello Scettro dell’Imprenditorialità non solo aggiorna una classifica, ma racconta l’evoluzione di un tessuto economico che continua a trasformarsi, comune per comune, mantenendo al centro la capacità di fare impresa come motore di sviluppo.

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