Occupazione femminile spinge la crescita economica in Italia

Occupazione femminile spinge la crescita economica in Italia

A Perugia nuove strategie per ridurre il divario di genere

L’economia italiana si trova di fronte a un paradosso strutturale che limita il potenziale produttivo del Paese: il talento delle donne resta ancora troppo spesso ai margini del circuito produttivo. I dati più recenti delineano una realtà complessa, dove il tasso di impiego delle donne si attesta appena al 57,4%, segnando un distacco di quasi dieci punti percentuali rispetto alla controparte maschile. Questo scenario è stato il fulcro del dibattito svoltosi questa mattina a Perugia, durante il forum “Competitività significa Parità”, ospitato presso il Centro Congressi della Camera di Commercio dell’Umbria.

Una fotografia del lavoro tra dimissioni e precarietà

L’analisi dei flussi occupazionali rivela criticità profonde nel sistema di conciliazione tra carriera e vita privata. Nel corso dell’ultimo biennio, su un totale di 100mila abbandoni volontari dal posto di lavoro, ben 70mila hanno riguardato lavoratrici. Questo dato evidenzia come la gestione dei carichi familiari ricada ancora in modo sproporzionato sulle donne, costringendole a rinunciare alla propria autonomia professionale.

A questo si aggiunge la piaga del part-time involontario, che coinvolge il 30% delle occupate, quota che schizza drasticamente al 60% tra le madri under 35. Si tratta di una flessibilità subita più che scelta, che incide pesantemente sulla stabilità economica e sulle prospettive pensionistiche future.

Il progetto PAGINA e la spinta alla certificazione

Per invertire questa rotta, l’Umbria ha attivato strumenti concreti come il progetto PAGINA. L’iniziativa, sostenuta dal Ministero del Lavoro, punta a traghettare le imprese verso la certificazione della parità di genere UNI/PdR 125:2022. Giorgio Mencaroni, alla guida dell’ente camerale, ha ribadito come l’equità non sia solo un dovere etico, ma un fattore di competitività. Sebbene le aziende a guida femminile siano state le prime a recepire questa necessità, la sfida attuale è coinvolgere l’intero tessuto produttivo, rendendo strutturale un modello organizzativo inclusivo.

Il percorso formativo ha già riscosso un successo significativo nel territorio umbro, dimostrando che esiste una parte sana dell’imprenditoria pronta a scommettere sulla trasparenza retributiva e sulla tutela della genitorialità come leve di sviluppo.

Politiche regionali e prospettive legislative europee

L’istituzione regionale sta giocando un ruolo attivo attraverso l’aggiornamento delle norme vigenti. Simona Meloni, assessora alle Politiche di parità, ha confermato la volontà di rivisitare la legge del 2015 per renderla più aderente alle sfide attuali, collaborando con istituti come Inps e Inail per rafforzare la protezione del lavoro delle donne. L’obiettivo è chiaro: garantire l’indipendenza economica per assicurare una parità che non sia solo formale, ma sostanziale.

Parallelamente, il quadro normativo nazionale si prepara a un cambiamento decisivo con il recepimento della direttiva europea sulla trasparenza delle retribuzioni, previsto per il prossimo giugno. Questo strumento sarà fondamentale per combattere il gender pay gap, ovvero quella differenza di salario che penalizza le donne a parità di mansione.

Modelli organizzativi e traguardi verso il 2026

Il dibattito ha messo in luce come le aziende già certificate, tra cui spiccano eccellenze industriali di Terni come la Tarkett, abbiano riscontrato benefici tangibili nel clima aziendale e nella produttività. Rosita Garzi, Consigliera di Parità regionale, ha evidenziato come i fenomeni di segregazione orizzontale e verticale possano essere superati solo attraverso una revisione dei processi di governance.

A livello nazionale, i risultati sono incoraggianti: l’obiettivo europeo fissato per il 2026 prevedeva 3.000 enti certificati, ma l’Italia ha già superato quota 12.300. Questo dinamismo conferma che la strada verso un’economia più giusta è tracciata. Come sottolineato in chiusura da Federico Sisti, segretario generale dell’ente camerale, l’Umbria e l’Italia intera sono pronte a compiere quel salto di qualità necessario per costruire una società sostenibile, dove il merito non sia più condizionato dal genere.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*