Proteste diffuse, studenti e lavoratori uniti contro la guerra
Le piazze italiane si sono animate oggi, 22 settembre, con lo sciopero generale indetto dai sindacati di base e sostenuto da numerose realtà sociali e politiche. La manifestazione ha trovato ampio seguito anche in Umbria, dove sono state coinvolte oltre cinquanta aziende in due giorni, con lavoratori pronti a fermare la produzione per esprimere contrarietà alle politiche di guerra e per ribadire la richiesta di pace in Medio Oriente.
Secondo quanto diffuso in un comunicato di Sinistra Italiana Perugia, la mobilitazione assume un significato profondo: denunciare il conflitto in corso e il mancato impegno del governo italiano nell’invio di aiuti a Gaza. Dal porto di Genova agli atenei, fino ai luoghi di lavoro, cresce una rete di solidarietà che unisce studenti, docenti e operai nella richiesta di interrompere ogni complicità con Tel Aviv.
Al centro delle proteste c’è il rifiuto del traffico di armi e la richiesta che le risorse statali vengano destinate non al riarmo ma a sanità, scuola, trasporti e servizi pubblici. I promotori dello sciopero accusano l’Italia di finanziare in modo rilevante il sostegno militare a Israele, alimentando un conflitto che, secondo i manifestanti, si traduce in un vero e proprio genocidio ai danni della popolazione palestinese.
Le immagini arrivate dalle piazze mostrano striscioni, assemblee e cortei che scandiscono lo slogan “Stop al genocidio”, mentre prosegue in mare la missione di una flottiglia di attivisti che trasporta circa cinquanta tonnellate di aiuti, quasi l’equivalente dell’80% del sostegno inviato finora dallo Stato italiano.
“Non c’è più tempo”, ribadiscono i promotori, che chiedono all’Italia di prendere posizione, come già fatto da altri Paesi europei, e di scegliere la via del dialogo invece che quella delle armi.

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