Un piano per coinvolgere i cittadini nel futuro di Perugia
PERUGIA, 17-02-2026 – Il dibattito sul futuro del welfare regionale si accende nel cuore dell’Umbria, dove l’associazione culturale Umbrialeft ha dato vita a un confronto serrato sulle prospettive della cura e dell’assistenza medica. Al centro della discussione, svoltasi lunedì 16 febbraio presso il circolo La Piroga, vi è la ferma volontà di ribaltare l’attuale paradigma gestionale per riportare il diritto alla salute sotto l’egida di un sistema pubblico, universale e profondamente radicato nel territorio. Il coordinatore dell’evento, Raniero D’Amuri, ha aperto i lavori sottolineando come la qualità dell’accesso alle cure non possa prescindere da un coinvolgimento diretto della cittadinanza e delle parti sociali, specialmente in una fase delicata come quella della stesura del nuovo Piano socio-sanitario regionale.
L’iniziativa, come riporta il comunicato stampa di Nicola Torrini di Avi News – intitolata “Decidere insieme la sanità dell’Umbria”, ha visto la partecipazione di un parterre tecnico e politico di alto profilo. La tesi sostenuta con forza dagli esponenti di sinistra è la necessità di avviare un processo inverso rispetto alle esternalizzazioni degli ultimi decenni. L’obiettivo dichiarato è quello di una progressiva riacquisizione dei servizi ceduti ai privati, puntando a una “ripubblicizzazione” che non sia solo formale, ma sostanziale. In questa visione, la sanità viene intesa come un “bene comune” che deve sfuggire alle logiche di mercato per rispondere esclusivamente ai bisogni epidemiologici della popolazione. Per fare ciò, Umbrialeft propone di restituire dignità e potere propositivo ai consigli comunali, trasformandoli in presidi di programmazione e controllo che possano vigilare sull’efficacia delle prestazioni erogate nelle singole comunità.
Un punto critico emerso durante gli interventi tecnici, in particolare quello della dottoressa Rossella Brasacchio, riguarda la gestione del personale sanitario. L’Umbria si trova in una situazione paradossale: mentre i poli universitari di eccellenza di Perugia e Terni formano professionisti di alto livello, molti di questi giovani laureati scelgono di esercitare fuori regione a causa di condizioni contrattuali o prospettive di carriera meno stimolanti. Questa emorragia di competenze aggrava il problema delle liste d’attesa, che ormai rappresentano la principale barriera tra il cittadino e il suo diritto alle cure. La soluzione proposta non risiede nel “comprare” prestazioni da centri privati accreditati, ma nell’investimento diretto in nuove assunzioni che permettano alle strutture pubbliche di operare a pieno regime, garantendo continuità e qualità assistenziale.
A supporto della necessità di un piano straordinario di investimenti sono stati presentati i dati del censimento Agenas 2025 relativi allo stato delle tecnologie mediche in regione. I numeri descrivono un panorama preoccupante: le apparecchiature delle strutture pubbliche umbre sono mediamente più vecchie di quelle in dotazione ai privati. Una risonanza magnetica in un ospedale pubblico ha mediamente dieci anni di vita, contro i poco più di cinque anni delle cliniche non accreditate. Lo stesso divario si riscontra nelle TAC, dove la tecnologia pubblica accusa un ritardo di quasi cinque anni rispetto a quella privata. Questa obsolescenza tecnologica non solo penalizza l’accuratezza diagnostica, ma spinge inevitabilmente l’utenza verso il settore privato, creando una sanità a due velocità basata sulla capacità economica del singolo individuo.
La discussione ha poi toccato aspetti strutturali fondamentali per la tenuta del sistema. Lucio Caporizzi ha analizzato la sostenibilità economica dell’intero comparto, evidenziando come la mancanza di finanziamenti certi metta a rischio l’equità del servizio. Parallelamente, Osvaldo Fressoia ha illustrato il modello delle Case di Comunità, viste come l’unica reale alternativa per decongestionare i grandi ospedali e offrire una prima risposta sanitaria di prossimità. L’approccio è stato integrato dalle riflessioni di Attilio Solinas sulla creazione di reti specialistiche regionali, indispensabili per gestire le cronicità e le patologie tempo-dipendenti con protocolli uniformi. Infine, Dorotea Verducci ha posto l’accento sui servizi di riabilitazione e sui consultori, settori spesso considerati marginali ma vitali per la tutela delle fasce più fragili della popolazione, specialmente nell’età evolutiva.

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