Iran, accordo vicino ma i veri nodi restano irrisolti

L’analisi di Keshavarzian dal prestigioso ateneo di New York

L’analisi di Keshavarzian dal prestigioso ateneo di New York

Washington e Teheran si trovano in una fase cruciale dei negoziati per terminare il conflitto regionale iniziato a febbraio, ma secondo gli esperti restano numerosi ostacoli sulla strada verso un’intesa definitiva e duratura. Arang Keshavarzian, docente di Studi Mediorientali e Islamici presso la New York University e autore di un recente volume sulla storia delle dinamiche regionali nel Golfo Persico, ha illustrato a più riprese come la situazione sia complessa e ancora lontana da una soluzione comprensiva.

Negoziati frammentari su un accordo quadro

Secondo il professor Keshavarzian, le due nazioni non sono mai state così vicine a raggiungere un’intesa capace di fermare il conflitto, anche se è importante mantenere cautela. Il quadro negoziale attuale si basa su misure iniziali che potrebbero consentire il cessate il fuoco senza però risolvere le questioni di fondo che hanno alimentato lo scontro. L’accordo quadro in discussione sembra ruotare attorno alla progressiva riapertura dello stretto di Hormuz e al superamento del blocco imposto a Teheran, due risultati che potrebbero realizzarsi indipendentemente da un accordo globale sul programma nucleare iraniano.

Tuttavia, molti aspetti procedurali rimangono ancora nebulosi. Non è ancora chiaro come verrà amministrato lo stretto di Hormuz, quale sarà il ruolo di paesi quali l’Oman, se l’attuale amministrazione iraniana continuerà a governare, o quali pedaggi e tariffe verranno applicate al traffico marittimo. Teheran ha comunque dimostrato nel tempo di possedere la capacità di controllare il passaggio semplicemente attraverso l’aumento dei premi assicurativi per le compagnie di navigazione, una leva che limita effettivamente il commercio mondiale senza ricorrere a azioni militari dirette.

I nodi irrisolti del conflitto regionale

Le questioni sostanziali che hanno originato la guerra vengono sistematicamente rinviate a negoziati successivi e a un’intesa più comprensiva. Il programma nucleare iraniano, le sanzioni economiche internazionali contro Teheran e la competizione geopolitica per l’influenza regionale rappresentano temi estremamente complicati. Risolvere questi argomenti richiede meccanismi negoziali sofisticati e significativi compromessi reciproci da parte di entrambi gli attori.

La fiducia tra le due potenze rimane precaria. I vertici iraniani hanno progressivamente ridotto il loro livello di fiducia negli Stati Uniti rispetto agli anni passati, mentre contemporaneamente hanno aumentato la loro capacità di pressione su Washington. D’altro canto, gli Stati Uniti mantengono profonde diffidenze verso Teheran e devono contemporaneamente fare i conti con le richieste di Israele affinché non vengano concesse troppe agevolazioni all’Iran.

Il ruolo determinante dei prezzi energetici

I mercati energetici globali stanno esercitando una pressione notevole sui responsabili politici di entrambi i paesi. Sebbene i prezzi del petrolio abbiano subito aumenti significativi sin da febbraio, analisti e investitori temono che il protrarsi della situazione di stallo – una sorta di limbo tra guerra e pace che mantiene Hormuz sostanzialmente interdetto – possa causare ulteriori rialzi nei prossimi periodi. Questa dinamica economica incrementa sensibilmente la pressione sugli amministratori americani e in particolare sulla presidenza Trump da molteplici angolazioni. Le prossime elezioni di metà mandato potrebbero inoltre limitare drasticamente lo spazio di manovra politica dell’amministrazione dal 2026 in poi.

La ricerca di simboli di vittoria

Sia l’amministrazione Trump che la leadership iraniana desiderano evitare il ritorno alla guerra intensa, ragione per cui il fragile cessate il fuoco regge al momento. Washington non dispone di opzioni di escalation convenienti, mentre Teheran ha subito danni economici e sociali rilevanti che rendono la popolazione stanca del conflitto. Entrambe le parti tuttavia continuano a ragionare secondo logiche di conflitto, poiché ciascun governo necessita di poter rivendicare una forma di vittoria dinanzi alle proprie opinioni pubbliche interne.

Per la Repubblica islamica la posta in gioco ha caratteri essenziali e identitari. Avendo resistito agli obiettivi massimalisti di Stati Uniti e Israele – il cambio di regime, l’abbandono del programma nucleare e la rinuncia ai missili – l’Iran si trova ora nella posizione di negoziare un accordo che impedisca aggressioni future e consenta il recupero di risorse economiche necessarie alla ricostruzione interna e alla riduzione delle tensioni sociali che avevano spinto la popolazione alle proteste gennaio scorso.

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