Factory Fest 2025, arti e comunità tra città umbre

Factory Fest si trasforma e rinnova le arti performative in Umbria

Danza, musica e teatro per un festival diffuso in Umbria

Factory Fest prende ufficialmente forma e si prepara a diventare il nuovo punto di riferimento per le arti performative in Umbria. Dal 2 al 5 ottobre e nuovamente dal 9 al 12 ottobre 2025, sei comuni umbri – Spoleto, Foligno, Cannara, Sant’Anatolia di Narco, Spello e Bevagna – ospiteranno una programmazione intensa e articolata, capace di connettere linguaggi diversi e comunità locali. La presentazione ufficiale è avvenuta sabato 20 settembre al Giardino di Villa Cappuccini a Cannara, con una conferenza stampa seguita dalla performance musicale di Joe Rehmer e Camilla Branchetti, che hanno introdotto al pubblico lo spirito del festival attraverso il progetto “A Fall Won’t Make a Sound”.

L’iniziativa nasce dall’evoluzione dell’Umbria Factory Festival, che dal 2025 assume una nuova identità e si trasforma in Factory Fest. Ideato dalla Cooperativa Ge.Ci.Te. in stretta collaborazione con La Mama Umbria International, il progetto ambisce a costruire un percorso triennale (2025-2027) incentrato su ritualità condivise e pratiche artistiche capaci di generare partecipazione. Come sottolineato nel comunicato originale diffuso dai promotori, l’intento non è solo quello di offrire spettacoli, ma anche di proporre un modello di convivenza culturale, dove l’arte si presenta come strumento di trasformazione e di incontro.

Una geografia simbolica lungo la Flaminia

Il festival non si limita a essere un calendario di eventi, ma disegna una mappa. La scelta dei luoghi non è casuale: l’asse della via Flaminia e le sue deviazioni verso la Valnerina e la valle del Menotre diventano il filo conduttore per un viaggio artistico che intreccia storia, paesaggio e contemporaneità. Ogni città coinvolta accoglie spettacoli che dialogano con gli spazi urbani, i monumenti e la vita quotidiana, trasformando il territorio in un grande laboratorio creativo.

Numeri e artisti

La programmazione 2025 si caratterizza per l’ampiezza dell’offerta: 24 formazioni artistiche, 44 repliche e 15 nuove produzioni, di cui sei inedite. L’intreccio fra linguaggi comprende danza, teatro, musica e performance multimediali, con una particolare attenzione a progetti sperimentali che mettono al centro ricerca, contaminazione e inclusione.

Emiliano e Elisabetta Pergolari, direttori artistici insieme ad Adriana Garbagnati, hanno spiegato che il festival nasce dall’idea di declinare la parola “creazione” in ogni sua sfumatura, dall’opera finita al processo in divenire. «#neverstopdancing – dichiarano – è il claim scelto per l’edizione 2025: un invito a resistere alle difficoltà, a immaginare nuove traiettorie e a considerare l’arte come forza poetica, politica e trasformativa».

Tre direttrici per un futuro aperto

Il progetto si articola lungo tre assi concettuali:

Site specific – lavori che mettono in relazione il gesto artistico con luoghi non convenzionali: musei, piazze, spazi privati o edifici dismessi, in un dialogo diretto con comunità e quartieri.

Nuove forme del 2050 – una sezione che guarda al futuro, raccogliendo esperimenti che uniscono arti performative e innovazione tecnologica, con l’obiettivo di interrogare i temi più urgenti del presente.

La comunità aperta – progetti che rafforzano la connessione fra pratiche artistiche, società civile e inclusione, con attenzione specifica a bambini, famiglie e pubblici con esigenze particolari.

Adriana Garbagnati, direttrice artistica di La Mama Umbria International, ha ricordato come il festival rappresenti la sintesi di un lungo dialogo tra istituzioni culturali e operatori: «Non si tratta solo di collaborazione, ma di una contaminazione reciproca che mantiene le identità distinte e al tempo stesso le mette al servizio di una visione comune».

Il programma

Il calendario è ricco e diffuso. La preview del 26 settembre a Spoleto vedrà il gruppo Opera Bianco presentare Trickster, spettacolo tra danza e arti visive. L’apertura ufficiale sarà affidata a Pinocchio di Lucia Guarino, prodotto dal Teatro Stabile dell’Umbria (2-3 ottobre). Lo stesso fine settimana ospiterà Di cosa parliamo quando parliamo d’amore di Claudio Cirri/Sotterraneo, il progetto musicale Bitoi e, il 4 ottobre, lo spettacolo futurista BOLIDE / deus ex machina di Elia Pangaro. Sempre a Spoleto, il pubblico potrà assistere al DJ Show di Sotterraneo e al concerto sperimentale di Pierre Bastien con i suoi strumenti meccanici.

Il 5 ottobre sarà la volta di Nanou, che trasformerà il corso d’acqua di Castel San Felice in un palcoscenico coreografico. In contemporanea, lo spettacolo per famiglie Officina Prometeo e la danza di Stefania Tansini arricchiranno l’offerta.

La seconda parte del festival riprenderà il 9 ottobre a Spello, con la compagnia colombiana Loco7 Dance Puppet Theatre Company e il laboratorio di marionette dedicato ai bambini. Il giorno successivo Foligno ospiterà nous sommes toustes des étoiles_ouverture#1 di Anna Basti e il concerto dei Seefeel, storica formazione britannica.

L’11 e 12 ottobre Foligno accoglierà anche Je suisse (or not) del Collettivo Treppenwitz, Swan di Gaetano Palermo, la performance in Visual Sign di Diana Anselmo e il concerto Femina a/v di Riccardo Giovinetto. La chiusura del 12 ottobre sarà affidata a UPSIDE DOWN #4, evento partecipativo a Palazzo Candiotti, e a Ghosts della compagnia Fanny & Alexander a Bevagna.

Sostegni istituzionali e collaborazioni

Il festival è reso possibile dal sostegno del Ministero della Cultura, della Regione Umbria, dei Comuni ospitanti e della Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno. Numerose le collaborazioni con realtà culturali locali e nazionali, dal Teatro Stabile dell’Umbria a Dancity Festival, fino a OperaBianco e Theatron. Una rete che dimostra come la cultura possa diventare infrastruttura sociale e motore di coesione.

Un atto di resistenza culturale

Il festival non si limita alla programmazione: vuole trasmettere un messaggio politico e umano. In un’epoca definita dagli organizzatori «complessa e incerta», anche un semplice gesto artistico assume valore di resistenza. La scelta dell’hashtag #neverstopdancing sintetizza questa filosofia: continuare a muoversi, creare, incontrarsi, anche quando il contesto appare sfavorevole. Un principio che, secondo gli ideatori, si applica non solo all’arte, ma alla stessa vita comunitaria, che necessita di dialogo, rispetto e apertura.

Una festa per tutti

Factory Fest punta ad accogliere un pubblico ampio: dai bambini che potranno sperimentare i laboratori creativi, agli appassionati di ricerca artistica, fino alle famiglie e alle comunità locali che vedranno i propri spazi trasformati in palcoscenici temporanei. La pluralità dei linguaggi e la diversità degli spazi scelti rendono il festival un’esperienza collettiva e inclusiva, capace di superare i confini tradizionali dell’offerta culturale.

Gli organizzatori ribadiscono che ogni edizione rappresenterà un passo di un percorso più ampio: il triennio 2025-2027 sarà dedicato a costruire rituali condivisi che restino nel tempo. Non si tratta quindi solo di un cartellone, ma di un processo culturale che si sviluppa nel tessuto urbano e sociale dell’Umbria.

Conclusione

Con oltre quaranta repliche e una forte attenzione a innovazione, territorio e comunità, Factory Fest si propone come un appuntamento centrale dell’autunno culturale italiano. Una festa che invita a non smettere di danzare, anche quando le condizioni sembrano scoraggiare il movimento, e che conferma l’Umbria come laboratorio privilegiato per la sperimentazione artistica contemporanea.

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