Umbria, lotta al randagismo con il modello “One Health”

Umbria, lotta al randagismo con il modello “One Health”

Adozioni in crescita e calo del 49% dei cani vaganti

La Regione Umbria si accredita come modello nazionale nella gestione del randagismo, affrontato non solo come emergenza di benessere animale ma come tema che intreccia salute pubblica, ambiente e qualità della vita. A sottolinearlo è la presidente Stefania Proietti, che ha presentato le linee del nuovo Piano sociosanitario regionale, dove l’approccio integrato “One Health” trova piena applicazione. «Ogni cane adottato, ogni intervento preventivo rappresenta un tassello per la sicurezza e la serenità della nostra comunità» ha spiegato, annunciando un piano straordinario che include campagne di sterilizzazione, formazione specialistica e ristrutturazione dei rifugi, oltre a una revisione della normativa regionale sul randagismo.

Fra i progetti simbolo spicca “RandAgiamo”, sviluppato in collaborazione con il Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università di Perugia. L’iniziativa punta a migliorare il comportamento dei cani ospitati nei canili, attraverso percorsi di addestramento e socializzazione che ne favoriscono l’incontro con le famiglie.

Parallelamente, è stato potenziato FINDOG, il portale digitale collegato all’anagrafe canina nazionale, che consente ai cittadini di visualizzare gli animali disponibili nei canili umbri e candidarsi per l’adozione online. Un vero ponte tecnologico che accorcia le distanze tra i rifugi e i nuclei familiari disposti ad accogliere un cane.

Il sistema umbro si distingue anche sul fronte della sanità veterinaria. Grazie agli accordi con l’Università di Perugia e con l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Umbria e delle Marche, è attiva una rete di strutture di eccellenza. L’ospedale veterinario universitario affronta i casi clinici più complessi, garantendo cure specialistiche anche ai randagi, mentre il registro dei tumori canini – uno dei pochi esistenti in Italia – fornisce dati preziosi per la ricerca scientifica e per politiche di prevenzione più mirate.

I numeri confermano l’efficacia delle politiche messe in campo: tra il 2022 e il 2024 i cani accalappiati sono diminuiti da 1.380 a 698, con un calo del 49%. Solo nel 2024 i canili sanitari hanno restituito 107 cani ai proprietari e ne hanno collocati in adozione 131, mentre i canili rifugio hanno trovato casa a 236 animali. Un trend positivo che racconta di un territorio capace di trasformare la gestione del randagismo in una pratica virtuosa, riducendo i numeri ma soprattutto migliorando le condizioni di vita degli animali.

Per Proietti, il successo deriva dall’alleanza tra istituzioni, università, volontariato e cittadini: «L’Umbria sta dimostrando che si può coniugare rigore gestionale, innovazione tecnologica e sensibilità verso gli animali. È un modello che può diventare riferimento per altre regioni italiane».

L’esperienza umbra mostra come il randagismo, se affrontato con strumenti moderni e una visione integrata, possa trasformarsi da problema sociale a opportunità di crescita civile.

La sfida, sottolinea la Regione, è continuare a investire in prevenzione e adozioni, valorizzando il ruolo delle famiglie e delle associazioni, per costruire comunità più sicure, solidali e attente al legame tra uomo e animale.

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