La Regione Umbria parlava di buco, ma erano solo 34 mln
Marco Squarta – La Sezione regionale della Corte dei Conti ha evidenziato incongruenze rilevanti nei dati diffusi dalla Giunta regionale dell’Umbria e dall’Assemblea legislativa riguardo alla presunta perdita nel settore sanitario regionale per l’anno passato. In particolare, le comunicazioni istituzionali pubblicate a marzo riferivano di un disavanzo sanitario pari a 243 milioni di euro, ma secondo la magistratura contabile questa cifra non corrispondeva alla reale situazione economica dell’intero sistema sanitario.
La Corte ha precisato che il dato di 243 milioni di euro era legato esclusivamente alle gestioni delle aziende sanitarie e ospedaliere, e non teneva conto dei risultati positivi della Gestione Sanitaria Accentrata. Durante un’adunanza ufficiale, è stato sottolineato che, considerati anche questi elementi positivi, il dato del disavanzo era stato comunicato in modo fuorviante, dando un quadro non corretto della situazione complessiva.
Nel documento esaminato dalla Corte emerge con chiarezza che il disavanzo effettivo, al netto di componenti specifiche come il payback farmaceutico e le risorse derivanti da premialità, si attesta a soli 34 milioni di euro. La sezione giudicante ha ribadito che il tavolo tecnico con il Ministero parlava di una proiezione ben diversa da quella utilizzata per giustificare il provvedimento di manovra fiscale approvato dalla Giunta Tesei.
La magistratura contabile ha sottolineato inoltre che l’Amministrazione regionale, al momento dell’adozione delle misure fiscali per il triennio 2025-2027, aveva già a disposizione gli elementi necessari per comprendere che l’ammontare complessivo della perdita non era di 243 milioni, ma che la cifra reale si aggirava intorno ai 90 milioni, successivamente corretta a 34 milioni. La Corte ha giudicato particolarmente impegnativa la scelta dell’Esecutivo di varare una manovra fiscale su dati non aggiornati o non rappresentativi dell’intera realtà sanitaria regionale.
A sollevare il caso è stato anche Marco Squarta, parlamentare europeo di Fratelli d’Italia, che ha portato l’attenzione sulla discrasia tra i dati diffusi dalla Giunta e quelli effettivamente rilevati dagli organi di controllo contabile. Squarta ha evidenziato come le cifre gonfiate sul presunto “buco” sanitario abbiano inciso su decisioni politiche rilevanti, creando un clima di allarmismo ingiustificato nella cittadinanza.
L’intervento della Corte dei Conti appare rilevante non solo sul piano contabile ma anche su quello politico, in quanto smentisce pubblicamente una narrazione che aveva generato preoccupazione nell’opinione pubblica regionale. La comunicazione del presunto disavanzo da 243 milioni aveva infatti accompagnato la decisione della Giunta di approvare misure fiscali aggiuntive a carico dei cittadini umbri.
Il giudizio espresso dalla magistratura contabile mette in discussione la trasparenza con cui sono stati diffusi i dati sanitari e sottolinea l’importanza di basare le scelte politiche ed economiche su analisi complete e accurate. Viene rimarcato che un disavanzo parziale e settoriale non può essere assunto a parametro esclusivo per determinare politiche fiscali di ampio respiro.
Secondo quanto riportato, anche i tecnici ministeriali presenti al tavolo di confronto hanno confermato che l’effettivo disavanzo da considerare era inferiore e non superava i 90 milioni di euro, cifra che successivamente si è ridotta ulteriormente a 34 milioni al netto dei correttivi previsti. Gli strumenti di compensazione come il payback e la premialità hanno infatti avuto un impatto decisivo sul riequilibrio della gestione finanziaria del sistema sanitario regionale.
L’intervento della Corte solleva dunque interrogativi sulla gestione della comunicazione istituzionale da parte della Giunta regionale e richiama a una maggiore prudenza nell’uso di cifre parziali in contesti decisionali rilevanti. L’attenzione posta sulla trasparenza e sulla veridicità dei dati assume un ruolo centrale nel rapporto tra istituzioni e cittadini, specie quando si tratta di servizi fondamentali come la sanità pubblica.

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