Modigliani protagonista [Foto Gallery] alla Galleria dell’Umbria

Nuove aperture serali per Modigliani a Perugia

In mostra “Nu couché” e otto opere dell’artista

Modigliani protagonista – Dal 3 luglio al 15 settembre 2025, la Galleria Nazionale dell’Umbria ospita “Un capolavoro a Perugia”, progetto che per l’edizione estiva vede protagonista Amedeo Modigliani. Dopo il successo della mostra dedicata a Gustav Klimt nel 2024, con oltre 60.000 visitatori attratti dal dipinto Le tre età, la rassegna accoglie Nu couché (1917-1918), una delle opere più celebri dell’artista livornese. Il dipinto, proveniente dalla Collezione Permanente della Pinacoteca Agnelli di Torino, è al centro di un percorso espositivo che approfondisce la figura di Modigliani, la sua ricerca e le sue connessioni con il passato artistico, dalle sculture classiche all’arte africana.

Il progetto espositivo non si limita a presentare Nu couché, ma raccoglie otto opere dell’autore, tra cui preziosi disegni concessi dal FAI – Fondo Ambiente Italiano e dal Castello Sforzesco di Milano. Attraverso questi lavori, viene illustrato lo studio approfondito del corpo umano da parte dell’artista, in particolare del corpo femminile, elaborato attraverso la reinterpretazione di modelli scultorei antichi come l’Afrodite accovacciata o le Cariatidi. Per rafforzare il confronto iconografico, in mostra sono incluse anche una scultura romana raffigurante un’Afrodite, proveniente dal Parco Archeologico di Ostia Antica, e una colonna lignea dorata a forma di sirena bifida, conservata al Castello Bufalini di San Giustino (PG).

Modigliani protagonista

Elemento centrale dell’interesse modiglianesco per il nudo femminile è il tema della donna distesa, rilettura moderna della Venere sdraiata, a partire dal modello di Tiziano, immagine iconica della sensualità nella storia dell’arte. In questa ottica, il percorso perugino mette a confronto le donne ritratte da Modigliani con celebri rappresentazioni rinascimentali della Venere dormiente, in prestito dalla Pinacoteca Nazionale di Bologna e dalla Galleria Franchetti alla Ca’ d’Oro di Venezia.

Durante il soggiorno parigino, Modigliani entrò in contatto con l’arte primitiva africana, un’influenza che accomuna la sua produzione a quella di altri protagonisti della scena artistica del primo Novecento, come Brancusi e Picasso. Alcune maschere tradizionali del Congo e del Gabon, provenienti dal Museo delle Civiltà di Roma ed esposte in precedenza alla Biennale di Venezia del 1922, sono incluse nella mostra per testimoniare il fascino esercitato da queste forme sulla sua ricerca.

Tra i lavori in esposizione, il Ritratto di Monsieur Chéron, databile intorno al 1915 e proveniente dalla Fondazione Palazzo Maffei di Verona, rappresenta una sintesi della visione modiglianesca. L’opera è segnata dalla stilizzazione dei tratti del volto, tipica dell’autore, e rivela l’influenza delle maschere africane anche nella ritrattistica. È un dipinto realizzato in un momento in cui l’artista, per motivi di salute, aveva ormai abbandonato la scultura per dedicarsi esclusivamente alla pittura.

(Foto by G.B)

Nel suo insieme, la mostra perugina presenta un’ampia panoramica della produzione di Modigliani, mettendo in evidenza la capacità dell’artista di attingere alla tradizione antica e all’arte extraeuropea per costruire un linguaggio personale e riconoscibile. Nelle sue opere emerge una visione del corpo umano che supera la pura osservazione realistica, per giungere a una sintesi formale di grande modernità e profondità espressiva.

Nu couché, dipinto tra il 1917 e il 1918, è l’opera simbolo dell’intera esposizione. Il soggetto raffigurato è una figura femminile distesa, nuda, che fissa lo spettatore con uno sguardo penetrante. Sebbene manchino prove certe sull’identità della modella, si ipotizza possa trattarsi di Jeanne Hébuterne, compagna dell’artista, conosciuta nel 1916 all’Académie Colarossi di Parigi. In quell’istituto, l’accesso allo studio del nudo era consentito anche alle donne, e proprio lì Modigliani entra in contatto con nuovi stimoli artistici, approfondendo lo studio dell’anatomia e rielaborandolo secondo la propria sensibilità.

Modigliani protagonista

Il dipinto mostra la donna distesa su un divano, delineato con pennellate rapide che creano campiture di colore astratto intorno alla figura centrale. Le linee del corpo, definite da tratti scuri, emergono con forza rispetto allo sfondo. Gli occhi, privi di pupille, rappresentano un tratto distintivo del linguaggio modiglianesco, carico di tensione emotiva e mistero. La posizione delle mani sotto il mento, la bocca socchiusa e il seno appena accennato contribuiscono a rendere l’immagine fortemente sensuale.

I nudi di Modigliani suscitano discussioni sin dalla loro prima apparizione pubblica. Durante l’unica mostra personale dell’artista in vita, organizzata nel 1917 presso la galleria di Berthe Weill, alcuni di questi quadri vennero rimossi per motivi di censura. Le autorità giudicarono le opere indecenti, ordinando la chiusura dell’esposizione. L’episodio riflette le tensioni dell’epoca tra la rappresentazione del corpo e le norme sociali. La mostra odierna, nel riportare questi dipinti sotto gli occhi del pubblico, invita anche a riflettere su come è cambiata nel tempo la percezione del corpo femminile e sul ruolo che queste immagini hanno avuto nella storia dell’arte.

Amedeo Modigliani nasce a Livorno nel 1884. Sin da giovanissimo si avvicina alla pittura, studiando con Guglielmo Micheli e in seguito con Giovanni Fattori. A soli sedici anni contrae la tubercolosi, malattia che condizionerà tutta la sua esistenza. Tra il 1901 e il 1902 intraprende un viaggio in diverse città italiane, tra cui Napoli, Roma e Capri, in un percorso terapeutico che diventa occasione di studio delle antichità. Si iscrive alla Scuola Libera di Nudo a Firenze, per poi proseguire gli studi a Venezia, frequentando l’Istituto di Belle Arti.

Modigliani protagonista

Nel 1906 si trasferisce a Parigi, capitale dell’avanguardia artistica, grazie a una modesta eredità. Entra all’Académie Colarossi e si stabilisce nel quartiere di Montmartre. Inizia così la sua carriera artistica, caratterizzata da difficoltà economiche e da una vivace vita intellettuale. Conosce artisti come Picasso, Utrillo, Derain, Soutine e mercanti che lo sostengono nei primi passi. Proprio in questo contesto viene soprannominato “Modì”, un gioco di parole che allude al termine francese maudit, maledetto.

L’incontro con lo scultore Constantin Brancusi, intorno al 1909, lo conduce alla scultura, ma l’aggravarsi delle condizioni di salute lo obbliga ad abbandonare la lavorazione della pietra. Dal 1914 si dedica esclusivamente alla pittura, concentrandosi su ritratti e nudi. Le sue opere sono eseguite in poche sedute, con tratti veloci e stilizzati: volti allungati, colli affusolati, occhi enigmatici.

Nel 1916 conosce Jeanne Hébuterne, giovane pittrice, che diventerà la sua compagna e musa. I due vivono insieme fino alla morte di Modigliani, avvenuta il 24 gennaio 1920 a soli trentacinque anni, presso l’Hôpital de la Charité di Parigi. Jeanne, incinta del secondo figlio, si toglierà la vita due giorni dopo, lanciandosi da una finestra. La loro storia, tragica e appassionata, è diventata parte integrante della leggenda dell’artista.

L’iniziativa “Un capolavoro a Perugia” si conferma anche in questa edizione come un’occasione per avvicinare il grande pubblico ai maestri della storia dell’arte. L’allestimento dedicato a Modigliani si propone di offrire una lettura approfondita della sua produzione, mettendo in evidenza i legami con la tradizione e l’originalità del suo stile, in un dialogo serrato tra passato e modernità.

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