La sindaca di Perugia: “Il mio sorriso è un atto di resistenza”

Nel giorno del sorriso rivendica il diritto alla gentilezza

“Prima che tu sorrida, io ho già sorriso”: con queste parole di Aldo Capitini, la sindaca di Perugia, Vittoria Ferdinandi, ha scelto di iniziare il suo intervento in occasione della Giornata internazionale del sorriso, rivendicando con decisione il significato profondo di un gesto che la accompagna fin da bambina. Un atto che, nel corso del tempo, ha assunto per lei un valore politico e umano, fino a diventare parte integrante della sua identità pubblica e personale.

Cresciuta con la naturale inclinazione a sorridere anche nelle circostanze più difficili, la sindaca ha scoperto negli anni, anche attraverso lo studio della filosofia, che quel sorriso non era una leggerezza superficiale, ma un vero e proprio modo di resistere. Citando Nietzsche, ha spiegato come l’atto del sorridere rappresenti una scelta consapevole di non lasciarsi travolgere dalla disperazione, una forma di reazione che ha avuto un impatto concreto anche nel suo lavoro con giovani e progetti sociali come Numero Zero.

Nel suo messaggio, la sindaca ha ripercorso le difficoltà incontrate nel tempo, sottolineando come in un clima pubblico sempre più segnato da odio e diffidenza, quel suo sorriso sia finito sotto accusa. Le critiche non sono mancate, ha affermato, ricordando gli insulti e i commenti ricevuti: “Ridolina, minus habens, rana dalla bocca larga”, citando con amara ironia le espressioni utilizzate per ridicolizzare la sua espressione serena.

Ha poi evocato un elenco di imperativi rivolti a lei nel corso del mandato: “Smettila di sorridere. Sei una donna, stai composta. Sii garbata.” Un elenco che fotografa un certo tipo di mentalità diffusa, secondo cui la serietà istituzionale dovrebbe escludere la gentilezza o l’empatia visibile. Come se il lavoro di amministrazione dovesse necessariamente passare per la severità e il distacco.

La sindaca ha ammesso che, nel tempo, ha cominciato a vivere con fatica quel suo sorriso, arrivando persino a sentirsi a disagio nel mostrarlo. Ma un momento decisivo di svolta è arrivato grazie a Guido Harari, noto fotografo, che in uno scatto recente è riuscito a restituirle la forza di quell’espressione. L’immagine, ha raccontato, è stata scattata in un giorno particolarmente difficile, segnato dalle sfide politiche e amministrative e dalla fatica di una quotidianità dedicata interamente alla cosa pubblica.

Eppure, in quell’istante, Harari è riuscito a cogliere un tratto essenziale di lei che sembrava smarrito: la capacità di aprirsi agli altri con un sorriso autentico. Un gesto che per la sindaca rappresenta la fedeltà a sé stessa e al senso più profondo del suo impegno: credere che le persone, tra loro, possano ancora praticare l’accoglienza e il bene reciproco.

Di fronte agli attacchi ricevuti, ha dichiarato che continuerà a sorridere. Non come provocazione, ma come testimonianza concreta che è ancora possibile affrontare la vita pubblica con apertura e fiducia. Per lei, sorridere non significa banalizzare i problemi, ma riconoscerli senza farsi sopraffare. Il sorriso, ha spiegato, non è sinonimo di superficialità ma di presenza, di attenzione e di speranza.

Il suo messaggio si è concluso con un ricordo toccante: una lettera ricevuta da un gruppo di bambini che le hanno scritto: “La nostra sindaca ha il sorriso più bello del mondo.” Pur consapevole dell’esagerazione affettuosa, ha riconosciuto in quel gesto il bisogno profondo che molti, soprattutto i più piccoli, hanno di credere in un volto sereno e accogliente nelle istituzioni.

La sindaca ha scelto di chiudere il messaggio con un augurio collettivo: “Buona Giornata internazionale del sorriso a tutte e tutti voi.” Una frase che racchiude la volontà di non cedere a un clima dominante di ostilità e durezza, e di continuare a svolgere il proprio ruolo pubblico senza rinunciare a una delle sue espressioni più autentiche.

In una fase storica segnata da tensioni e polarizzazioni, il sorriso della sindaca viene così presentato come un atto di coerenza e resistenza civile. Un modo per dire che la politica può anche passare per gesti semplici, ma non per questo privi di forza e determinazione. E che in certi momenti storici, scegliere di sorridere può essere un gesto rivoluzionario.

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