Luigi Ercolani, traffico in tilt a Ponte San Giovanni, ore di caos

Luigi Ercolani, traffico in tilt a Ponte San Giovanni, ore di caos

Bloccati tutti i sensi di marcia nel giorno del mercoledì santo

Luigi Ercolani – Ieri, mercoledì 16 aprile 2025, a Ponte San Giovanni, si è registrata una delle giornate più critiche per la viabilità dell’intera zona. Tutti i sensi di marcia, anche all’interno dell’abitato, sono rimasti bloccati per ore, generando disagi estesi a residenti, lavoratori e trasportatori provenienti da ogni parte d’Italia.

In particolare, la situazione è precipitata tra le 17 e le 18 in via Benucci, nell’area industriale della frazione, dove percorrere due chilometri ha richiesto quasi un’ora. Le auto ferme, accodate per lunghi tratti, hanno trasformato la zona in un corridoio di lamiere e motori spenti, mentre all’interno dei veicoli si leggevano i volti provati di chi, dopo una giornata di lavoro, si è trovato ostaggio della paralisi stradale.

La congestione non ha risparmiato nessuno: pendolari, autotrasportatori, artigiani, lavoratori di piccole e medie imprese, residenti comuni. Nessuno spiraglio di scorrimento, nessuna via alternativa. A nulla sono servite le pazienti attese o i tentativi di deviazione, con un’intera comunità messa in ginocchio da un’infrastruttura che, ancora una volta, ha mostrato la propria totale inadeguatezza.

Non si è trattato di un evento eccezionale ma dell’ennesimo episodio di un problema quotidiano che a Ponte San Giovanni si ripresenta puntualmente. Una condizione ormai cronica che viene sopportata giorno dopo giorno da chi non ha alternative: in via Benucci non passano né treni né autobus e chi deve raggiungere il luogo di lavoro è costretto a farlo con mezzi propri.

Chi si trovava alla guida non era in viaggio per diletto, ma di ritorno da una giornata di sacrifici. Nessun margine per l’improvvisazione: c’erano persone che avrebbero dovuto accompagnare familiari a visite mediche, corrieri in ritardo nelle consegne, cittadini alle prese con impegni impellenti e doveri quotidiani. Ma ieri tutto si è fermato.

Alle promesse legate al raddoppio delle rampe di accesso al raccordo autostradale, più volte annunciate come soluzione a una viabilità ormai collassata, molti abitanti rispondono con scetticismo. Le opere annunciate sembrano sempre a venire, e spesso accompagnate dalla formula “quando saranno realizzate, si penserà al resto”. Intanto, però, la realtà quotidiana è fatta di ingorghi soffocanti e rassegnazione.

Cresce la sensazione diffusa che alle istituzioni manchi una reale volontà d’intervento. Le risposte fornite finora non sembrano proporzionate alla gravità della situazione. E la percezione, tra i cittadini, è quella di essere presi in giro, di essere abbandonati da chi avrebbe il compito di pianificare e gestire, ma si limita a comparire in occasione di eventi ufficiali o a scattare selfie durante inaugurazioni e cerimonie.

Nessun piano d’urgenza è stato messo in campo, nessuna soluzione tampone proposta per affrontare l’immediato. L’impressione che aleggia tra chi ieri si è ritrovato prigioniero nel traffico di Ponte San Giovanni è che l’interesse delle istituzioni si fermi alla superficie, alle dichiarazioni formali, senza scendere nei dettagli concreti di una viabilità urbana che soffre ogni giorno.

C’è chi ieri ha lasciato l’auto accesa per un’ora, bruciando carburante e tempo prezioso. Chi ha dovuto spiegare a casa il motivo del ritardo, chi ha rimandato appuntamenti o, peggio, visite mediche. La conseguenza di una mobilità inefficiente non si misura solo in minuti ma in stress, salute, mancata produttività, in un logorio costante che mina la qualità della vita.

I cittadini di Ponte San Giovanni non chiedono miracoli ma risposte. Chiedono infrastrutture adeguate a una frazione che vive un traffico da nodo urbano senza disporre dei servizi minimi. Chiedono che la politica esca dagli annunci e dai riflettori e affronti con serietà problemi concreti.

Il disagio vissuto nella giornata di ieri è stato solo l’ennesimo segnale d’allarme. Una comunità intera, già provata da mille difficoltà, continua a pagare il prezzo di scelte mancate e di ritardi infrastrutturali. E mentre si parla di sostenibilità e ambiente, a Ponte San Giovanni si continua a respirare smog nei finestrini abbassati e si continua a sprecare tempo ed energie in file infinite.

Se l’obiettivo è quello di garantire qualità della vita, allora si parta dalle basi. Dalla viabilità, dalla mobilità, dalla possibilità per le persone di muoversi senza sentirsi ostaggi di una rete stradale ferma agli anni passati. L’ennesimo blocco del 16 aprile non è solo un incidente di percorso, ma il simbolo di un disagio collettivo che non può più essere ignorato.

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