I genitori respingono la lettera di scuse di Mark Antony Samson
“Non ci sono scuse”. Lo ribadiscono i genitori di Ilaria Sula, la studentessa di 22 anni, originaria di Terni e iscritta a Statistica alla Sapienza di Roma, uccisa dall’ex compagno Mark Antony Samson. L’uomo, attualmente detenuto e reo confesso, ha inviato una lettera di pentimento alla famiglia, ma i parenti rifiutano ogni tentativo di giustificazione.
Il padre, Flamur Sula, afferma con fermezza: “Quello che ha scritto non conta. Ilaria non sarebbe mai tornata a casa dell’ex. Non c’è alcuna spiegazione per quello che è successo”. Accanto a lui, la madre, Gezime, e il fratello, Leon, chiedono chiarezza sui fatti e sulle eventuali responsabilità di altri soggetti coinvolti.
Sotto indagine anche la madre di Samson, accusata di aver ripulito l’appartamento di Roma dove è avvenuto il delitto. La famiglia teme che ci siano stati altri complici, forse presenti nell’occultamento del cadavere, rinvenuto in una valigia gettata in una scarpata a Poli, a circa 30 chilometri dalla capitale.
Durante un colloquio avvenuto in commissariato prima dell’arresto, il padre racconta di aver chiesto a Samson chiarimenti sulla scomparsa della figlia: “Mi disse che l’amava, che non le avrebbe mai fatto del male. E invece lo aveva già fatto”. Le dichiarazioni sono state rese presso lo studio dell’avvocato Giuseppe Sforza, legale della famiglia.
La madre, parlando della donna accusata di complicità, è netta: “Una madre non può aiutare un figlio a nascondere un corpo. Non è una madre”.
I familiari riferiscono anche di messaggi ricevuti dal telefono di Ilaria nei giorni successivi alla sua scomparsa, ritenuti sospetti: “Non era lei, non era il suo modo. Se fosse stata lei ci avrebbe chiamati”.
“Ilaria aveva forza, progetti, obiettivi”, conclude la madre. “Merita giustizia, non lettere”.

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