Errore medico: asportato rene senza diagnosi definitiva
Un uomo di 50 anni, residente nella zona di Assisi, ha denunciato un errore medico avvenuto in un ospedale della provincia di Perugia. A novembre 2023, i medici hanno asportato un rene senza una diagnosi certa della patologia, condannandolo a vivere con insufficienza renale. Il paziente chiede giustizia e ha presentato opposizione alla richiesta di archiviazione avanzata dalla procura di Spoleto. Lo scrive oggi il Corriere dell’Umbria in un articolo a firma di Francesca Marruco e Alessandro Antonini.
Secondo la relazione dei periti del pubblico ministero, il paziente è stato sottoposto a nefrectomia senza che fosse stata prima eseguita una biopsia, necessaria per diagnosticare un linfoma B a basso grado. La rimozione del rene poteva essere evitata o, al massimo, eseguita solo in caso di mancata risposta alla chemioterapia e all’immunoterapia.
La vicenda – scrive il quotidiano – ha coinvolto più medici. I consulenti della procura hanno evidenziato che per tre mesi nessuno ha sospettato che la massa renale di 12 centimetri fosse tumorale, ipotizzando invece un ematoma di origine traumatica. A seguito della denuncia del paziente, sono stati iscritti nel registro degli indagati tre specialisti, per i quali il pubblico ministero Vincenzo Ferrigno ha richiesto l’archiviazione. Secondo i periti, il ritardo diagnostico non ha peggiorato la prognosi della malattia.
Parallelamente, la procura ha aperto un fascicolo per lesioni gravissime, al momento contro ignoti. L’indagine potrebbe coinvolgere altri medici responsabili dell’intervento chirurgico. Il paziente, seguito dall’avvocato Saschia Soli, ha dichiarato di voler denunciare la malasanità che ha subito. Dopo l’asportazione del rene, ha presentato querela sostenendo che la nefrectomia sia stata eseguita a causa di una diagnosi tardiva.
I primi sintomi si erano manifestati a maggio 2023. Durante un ricovero ospedaliero, erano stati suggeriti approfondimenti che non sono stati effettuati. Il paziente era stato dimesso con diagnosi di ematoma renale traumatico. A giugno 2023, un controllo autonomo con tomografia computerizzata aveva evidenziato la stazionarietà della lesione e un ingrossamento della milza. Solo alla fine di agosto, in seguito a un nuovo accesso ospedaliero, era stata riconosciuta la presenza di un linfoma renale.
Dopo il ricovero, così come riporta il Corriere dell’Umbria, al paziente era stato inizialmente comunicato che sarebbe stata eseguita una biopsia prima di una eventuale nefrectomia. Tuttavia, l’intervento chirurgico di rimozione del rene è stato eseguito senza attendere l’esito dell’esame istologico, che ha confermato successivamente la diagnosi di linfoma.
A seguito della denuncia, la procura ha chiesto l’archiviazione per i primi tre medici coinvolti, ma il paziente ha presentato opposizione. Il suo legale ha evidenziato che il linfoma, diagnosticato in ritardo, si è evoluto rapidamente, interessando altri linfonodi tra giugno e novembre 2023. Per questo motivo, è stata richiesta una nuova indagine o un’imputazione coatta.
L’inchiesta si concentra ora sul ruolo dei chirurghi che hanno eseguito la nefrectomia senza biopsia preliminare. I periti hanno sottolineato che una corretta procedura avrebbe previsto un trattamento con chemioterapia e immunoterapia prima di una eventuale rimozione del rene, in base alla risposta ai farmaci. La mancata adozione di questa strategia terapeutica ha esposto il paziente a rischi evitabili.
Secondo la relazione medico-legale, il paziente sarà ora soggetto per tutta la vita al pericolo di insufficienza renale e potrebbe aver bisogno della dialisi nel caso in cui l’unico rene rimasto non funzioni adeguatamente. L’inchiesta della procura di Spoleto prosegue per chiarire eventuali responsabilità ulteriori.

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