Vissani: “Basta azoto e sifoni, torni la cucina tradizionale”
Vissani – Gianfranco Vissani lancia un appello alla ristorazione italiana: basta con tecniche moderne come azoto e sifoni, è tempo di tornare alla tradizione. Parlando dalla veranda del suo ristorante sul lago di Corbara, il maestro chiede un cambio di rotta nel 2025, con piatti autentici della cultura gastronomica italiana protagonisti nei menu.
Gianfranco Vissani definisce il 2024 un anno “ballerino”, ma guarda al futuro con un auspicio chiaro: riportare almeno cinque piatti della tradizione italiana su sette nei menu dei ristoranti del Paese. “La gente è attenta al denaro e non vuole essere presa in giro con porzioni ridotte all’osso o piatti che puntano più sull’estetica che sul sapore”, afferma lo chef.
Il maestro sottolinea l’importanza di riscoprire e valorizzare i prodotti locali, che considera “gioielli autentici”. Tuttavia, Vissani denuncia una lacuna nelle competenze di molti cuochi: “Non tutti sanno cucinare i nostri grandi classici. Un giovane chef dovrebbe padroneggiare piatti iconici come il carciofo alla giudia o una vera amatriciana, senza rinunciare a conoscere le tecniche moderne”.
Cenone di Capodanno: semplicità e tradizione
Per il cenone di Capodanno, Vissani pesca dalla tradizione e dai cosiddetti “prodotti poveri”, con un menu che celebra la semplicità e il sapore: “Capitone, uva di soffitta e noci, che meraviglia”. Un’idea di cucina che, secondo lui, incarna il ritorno a un’autenticità ormai troppo spesso dimenticata.
Il piatto della pace e un pensiero ai conflitti globali
Infine, è riportato dall’Ansa, Vissani esprime una riflessione sui conflitti che affliggono il mondo, immaginando un simbolico “piatto della pace”. Questo, spiega, sarebbe composto da prodotti tradizionali dei Paesi coinvolti nelle guerre, a simboleggiare un’unità possibile attraverso la cultura culinaria. “Sarebbe un piatto complesso, come complessa è la situazione attuale”, conclude lo chef.
Un futuro legato alla tradizione
Con le sue parole, Vissani invoca un ritorno a una cucina più vera, che rispecchi le radici del Belpaese. Un messaggio che sembra rivolto tanto ai professionisti quanto al pubblico, invitati a riscoprire e sostenere il grande patrimonio gastronomico italiano.

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