Ottavia Piana salvata anche da una squadra del Soccorso Alpino dell’Umbria
Sara Trasciatti, 28 anni, infermiera professionale e volontaria del Soccorso Alpino e Speleologico dell’Umbria (Sasu), è stata tra le protagoniste del recupero della speleologa Ottavia Piana, 32 anni, rimasta bloccata per quattro giorni nell’Abisso di Bueno Fonteno, un complesso di grotte sulla costa bergamasca del Lago d’Iseo. L’intervento si è concluso con il salvataggio della donna nella notte di martedì, dopo un’operazione estremamente complessa. La notizia è riportata dai quotidiani locali della carta stampata di oggi.
Trasciatti, che lavora nel reparto di terapia intensiva e rianimazione di Foligno, ha unito le sue competenze infermieristiche e la sua esperienza da speleologa per contribuire al successo dell’operazione. Il suo compito è stato quello di garantire il monitoraggio costante delle condizioni di Ottavia, gravemente infortunata durante un sopralluogo speleologico.
L’intervento
Il Sasu ha partecipato con due squadre: la prima ha operato per rendere percorribili i tratti più difficili della grotta, mentre la seconda, in cui era presente Trasciatti, si è occupata della logistica e del supporto sanitario. La barella con cui è stata trasportata la speleologa è stata calata e sollevata in spazi estremamente angusti, dove, in alcuni tratti, è stato necessario posizionarla in verticale per superare i passaggi più stretti.
Il supporto sanitario
Sara Trasciatti, insieme al medico presente sul posto, si è occupata di alleviare il dolore della speleologa, somministrando farmaci e monitorando parametri vitali come pressione e frequenza cardiaca. “La ferita era immobilizzata su un asse spinale, con traumi significativi”, ha spiegato Trasciatti. “Il nostro compito era anche fornire un supporto psicologico. Inizialmente era poco comunicativa, ma, man mano che l’uscita dalla grotta si avvicinava, è diventata più collaborativa”.
Un’esperienza formativa
L’operazione di salvataggio, durata giorni, ha rappresentato una sfida importante per la giovane infermiera: “Questa esperienza ha confermato quanto sia essenziale il lavoro di squadra. È stata dura, ma siamo riusciti nel nostro intento”.
Trasciatti è entrata nel Soccorso Alpino per caso: “Mi sono avvicinata alla speleologia dopo aver partecipato a un evento sportivo in città. Da lì, la passione per la montagna e le grotte è diventata centrale nella mia vita. Dopo la laurea in infermieristica, ho deciso di specializzarmi nel soccorso speleologico”.
Un lavoro di squadra
Il Soccorso Alpino e Speleologico dell’Umbria opera grazie al contributo di volontari come Trasciatti, che mettono a disposizione le loro competenze e il loro tempo per interventi complessi e spesso pericolosi. “Ogni operazione è il risultato di un impegno collettivo, e voglio ringraziare tutta la squadra per il supporto”.
Il salvataggio
L’intervento si è concluso poco prima delle tre di notte, quando Ottavia Piana è stata portata all’esterno della grotta e affidata ai sanitari per ulteriori cure. “Vederla riabbracciare il fidanzato è stato il momento più significativo per tutti noi”, ha raccontato Trasciatti.
Grazie alla collaborazione tra tecnici, medici e speleologi, e alla determinazione di figure come Sara Trasciatti, si è potuto garantire un esito positivo a un’operazione che ha messo alla prova competenze tecniche, capacità fisiche e resistenza psicologica.

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