I fantastici quattro, il Branford Marsalis Quartet torna a Umbria Jazz
di Antonella Valoroso
L’ultimo a unirsi alla band nel 2009 è stato il batterista Justin Faulkner. Joey Calderazzo è al piano dal 1999 e anche Eric Revis è al basso dal secolo scorso, dal 1997 per l’esattezza. Ai sax c’è naturalmente Branford “Steepee” Marsalis.
Ci si potrebbe aspettare che tale familiarità finisca col generare un’esecuzione stantia o scontata. Invece no. E non importa quanto sia felice il pubblico dell’Arena Santa Giuliana in questa calda serata di luglio – come dimostrano gli applausi e i gridolini di approvazione – nessuno è più felice della band sul palco. Si guardano, sorridono, si prendono in giro e, cosa più importante, si ascoltano con rapita attenzione durante i reciproci assoli, commentando occasionalmente con i loro strumenti o semplicemente limitandosi ad assorbire ciascuno la musica dell’altro.
Di tanto in tanto Branford si fa da parte per lasciare spazio al trio ma è pronto a riprendersi la scena al momento giusto. Il timbro del suo sax diventa a tratti morbido come il velluto.
In scaletta ci sono soprattutto composizioni dello stesso Marsalis, tra cui spicca una struggente “A Thousand Autumns” in cui le spazzole di Justin Faulkner friniscono come cicale anche se sono le undici di sera e l’aria comincia a rinfrescare. Segue “The last day”, di Eric Revis: è un crescendo frenetico di basso, piano e batteria. Branford rimane in fondo al palco, ascolta e si diverte. La band esce ma il pubblico reclama a gran voce il bis e, quando i fantastici quattro rientrano in scena, comincia a scandire il tempo con le mani. La compostezza che ha regnato per tutta la serata si dissolve. La gente si alza, si affolla intorno al palco e incomincia a duettare con il sax. Marsalis sta al gioco, il pubblico se la gode ma i musicisti ancora di più, fino all’ultima nota.
Saranno tantissimi a lasciare l’arena canticchiando l’ultimo refrain. Mezz’ora dopo, sulle scale mobili della Rocca Paolina c’è ancora qualcuno che continua a fischiettare “da da da da dada…..”


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