Morte Nicola Romano, nessuna archiviazione, la Procura generale di Perugia si prende il fascicolo, avocando a sé le indagini
Nessuna archiviazione dell’indagine sulla morte di Nicola Romano, il ragazzo di 26 anni trovato privo di vita il 17 agosto del 2013 a Perugia. La Procura generale di Perugia, guidata da Sergio Sottani, avoca a sé le indagini e si prende il fascicolo che finora era in mano alla Procura della Repubblica di Perugia. La procura generale vuole vederci chiaro su questo caso e afferma: «Vanno sviluppate ulteriormente le indagini», in particolare, fare chiarezza sui reperti che sarebbero andati distrutti e poi ascoltare le nuove persone informate sui fatti.
La Procura di Perugia, dopo la riapertura del caso, aveva richiesto l’archiviazione e in quell’occasione si era appreso anche della distruzione dei reperti. Secondo gli inquirenti si è trattato di una morte per overdose, ma i familiari si sono opposti alla ulteriore richiesta di archiviazione.
Oggi arriva la bella notizia: per la sorella Maria Chiara e la sua mamma si riaccende la speranza perché sono convinte che Nicola sia stato ammazzato, dopo che essere stato aggredito e picchiato nell’abitazione in via Mater Dei a Perugia.
“La casa sottosopra dove è stato trovato cadavere – spiega al telefono la sorella – , il buco della siringa sul braccio destro. Nicola era destro, quindi non avrebbe potuto bucarsi da solo con la mano sinistra. Mio fratello non può in alcun modo essere morto per overdose, perché il quantitativo di droga trovato nel suo corpo non poteva in alcun modo causarne la morte», sottolinea Chiara. Secondo i due periti, nel corpo di Nicola sarebbero stati trovati 7 ng/ml di morfina considerati non sufficienti per portarlo al decesso. Il medico legale nominato dalla famiglia «vede invece una morte asfittica. Le petecchie viste sui polmoni – continua la sorella di Nicola – ci è stato spiegato possano subentrare solamente quando c’è una mancanza di ossigeno. Mio fratello probabilmente è morto per soffocamento, e questo spiegherebbe il cuscino a fianco del suo corpo».
Nicola stava uscendo dal tunnel della droga e in quel periodo sarebbe dovuto partire per l’Australia, cosa che non avrebbe potuto fare se avesse fatto uso di stupefacenti. Tra altro Nicola prima di morire avrebbe fatto capire ad alcuni amici che aveva paura di qualcuno.
La sorella e i familiari di Nicola, assistiti dagli avvocati Barbara Romoli e Anna Beatrice Indiveri, hanno quindi presentato un esposto alla Procura generale che ha svolto le indagini e come già detto annulla la richiesta di archiviazione aprendo uno spiraglio di speranza alla famiglia che da anni si batte su questa vicenda.
Morte Nicola Romano, «Reperti distrutti» le nuove indagini non portano a nulla

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