Andrea Pensi, riflessione alla vigilia del nascente governo giallo rosso
Questo governo sarebbe potuto nascere già nel 2013 o nel 2018. Non è stato così perché al tempo vi erano piattaforme politiche alternative e, questa premessa è giusto farla per provare a comprendere lo scetticismo ed il disagio di alcuni tra gli elettori grillini e democratici.
Ma nell’ultimo anno e mezzo qualcosa è cambiato e,allo stesso modo, sarebbe un grave errore non comprendere le novità.
La politica propagandistica, ideologicamente sovranista e pericolosamente negazionista sul piano dei diritti portata avanti dalla Lega ha dimostrato l’esistenza di un quadro di valori antipodico che le forze democratiche, riformiste, ambientaliste e civiche devono combattere, anche attraverso la collaborazione in un governo di alternativa.
Badate bene, il primo ad evidenziare questa alternativita’ è stato proprio Salvini il quale, non comprendendo il mutamento del quadro politico ed accecato dalla bramosia di potere, si è trovato repentinamente più solo e maginalizzato.
Si è detto che il M5S nel tempo abbia attratto quei voti di protesta verso una Sinistra che, innegabilmente e troppe volte, ha deluso i propri ceti sociali di riferimento.
Il voto di ieri su Rousseau a mio avviso conferma questa analisi: hanno votato circa il doppio degli aventi diritto rispetto al 2018 ed il Sì ha ottenuto circa il doppio del consenso rispetto a quando fu sottoposta ad approvazione la proposta di governo giallo verde!
Non voglio contraddire Di Maio quando afferma che il Movimento non è né di destra, né di Sinistra , ma mi permetto di osservare che esso è una “costola della Sinistra”, nato e sviluppato a fronte dell’incapacità della Sinistra appunto di dare risposte adeguate alla crisi sociale che si è determinata.
Ed allora hanno ragione quanti pensano che questa esperienza prossima a partire possa essere una grande occasione per recuperare una visione di paese che metta al centro del proprio sviluppo il diritto al lavoro, un green new deal per arginare i cambiamenti climatici, un nuovo umanesimo civile e l’impegno per contribuire con autorevolezza a disegnare una nuova Europa che, attraverso la tutela dei più deboli, possa esprimere un nuovo e più avanzato livello di sovranità.
In questo senso il programma che presenterà Conte al Parlamento mi sembra molto avanzato ed un contributo per sconfiggere, culturalmente e politicamente, il salvinismo./di Andrea Pensi

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