Celebrazione della messa vespertina nella vigilia di Pentecoste, con la celebrazione dei sacramenti di iniziazione cristiana, conferiti a 16 adulti a conclusione del cammino formativo previsto dal rito di iniziazione cristiana.
Omelia di mons. Ernesto Vecchi, vescovo amministratore apostolico di Terni-Narni-Amelia:
“A cinquanta giorni dalla Pasqua, la Chiesa, a partire dalla Messa vespertina della vigilia, celebra la solennità di Pentecoste, che i testi sacri descrivono come una “bomba dello Spirito”: «Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatté impetuoso» (At 2,2). Ma l’irrompere dell’Amore di Dio tra gli uomini, anziché devastare l’ambiente come le bombe d’acqua”, elimina la confusione delle lingue e travolge, come uno tsunami, le barriere etniche e culturali.
I testi biblici ci aiutano a guardare in faccia la realtà e a, contemplare le mete sublimi che lo Spirito Santo pone sul nostro orizzonte. Oggi, mediante l’effusione dei sette doni, lo Spirito Santo continua ad edificare la sua Chiesa, come “sacramento universale di salvezza e principio di unità per tutti i popoli”.
Mediante i Sacramenti, “a ciascuno viene data la grazia, secondo la misura del dono di Cristo” che, “ascendendo al cielo … ha distribuito doni agli uomini … per riempire tutte le cose. Ma questo traguardo deve misurarsi con Babilonia, la «città del caos» descritta nel Libro della Genesi e che si pone come icona dell’idolatria e della ribellione a Dio. È l’anti-Gerusalemme, simbolo della città costruita sull’orgoglio, sulla violenza, sull’oppressione. Ma questa città sarà distrutta mediante un disegno di amore che il Signore realizza con l’azione trasformante dello Spirito Santo, attraverso l’edificazione di una città nuova.
É interessante quanto Papa Francesco dice nell’Evangelii gaudium, alla luce della Parola di Dio, cioè che la pienezza dell’umanità e della storia si realizza in una città: la nuova Gerusalemme, la Città santa. Pertanto abbiamo bisogno di guardare la città con occhi più penetranti, a partire da uno sguardo contemplativo, cioè da uno sguardo di fede.
La Chiesa è chiamata a porsi al servizio di un dialogo difficile, perché la città produce una sorta di ambivalenza: mentre vengono offerte ai cittadini infinite possibilità, nel contempo appaiono anche numerose difficoltà, per il pieno sviluppo della vita di molti. Questa contraddizione provoca sofferenze laceranti. Pertanto è necessario arrivare là dove si formano i nuovi racconti e paradigmi, per raggiungere con la Parola di Gesù i nuclei più profondi dell’anima della città.
Ciò è reso possibile proprio dalla Pentecoste, che non è un evento concluso, ma un dono continuato. Gesù, dalla destra del Padre, non cessa mai di investire l’umanità con la pioggia ardente dei suoi doni. Non possiamo dimenticare – ricorda Papa Francesco – che nelle città e altrove si incrementano il traffico di droga e di persone, l’abuso e lo sfruttamento di minori, l’abbandono di anziani e malati, varie forme di corruzione e criminalità. Purtroppo, specialmente nei grandi agglomerati, le case e i quartieri si costruiscono più per isolare e proteggere che per collegare e integrare (Cf. Evangelii gaudium, n.75).
Abbiamo, dunque, bisogno del Vangelo per guarire i mali delle nostre città perché è il migliore rimedio. Il battezzato è chiamato a vivere fino in fondo ciò che è umano, per introdurre lo Spirito Santo ricevuto nella Cresima, nel cuore delle contraddizioni umane col fermento della testimonianza. Tale atteggiamento migliora il cristiano e feconda la città.
Carissimi fratelli e sorelle, anche voi – tra poco – sarete innestati nella Chiesa, perché lo Spirito Santo scenderà su di voi, per bruciare le scorie accumulate vivendo secondo la carne ma, soprattutto, per introdurre nella società malata i frutti dello Spirito: «amore, gioia, pace, generosità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé» (Cf. Gal 5,22).
Questo è il rimedio per guarire dal delitto di femminicidio e dal cancro della corruzione, che – per chi ricopre cariche pubbliche – si configura come atto di alto tradimento: lo ha detto il Presidente del Consiglio. Allora, più che leggi nuove – certamente utili – occorre riscoprire quell’umanesimo cristiano fondato sui doni dello Spirito e che, purtroppo, abbiamo relegato nei cassetti della storia. Occorre avere il coraggio di riaprirli per guardare in faccia la realtà.
Invece in Italia, come in Europa, in nome di un malinteso senso della laicità e di un pensiero “debole e unico”, si continua a rottamare l’asse portante della civiltà cristiana, facendo violenza a quella cultura popolare, che prima o poi si vendica: lo ha dimostrato anche l’ultima tornata elettorale. La débâcle del governo in Francia – causata dalla legge sul gender a scuola e le nozze gay, e – mutatis mutandis – l’inatteso 40% al maggior partito di sinistra in Italia, sono segni emblematici di un dato di fatto: senza Dio la cultura civile non regge. Lo ha detto anche Romano Guardini, il teologo tanto stimato dal Papa emerito e da Papa Francesco: una cultura che vuole costruirsi eliminando Dio, non può riuscire, per il semplice fatto che Dio esiste.
Ecco la lezione! I cattolici battezzati e cresimati che vivono in profondità la loro fede – purtroppo ce ne sono tanti che sono sepolcri imbiancati – quando entrano in uno schieramento politico non sono materiale di supporto, ma degli apripista per il recupero del tessuto identitario italiano, che nel Cristianesimo ha il suo DNA.
Andare a Messa ogni domenica, dunque, non è una diminutio, ma quel plusvalore che indica dove si trova la sorgente dell’amore di Dio, per riempire il serbatoio della propria coscienza e trovare le energie necessarie per una piena donazione di sé, a servizio del bene comune.

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