Riqualificazione Teatro Verdi, polemica infiamma la città di Terni

Riqualificazione Teatro Verdi, polemica infiamma la città di Terni

Riqualificazione Teatro Verdi, polemica infiamma la città di Terni

Gli stessi che venti anni fa, sostenendo il candidato di sinistra alle elezioni comunali del 1997, criticavano la valorizzazione di Piazza Europa che con la supervisione di Paolo Portoghesi trasformammo da parcheggio bitumato in condizioni disastrose, senza fontana, senza fiori, alberi, panchine, illuminazione, pavimentazione pregiata, nella bella piazza odierna, oggi vorrebbero che il Comune facesse con il Teatro Verdi un’operazione retrò che Soprintendenza, Ministero, Comitato tecnico scientifico con docenti universitari di chiara fama hanno ridicolizzato come un vero e proprio “falso storico”. Questo è quanto sostengono storici dell’arte e dell’architettura ed altri professionisti del settore. Chi sono i componenti del Comitato?

Tomaso Montanari, professione ordinario di storia moderna, Emanuela Carpani, Soprintendente ai beni culturali di  Venezia,  Giulia Orofino, professore ordinaria di Storia dell’Arte medievale, Presidente del corso di laurea in valorizzazione dei beni culturali all’Universita di Cassino e del Lazio e Maria Cristina Terzaghi, professore associato di storia dell’arte moderna presso l’Universita di Roma Tre.

Lo stesso Mario Botta, archistar di fama internazionale, progettista del MART di Rovereto, che invito a visitare, in cui ha coniugato con rara bellezza palazzi del ‘700 con strutture modernissime, ignaro del vincolo esistente sulla sala spettatori del Verdi, ipotizzava di realizzare un teatro all’italiana ma rigorosamente minimalista, una sorta di teatro metafisico alla De Chirico, che farebbe inorridire coloro che continuano a ripetere a cantilena che solo l’800 rappresenta l’”alta cultura italiana”. Quel MART che Vittorio Sgarbi ben conosce ed apprezza. Significherebbe riappiccicare stucchi di polistirolo e dipinti inesistenti, lampadari da bella epoque e fregi rococò, un’”operazione nostalgia” giudicata dagli studiosi fuori tempo massimo.

Nell’800 realizzare un teatro come il Poletti era un’operazione di avanguardia come dichiarava lo stesso architetto pontificio, citato in questo dall’arch. Danilo Pirro, cultore e studioso di architettura moderna. Oggi rifare artatamente ex novo un teatro ottocentesco, inventandosi progetti del Poletti che non esistono, perché uno schizzo non è un progetto esecutivo, significherebbe fare un’operazione che alcuni bollano come pacchiana. Come se a Carsulae ricostruissimo un falso Arco di S.Damiano con blocchi leggerissimi di plastica verniciati come nel film Sansone e Dalila. Ci mancano solo le guide archeologiche vestite da centurioni come avviene a Roma sotto il Colosseo per fare qualche selfie a buon mercato.

Amo personalmente la lirica, sono anche un modestissimo appassionato di oggetti di antiquariato, tuttavia non mi permetterei mai di propalare verità assolute sulla sacralità copiaticcia di una “facies ottocentesca” da reiterare nei secoli dei secoli. Amen. Al posto dei c.d. polettiani mi confronterei piuttosto serenamente, senza pregiudizi e barriere ideologiche, direttamente con quei signori che, piaccia o meno, hanno cultura, curriculum chilometrici e, per compito d’istituto, responsabilità dirette di controllo ed indirizzo nella conservazione dei beni artistici ed architettonici del Paese.

Per tutte queste ragioni condivido in toto il comunicato del Sindaco che informa quanto è stato sottolineato nel corso dell’incontro ulteriormente chiarificatore che una delegazione del Comune di Terni ha avuto venerdì scorso con la Soprintendente Dott.ssa Mercalli. Mancava solo, impegnato altrove, l’assessore alla Cultura che non solo ha spinto a suo tempo perché il Comune si coordinasse con le volontà della Soprintendenza ma ha confermato il suo assenso al contenuto di quella nota.

Quanto all’amico Vittorio Sgarbi, che stimo ed applaudo per la sua vastissima cultura e sensibilità artistica, per l’enorme capacità istrionica di sollevare polveroni politicamente scorretti, ricordo la visita che con il Sindaco facemmo a casa sua a Roma, in quel luogo magico all’ombra del campanile del Bernini di S. Ivo alla Sapienza, proprio per invitarlo a Terni per confrontarsi con gli esperti del Ministero e definire la linea da seguire nella riqualificazione del nostro teatro. Ho proposto più e più volte alla sua segreteria una visita all’attuale Verdi, tristemente sbarrato,  congiuntamente alla Soprintendente per chiarire direttamente fra di loro, alla presenza del sindaco e del sottoscritto, le divergenze fra la linea di indirizzo certificata del Ministero Beni Culturali derivante dall’esistenza del vincolo e questa sorta di commedia dell’arte in cui soggetti fra loro molto diversi continuano per le ragioni più disparate ad esternare di tutto. Anche offendendo chi ama come loro l’arte, l’architettura ed il bello.

Vittorio Sgarbi lo fa molto piacevolmente ma ben poco costruttivamente. Sono trascorsi quattro mesi da quell’incontro romano nella vana attesa che si passasse dalle parole ai fatti. Nulla è avvenuto se non l’ennesima esternazione da Mara Venier, uno dei salotti TV della domenica che, con tutto il rispetto, non è lo studio della Soprintendente sopra l’Arco Etrusco nè il gabinetto del Ministro, ma anche pochi giorni fa a Terni di fronte alla platea  divertita dell’ottimo convegno sulla lotta ai pregiudizi.

Questa Amministrazione è composta da persone serie che farebbero molto volentieri a meno di continuare ad essere tirate per la giacca da Tizio e da Caio, da Sempronio e da Mevio, ma che vogliono, dopo dodici lunghissimi anni di nulla, restituire alla città di Terni il miglior Teatro Verdi. E questo faremo, senza clamori, senza la minima volontà prevaricatrice ma nella consapevolezza che fermare la storia dell’architettura e della città all’’800, che assolutamente rispettiamo ed apprezziamo, ma che non intendiamo assolutamente scimmiottare, condannerebbe la città ad altri decenni di nulla, orfana di un Teatro Verdi che invece vogliamo importante, bello, funzionale, ritrovato tempio della Cultura che manca come tale da troppi lustri e che deve tornare ad unire tutti gli appassionati della lirica, del balletto, dell’arte in generale. Invito molto cordialmente tutta la città ad unirsi a noi nello sforzo enorme che questa Amministrazione sta facendo da un anno a questa parte perchè Terni ritrovi se stessa e rilanciandone la qualità della vita, l’immagine e l’attrattività.

Se il nostro Teatro Verdi, pur nella indispensabile originalità derivante dal concorso di progettazione ormai in fase di avvio, giudicato da una commissione di indiscutibile livello, dovesse vagamente ispirarsi, mutatis mutandis, a quello di un Teatro Regio di Torino, di un Carlo Felice di Genova o di un Teatro dell’Opera di Lione non saremmo per nulla scandalizzati ma saremmo ben felici di aver dato un ulteriore importante contributo alla caratterizzazione di Terni come città viva della cultura, quella “Terni, dynamic, green, smart city” che con una visione di prospettiva stiamo  perseguendo.

da Enrico Melasecche (Assessore all’Urbanistica e ai LLPP)

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