Calcio, Serie B, ecco l’alfabeto di Cesena-Perugia

E come Emmanuello: le dichiarazioni prepartita dell'ex grifone hanno fatto davvero discutere

Calcio, Serie B, ecco l'alfabeto di Cesena-Perugia

Calcio, Serie B, ecco l’alfabeto di Cesena-Perugia

di Antonello Ferroni

A come Alino: a tutto campo e spesso dietro a togliere punti di riferimento alla difesa del Cesena e insieme a dare una mano in copertura, autentico regista offensivo della squadra con piede sopraffino e velocità di pensiero del tutto fuori della norma. Un debutto dal primo minuto davvero rincuorante per chiunque abbia avuto dubbi non certo sulla qualità del giocatore quanto invece sulla sua reale voglia e possibilità di dare una mano al Perugia nella corsa per la serie A. Con lui in campo cambia il modo di giocare del Perugia, niente più difesa ad oltranza e lanci lunghi dalle retrovie, è la squadra biancorossa a fare la partita avendo una guida del genere, accentratore ed egocentrico finché si vuole ma capace di tutto e di illuminazioni di altra categoria (vedi la straordinaria traversa su punizione in una squadra che ancora non ha mai segnato da calcio fermo), anche se poi si dovrà risolvere il problema di un di Carmine un po’ troppo isolato. In ogni caso una bella alternativa al Perugia delle cinque vittorie, e non veniteci a dire che si perdono gli equilibri perché per ottenere di più è arrivato il momento di osare: ora o mai più. Ah, un’ultima cosa. Alino si è anche inalberato al momento della sostituzione, che è riuscito a ritardare di qualche minuto con un urlaccio indirizzato alla panchina: ‘Io sto bene!’. Questo è Diamanti (7 pieno) ma si sapeva, prendere o lasciare. Persino Breda che deve gestirlo prende senza pensarci un attimo, figuratevi noi.

B come biondo: dalla Svezia, via Torino, è calato in Italia un vichingo tutto sostanza, bravissimo tatticamente e sempre al posto giusto nel momento giusto, molto più vicino a un certo, indimenticabile Michael Kreek piuttosto che a un dimenticatissimo Petter Rudi. Rispetto al collega olandese della Galeone-band, Gustafson (7) dimostra di avere anche doti balistiche di primo livello, visto che al ‘Manuzzi’ ci ha provato con bordate dalla distanza in ben tre occasioni e sempre rendendosi davvero pericoloso. Biondo era e bello e di gentile aspetto, ma che castagne…

Ccome capitàno: Del Prete (6,5) a Cesena ha sfornato la solita prestazione da leader, guidando la barca con i tempi giusti anche nel momento della maggiore pressione della squadra di Castori ad inizio ripresa e anche senza uno spietato marcatore come Volta al suo fianco. Una sola sbavatura quando ha concesso a Moncini la conclusione con un rinvio sbagliato rischiando grosso. Per lui è il primo errore da difensore centrale in questo campionato. Cose che capitano. Cose che capitàno.

D come decisivo: l’imbattibilità Leali (7) si è fermata a quota 408′ e soltanto perché per prendere quel pallone sulla punizione di Schiavone deviato da Magnani ci sarebbe voluto tiramolla. Sulle uscite avrà ancora delle incertezze ma non veniteci a dire che con lui in porta – tra l’altro al ‘Manuzzi era un ex – le cose non sono cambiate. A Cesena è stato ancora una volta decisivo quando è andato a togliere le ragnatele nell’angolino basso per deviare un destro chirurgico del solito Schiavone, e si sa che il miglior portiere non è quello che compie 100 interventi ma quello che è chiamato a compierne uno in 90 minuti. Complimenti.

E come Emmanuello: le dichiarazioni prepartita dell’ex grifone hanno fatto davvero discutere, riportando in auge – sia detto fuori dai denti in maniera alquanto improvvida da parte sua – una vicenda che già troppo aveva fatto parlare e troppo spesso a sproposito. Perché se è vero che quella certa cosa è accaduta, allora rimestare nel torbido con dichiarazioni di guerra è comunque un errore; se invece – come crediamo – non è accaduta, allora quelle parole altro non fanno che rinfocolare i dubbi. In più, Emmanuello (4 pur senza giocare) ci dovrà perdonare: perché ha detto di voler segnare ed esultare quando era evidente anche alla vigilia che non avrebbe giocato nemmeno un minuto?

Fcome fumoso: anche a Cesena Bandinelli (6) avrà macinato qualcosa come 20 chilometri, correndo come un matto senza mai risparmiarsi come ormai ci ha abituato. Rispetto però alle ultime uscite, lo ha fatto con meno costrutto e lucidità, andando troppo spesso ad infognarsi in mezzo alle maglie bianconere e finendo per regalare troppi palloni. Crescita in corso.

G come Grande pubblico: al ‘Manuzzi’ c’erano la bellezza di 1525 tifosi del Perugia, in un settore ospiti quantomeno esteticamente vicino alla curva Nord e che hanno sostenuto la squadra con costanza per 90′ come se giocasse in casa. Non c’è voto perché sono fuori scala e lo stesso Breda ha sottolineato come la loro vicinanza nello sprint sarà importantissima se non addirittura decisiva. Qualcuno -facendo riferimento magari a qualche vuoto negli spalti del ‘Curi’ qua e là – aveva forse qualche dubbio?

Icome impostazione: a Cesena è arrivata la controprova, con Bianco (5,5) in campo è possibile sostenere la fase difensiva anche quando gioca Diamanti, perché la presenza dell’ex Carpi sull’uomo (nella fattispecie Dalmonte) è costante e sicura. È anche vero che Bianco stavolta ha però commesso troppi errori in fase di impostazione come ad esempio quello pericolosissimo del 43′. Ecco perché in questo caso il redivivo Colombatto (6,5) nella ripresa gli si è fatto preferire. Posto che è Gustafson l’uomo che ha cambiato in meglio il centrocampo del Perugia, forse Bianco è più adatto per sostenere il reparto con un Diamanti dietro due punte, chissà. Di certo in quel ruolo Breda ha due belle frecce al proprio arco.

J come jella:  pochi minuti prima, nel corso del primo tempo, era arrivato tardi davvero di un’inezia nel deviare nella porta avversaria il solito pallone perfetto rimesso da Pajac dalla sinistra. Nella ripresa è toccato al bravo Magnani (6) avere la sfortunaccia nera di deviare proprio nel momento della sospensione al salto in carriera la punizione altrimenti indirizzata di Schiavone che ha portato il Cesena in vantaggio. Si rifarà presto con un gol sugli sviluppi di calcio piazzato. Scommettiamo?

L come lucido: non ha fatto rimpiangere Volta e già questo potrebbe bastare, ma a Cesena Dellafiore (6) ha dimostrato di non essere un semplice ‘libero’ vecchio stampo, di quelli che amano impostare l’azione e che poi si fanno coprire le spalle dai compagni di reparto. Con Breda che ha voluto confermare giustamente Del Prete in posizione centrale, l’ex Latina ha fatto il marcatore e lo ha fatto bene, pur incappando nel dubbio contrasto con Esposito che poteva portare un calcio di rigore agli avversari. Per una volta – dopo la bellezza di nove occasioni negative – è andata bene.

M come mancino: bravissimo a mettere palloni che sono autentiche rasoiate, dimostrando di saper dosare i cross per la testa di Cerri quanto i rasoterra per i piedi di Di Carmine e dei centrocampisti che si inseriscono. A Cesena sarà andato anche un po’ in debito di ossigeno, sarà stato anche poco servito come ha lamentato Breda, ma quelli di Pajac (6,5) sono davvero tiri mancini. Per le difese avversarie.

N come nazionale: utile, utilissima la partita di Cerri nella nazionale azzurra che ha affrontato la Norvegia a Perugia, sperando che sia utilizzato con un minutaggio minore martedì per poter essere a disposizione contro la Cremonese. Utile perché il Perugia aveva bisogno di sperimentare il suo assetto con Diamanti, utile – non ce ne voglia Evani – per lo stesso Cerri che ha capito quanto è dura la vita della prima punta tornando ad offrire un rendimento minore rispetto ai suoi standard dell’ultimo periodo (8 gol nel solo girone di ritorno per non contare gli assist) da rifinitore. Per il suo senza dubbio luminoso futuro, Juventus o meno che sia, nazionale o meno che sia, Cerri farà bene a fare tesoro di questa sua esperienza perugina.

O come obiettivo: il momento più divertente della trasferta di Cesena? L’intervista di Diamanti ai microfoni di Sky: ‘Fa piacere avere ricreato entusiasmo tra i tifosi, lotteremo fino alla fine per un obiettivo importante’. Quale? ‘Vincere tutte le partite da qui alla fine, la B è molto difficile…’. Cosa non si fa per togliere un titolo roboante ai giornalisti…

P come platino: la sapienza tattica, la capacità di difendere applicandosi a uomo sull’avversario e di ribaltare l’azione con delle improvvise folate, il Perugia ha trovato il suo esterno destro definitivo dai tempi di Zè. Sì, lo sappiamo che la differenza tecnica fra Marcelo Zè Maria e Mustacchio (6) è abissale così come diverse sono le doti fisiche. Ma è lui, il nostro buon Mattia, a richiamare il paragone non tanto quando si tinge i capelli di platino come li aveva il grande brasiliano, quanto – come a Cesena – quando si mette in testa di effettuare traversoni direttamente da centrocampo. E per di più in assenza di Cerri…

Q come quale assetto: i perugini stanno cominciando a conoscerlo e chi lo aveva etichettato – nel computo ci siamo anche noi – come allenatore esclusivamente difensivista, al ‘Manuzzi’ ha scoperto un Breda (7) diverso. È stato il Perugia fare la partita per almeno 70 minuti e a farla con un gioco a tratti brillante e un palleggio mai fine a se stesso. Senza dimenticare che la squadra anche a Cesena ha mantenuto le caratteristiche di grande solidità e di sapiente lettura dei momenti decisivi acquisite nelle passate settimane. Ora con l’avvento di Diamanti e il ritorno di Cerri (probabilmente dopo la prossima contro la Cremonese) si prospetta un Perugia diverso. E visto che Breda non finisce mai di stupirci, ora noi scommettiamo che giocherà costantemente con Diamanti dietro due punte.

R come record: la serie di cinque vittorie consecutive che si è interrotta a Cesena resterà comunque nella storia del Perugia. Breda ha dovuto rinunciare alla rincorsa al record assoluto in B, detenuto da Colantuono (sette vittorie di fila), ma molti sono ad averne effettuate quattro e nessuno mai ne aveva fatte cinque.

S come sei: se a Cesena il Perugia ha dovuto rinunciare alla sesta, c’è chi invece è riuscito a fare cappotto. Si tratta di Buonaiuto (7), autore di un gran gol da subentrante, appunto il sesto della sua straordinaria stagione da dodicesimo titolare. Complimenti anche perché ha saputo cambiare l’inerzia della partita andando a bucare la difesa bianconera nel momento migliore dei padroni di casa, dimostrando quella freddezza che troppo spesso in passato gli era mancata. Se poi anche la fortuna lo avesse aiutato nel recupero (vedi respinta di Scognamiglio sulla linea), ora saremmo qui a celebrare un Parma-bis.

T come toh chi si rivede: dopo parecchie settimane ai margini, a Cesena si è rivisto in campo finalmente Terrani (sv) negli ultimi minuti giocati con il piglio giusto di chi deve riconquistare il terreno perduto. Con le sue doti indiscutibili verrà davvero utile anche lui.

U come uno-due: è vero, al ‘Manuzzi’ si è ripresentato il problema di un Di Carmine un po’ troppo isolato nell’area di rigore avversaria, impossibile non rimarcare quanto sia pesata l’assenza di Cerri dell’economia del gioco d’attacco del Perugia, anche perché Diamanti si muoveva – presumibilmente per ordini di scuderia -molto più lontano dalla porta e comunque senza effettuare i continui inserimenti sui calci piazzati che è chiamato invece a fare Cerri. Cose naturali, visto che i calci piazzati Diamanti è chiamato a batterli. Avere la possibilità di fare l’uno-due con Cerri significa andare in porta con certezza, nonostante questo a Cesena all’attivo del bomber ci sono due sponde preziose per le botte di Gustafson, una conclusione dal dischetto del rigore sopra la traversa e un tocco sporco a fil di palo dopo una bella combinazione con Mustacchio. Come dire che anche da solo Di Carmine c’è.

V come VAR: a fine partita, da vecchio volpone del mondo pallonaro, il tecnico del Cesena Castori – pur riconoscendo che il risultato era giusto e la prestazione da squadra di rango superiore del Perugia – ha alzato la voce protestando in maniera anche abbastanza clamorosa per il calcio di rigore non concesso ai suoi in occasione del contatto tra Dellafiore ed Esposito. Lo ha fatto perché gli arbitri prendessero nota a futura memoria, non certo perché davvero vorrebbe che il nuovo sistema di Video Assistant Referee venisse adottato anche in serie B. In fondo il mondo è bello perchè è Var.

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