Le scelte difficili vanno ascoltate, non politicizzate
Orvieto, 5 ottobre 2025 – Il senatore Walter Verini (PD), segretario della Commissione Giustizia, è intervenuto con parole dense di significato durante il Congresso dell’Associazione Coscioni a Orvieto, dove si è ricordata anche la figura di Laura Santi, simbolo di una scelta estrema e consapevole – «Il Parlamento ha l’obbligo morale e istituzionale di approvare una legge seria, matura e giusta sul fine vita. Una legge che sia figlia della civiltà, dell’umanità e del rispetto per la libertà individuale».
«Laura – ha detto Verini – ha compiuto una decisione dolorosa, non solo per sé, ma per l’intera collettività. Ha voluto affermare un diritto fondamentale: quello di scegliere, in condizioni estreme, di porre fine alla propria esistenza. Lo ha fatto per rivendicare una libertà che oggi, in Italia, è ancora negata da una legislazione incompleta e reticente».
Il senatore ha rivolto un appello alla maggioranza di centrodestra, affinché si apra al confronto con toni laici, argomentazioni serie e dialogo libero, senza pregiudizi ideologici. E ha rilanciato la proposta di una “sessione di libertà” del Parlamento, durante la quale ogni senatore e deputato possa esprimersi senza vincoli di partito, nel rispetto della propria coscienza e della sensibilità personale.
«Su temi così delicati – ha aggiunto – non c’è spazio per bandierine politiche o calcoli elettorali. Servono empatia, maturità e ascolto. Questo è il tempo del coraggio e del rispetto umano».
Verini, ha poi sottolineato il valore delle iniziative regionali, come quella lanciata in Umbria con il disegno di legge di iniziativa popolare promosso dall’Associazione Coscioni, sottoscritto da migliaia di cittadini. «Pur con i limiti oggettivi dell’autonomia legislativa regionale – ha spiegato – è fondamentale che anche dall’Umbria arrivi una spinta etica e civile, come hanno già fatto Sardegna e Toscana».
In conclusione, il senatore umbro ha ribadito: «È ora che lo Stato riconosca un diritto negato troppo a lungo. Il fine vita non è una questione di ideologia, ma di dignità».

Commenta per primo