Protesta a Perugia per la sanità: raccolte firme per reparti chiusi

Quattro comitati manifestano contro il riordino sanitario regionale

Protesta a Perugia per la sanità: raccolte firme per reparti chiusi

Protesta a Perugia per la sanità: raccolte firme per reparti chiusi

Protesta a Perugia per la sanità: – Quattro comitati cittadini hanno organizzato oggi un presidio a Perugia per protestare contro il recente decreto regionale sul riordino della sanità. La manifestazione, promossa da comitati di Spoleto, Pantalla, Orvieto e Terni, ha raccolto migliaia di firme per la riapertura di reparti chiusi dal 2020 e per chiedere un miglioramento dei servizi sanitari territoriali.

Il decreto regionale 858, al centro delle critiche, è accusato dai manifestanti di essere troppo generico e privo di fondi adeguati per garantire i cambiamenti promessi. I rappresentanti del comitato di Pantalla, in particolare, denunciano che la proposta di accorpamento del loro ospedale all’azienda sanitaria di Perugia come DEA1 è stata eliminata, riducendo Pantalla a una semplice dependance. Il comitato lamenta l’assenza di fondi destinati all’integrazione e considera il decreto come un annuncio elettorale senza una vera pianificazione.

Attualmente, l’ospedale di Pantalla offre solo servizi limitati: il reparto di medicina è sovraccarico di pazienti anziani provenienti da Perugia, mentre la chirurgia programmata è quasi inesistente. Anche il pronto soccorso, pur operando al massimo delle sue capacità, è costretto a trasferire i pazienti verso ospedali di Branca e Città di Castello per mancanza di risorse. Questa situazione, sottolineano i manifestanti, grava pesantemente sul personale sanitario e crea disagi per i pazienti e le loro famiglie.

Parallelamente, il comitato di Spoleto ha consegnato quasi 9.000 firme raccolte in oltre 50 banchetti, chiedendo la riapertura di reparti chiusi durante la pandemia, tra cui pediatria, punto nascita, emergenza chirurgica e rianimazione. Gli abitanti del territorio Spoleto-Valnerina ritengono che un’area di oltre 1.300 chilometri quadrati debba avere accesso a servizi sanitari completi e continuano a mobilitarsi per ottenere risposte dalla Regione.

Anche il comitato di Orvieto ha partecipato alla protesta, evidenziando le gravi carenze nei servizi sanitari locali, in particolare per le persone anziane e i bambini. Sono state raccolte oltre 6.000 firme contro la chiusura del distretto sanitario di Orvieto, una decisione che, secondo i manifestanti, accentua ulteriormente la marginalizzazione della zona. Mancano strutture intermedie tra ospedale e sanità territoriale, come l’hospice, e vi sono forti carenze di specialisti in reparti chiave come ginecologia e chirurgia.

Infine, il comitato di Terni ha denunciato il progetto di finanza pubblico-privato per la costruzione di un nuovo ospedale, esprimendo la propria contrarietà e chiedendo invece la ristrutturazione dell’attuale ospedale Santa Maria. I rappresentanti del comitato hanno anche sollevato il problema delle lunghe liste d’attesa e la chiusura dei poliambulatori, che costringe i cittadini a ricorrere sempre più spesso alla sanità privata.

La protesta ha anche sottolineato il fenomeno del “turismo sanitario”, con pazienti costretti a spostarsi da Terni a Gubbio e viceversa per accedere ai servizi, a causa della carenza di strutture. Questo, secondo i manifestanti, favorisce il passaggio alla sanità privata, contravvenendo ai principi della sanità pubblica gratuita e universale sanciti dalla Costituzione.

La manifestazione si è conclusa con la consegna delle firme alla Presidente della Regione e al Prefetto, mentre i comitati hanno promesso di continuare la loro azione finché non saranno ripristinati i servizi richiesti.

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