Politica, recovery fund e opportunità di rilancio, perché in Umbria non se ne parla?

 
Chiama o scrivi in redazione


Politica, recovery fund e opportunità di rilancio, perché in Umbria non se ne parla?

Politica, recovery fund e opportunità di rilancio, perché in Umbria non se ne parla?

Per il consigliere regionale del Movimento 5 stelle, Thomas De Luca, in Umbria non si parla delle risorse che arriveranno dal Recovery Fund, nonostante si tratti di cifre ingenti e in grado di rilanciare il tessuto produttivo con investimenti infrastrutturali. Secondo De Luca occorre “elaborare un piano di rilancio che risponda alle necessità e valorizzi le potenzialità”, ma c’è anche bisogno di “partecipazione, apertura e ascolto delle rappresentanze sindacali, datoriali, accademiche e dei più ampi brani della società civile”. Per avere chiarimenti il M5s ha presentato un’interrogazione che sarà discussa in Aula l’8 settembre prossimo.

“C’è un silenzio surreale in Umbria su una questione che dovrebbe monopolizzare il dibattito pubblico. Quali progetti e quale visione per la nostra regione dalle risorse messe a disposizione dal Recovery Fund?”: lo chiede il consigliere regionale del Movimento 5 stelle, Thomas De Luca.

“Parliamo di cifre significative, se ben spese – afferma De Luca – in grado di ridisegnare il paradigma economico e sociale. Parliamo della possibilità di rilanciare il tessuto produttivo con investimenti infrastrutturali in grado di far uscire definitivamente l’Umbria dall’annoso isolamento. Dei 750 miliardi di euro – di cui quasi un terzo, 82 miliardi a fondo perduto e 127 in forma di prestiti, destinati all’Italia – le risorse a disposizione per l’Umbria potrebbero ammontare da un minimo di 700 milioni a un massimo complessivo di oltre 2,5 miliardi, circa il 13 per cento del PIL regionale. Tutto dipenderà dai criteri che Governo e Regioni stanno decidendo.

A tale riguardo l’Umbria potrebbe avere un piccolo vantaggio visto che la Conferenza delle Regioni ha affidato il coordinamento politico per la programmazione del Piano nazionale per la ripresa e la resilienza a Donatella Tesei. La Presidente dell’Umbria ha detto che si tratta di ‘un’occasione importante da cogliere come Paese e di conseguenza come Regioni’. Affermazioni coraggiose e pienamente condivisibili, in contrapposizione con la linea politica del segretario della Lega, Matteo Salvini, per il quale il Recovery Fund altro non è che un non meglio precisato ‘Super Mes’ ovvero una fregatura grossa come una casa”.

“Il Governo italiano – prosegue De Luca – ha accolto l’invito delle Regioni ad avviare un ragionamento comune e il premier Giuseppe Conte ha affermato che i piani nazionali saranno presentati entro il prossimo 15 ottobre. Le risorse del Recovery Fund per la nostra regione saranno l’occasione per vivere un forte rilancio economico, ma solo se sapremo ascoltare il nostro tessuto sociale e produttivo, mettendo in campo idee, visione e progetti. Mentre in altre Regioni c’è già un’aperta discussione (in Basilicata è stato richiesto un consiglio straordinario) in Umbria nonostante qualche piccolo tentativo di stimolare il dibattito non stiamo assistendo alla centralità che un simile tema meriterebbe. Come gruppo consiliare abbiamo depositato un’interrogazione orale urgente a cui la Giunta risponderà nel prossimo question time in programma l’8 settembre per avere i necessari chiarimenti su come si sta ponendo l’Umbria di fronte a questa enorme sfida.

Quali sono le strategie e i progetti che la Giunta regionale intende come prioritari e quali sono le reali prospettive in termini di risorse che l’Umbria può avere a disposizione, al di là delle stime che sono uscite sugli organi di stampa?”. “Riteniamo doveroso – conclude De Luca – aprire un dibattito in Assemblea legislativa per capire che futuro vogliamo tracciare per l’Umbria e cosa proporre per accedere alle somme disponibili. Per elaborare un piano di rilancio che risponda alle necessità e valorizzi le potenzialità c’è però bisogno di partecipazione, apertura e ascolto delle rappresentanze sindacali, datoriali, accademiche e dei più ampi brani della società civile”.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*