Ottantesimo anniversario della Liberazione, le parole del sindaco di Perugia

Ottantesimo anniversario della Liberazione, le parole del sindaco di Perugia

Ottantesimo anniversario della Liberazione, le parole del sindaco di Perugia

dal Sindaco Andrea Romizi
Nella storia della nostra città, il 25 aprile si lega a quanto avvenne il 20 giugno 1944. Celebriamo quest’anno l’ottantesimo anniversario della Liberazione dall’occupazione nazifascista. Questa maturò, come è noto, in maniera progressiva. E per Perugia la fase culminante si ebbe proprio, quasi a sottolinearne il valore, in coincidenza della ricorrenza dell’insurrezione e delle stragi del 1859.

Il 20 giugno 1944, premessa del 25 aprile 1945, fu un giorno di riscatto, di festa. Fu il giorno della libertà ritrovata. Come ogni anno, in questo giorno così importante, in questa celebrazione civile così densa di significati, ci troviamo a fare memoria. Una memoria da esercitare sempre in almeno due direzioni. Dobbiamo ricordare da un lato quello che è stato – l’orrore e il fetore della dittatura e della guerra – dall’altro lato il lascito prezioso e profumato della Liberazione, della libertà e della pace.

Questa memoria va esercitata ogni giorno e, quando possibile, in maniera riconoscibile e tangibile. Con questa convinzione, la Città di Perugia si è adoperata, anche in tempi recenti, in più modi:
– Lo scorso gennaio, in occasione del Giorno della memoria, abbiamo apposto in piazza Michelotti una pietra d’inciampo in memoria di Ada Almansi Rimini cittadina ebrea di Perugia, suicidatasi il 4 dicembre 1943 per sfuggire all’arresto e alla conseguente deportazione prevista dalla Carta di Verona della Repubblica Sociale Italiana del novembre 1943.

Quella memoria, la memoria della Shoah e della tragedia delle leggi razziali risuona, se possibile, ancora più forte per tutto questo 2024, a 80 anni di distanza da quando la giovane Anna Frank fu scoperta, prelevata dal suo nascondiglio di Amsterdam, strappata dalla scrittura del suo diario e dai suoi sogni. L’anno in corso, a proposito di pagine vergognose della Storia, segna anche il centenario di un altro fatto profondamente doloroso: il rapimento e l’uccisione di Giacomo Matteotti, delitto che sancì un ulteriore, terribile passo del fascismo verso la cancellazione delle libertà fondamentali. A tal proposito, per ricordare Giacomo Matteotti abbiamo convintamente aderito all’iniziativa promossa dall’Istituto per la Storia dell’Umbria contemporanea (ISUC) prevista proprio nel centenario esatto da quell’omicidio ignominioso.

– E ancora: nelle scorse settimane, per ricordare il coraggio e il bene che germogliarono perfino all’ombra delle leggi razziali, abbiamo intitolato una via della nostra città a don Ottavio Posta, giusto fra le nazioni, principale artefice del salvataggio degli ebrei da Isola Maggiore.
– E ancora, sempre con la stessa convinzione: il prossimo 9 maggio, d’intesa con la famiglia, all’interno della Biblioteca degli Arconi verrà apposta una targa in memoria di Fernanda Maretici Menghini: partigiana, protagonista della lotta di Liberazione, amica di Aldo Capitini, prima donna eletta in consiglio comunale a Perugia nel 1946, con la neonata Repubblica.

Anche attraverso figure come Ada Almansi Rimini, Ottavio Posta e Fernanda Maretici Menghini facciamo memoria dell’ignominia della dittatura, delle leggi razziali e della guerra, da un lato, e del valore dell’impegno civile e della libertà dall’altro lato.

Ricordiamo con profonda gratitudine tutti coloro che si sono adoperati, a proprio rischio, per combattere il fascismo, per combattere in favore della libertà e per superare la dolorosa stagione del Ventennio.

Al loro straordinario esempio di coraggio, antifascismo e umanità il nostro profondo e sentito GRAZIE.
La libertà, innanzitutto. Oggi però il lascito del 25 aprile che risuona più forte è forse quello in favore della PACE.

Il 25 aprile è patrimonio di tutti, di ognuno di noi. E in questo patrimonio di così grande valore, fatto di storie interrotte e di vite che ce l’hanno fatta, di amore verso il proprio paese, di uguaglianza fra popoli, di libertà, di coraggio e di principi cardine della democrazia, trova spazio il tesoro più grande, quello della pace. Esistono temi comuni che devono interessare tutti, indistintamente, al di là di ogni tipo di appartenenza. Quello della pace deve essere uno di questi.

Oggi come allora, assistiamo in tante parti del mondo, al proliferare di conflitti, a bambini vittime della guerra, privi di un tempo lieto: i bambini di Gaza, i bambini ucraini, le tante vittime delle guerre – a volte silenziose – sparse nel pianeta.

E, il terrore, se possibile, assume una dimensione ancora più inaccettabile se letta negli occhi di un’infanzia sfregiata dalla paura e dal fragore delle armi. Ed è in quelle immagini drammatiche a cui quotidianamente assistiamo di morti e devastazione, di ingiustizie e atrocità che la storia si riaffaccia ammonendoci e ricordandoci di quanto la pace non sia un concetto astratto, ma una realtà da costruire con azioni quotidiane e concrete. Di piccoli grandi gesti che devono caratterizzare la nostra umanità.

Nel discorso di fine anno, il Presidente Sergio Mattarella ha affermato: “è indispensabile fare spazio alla cultura della pace. Alla mentalità della pace”.
Queste parole, così vere, così chiare, espresse dal nostro Presidente, rimangono inevitabilmente impresse e inducono a una riflessione profonda e costante.

Dobbiamo lavorare per una cultura della pace! Per non perdere questa eredità così faticosamente conquistata da chi ci ha preceduto. Dobbiamo lavorare per far sì che alla cultura dell’odio si sostituisca la cultura della educazione al rispetto, al dialogo, alla non sopraffazione, all’ascolto, all’unione.

«Trasformiamo il futuro. Per la pace con la cura» è il tema dell’incontro che ha visto riuniti con Papa Francesco il 19 aprile, i giovani di 137 Scuole di Pace, provenienti da 94 città. Un evento che ha dato il via alla quarta edizione della Settimana civica, voluta dal Parlamento, che fino ad oggi è dedicata a promuovere l’educazione civica dei più giovani. Tra gli organizzatori, la Fondazione Perugia-Assisi per la cultura della pace. L’incontro è stato introdotto dalle parole e dai cartelloni di alcuni ragazzi dell’Istituto Volta di Perugia. «Cessate il fuoco, basta alla guerra» è stato lo slogan risuonato nell’Aula Paolo VI.

Il Papa rivolgendosi ai nostri ragazzi ha messo in evidenza due parole chiave del loro impegno: «La pace e la cura, due realtà legate tra loro: la pace, infatti, non è soltanto silenzio delle armi e assenza di guerra; è un clima di benevolenza, di fiducia e di amore che può maturare in una società fondata su relazioni di cura, in cui l’individualismo, la distrazione e l’indifferenza cedono il passo alla capacità di prestare attenzione all’altro, di ascoltarlo nei suoi bisogni fondamentali, di curare le sue ferite, di essere per lui o lei strumenti di compassione e di guarigione”.
E per quanto la pace fra nazioni possa essere considerata prerogativa dei vertici degli stati, Francesco ha esortato i giovani “a essere protagonisti e non spettatori del futuro”. C’è una pace del quotidiano che spetta a ciascuno di noi ed è importante che ognuno di noi la coltivi e la alimenti di giorno in giorno. Allontanando ogni forma di violenza. Che non è solo quella delle armi ma anche quella delle parole.

Senza pace non c’è progresso. Senza pace non c’è crescita. Senza pace non c’è umanità. Oggi, come allora, risuoni anche qui, in questo giorno solenne, un grido in favore della pace, in favore della collaborazione e della concordia all’interno delle nostre comunità e tra i popoli!

In questa giornata significativa sento, infine, dal profondo del cuore di rivolgere un ringraziamento sincero a Mirella Alloisio. Grazie Mirella per aver condiviso in questi anni questo palco così significativo con me, con noi. Grazie per la tua testimonianza, emblematica anche del grande supporto e sacrificio espresso dalle donne nella lotta al fascismo. Come da te più volte ricordato, lo stesso Luigi Longo, uno dei capi della Resistenza, ebbe a dichiarare “Senza queste donne il movimento partigiano non avrebbe potuto svilupparsi come si è sviluppato e profondamente diversa sarebbe stata tutta la storia d’Italia”. Grazie ancora, Mirella. Grazie per il tuo coraggio e per la tua forza. Viva il 25 aprile, viva la Festa della Liberazione!

Un ringraziamento alle autorità civili e militari presenti, ad ANPI l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, alle Associazioni Combattentistiche e d’Arma, a tutti i partecipanti. Un ringraziamento speciale anche quest’anno a Mirella Alloisio, partigiana, insignita della Croce di Guerra al Valore Militare ed iscritta nel 2021 all’Albo d’oro della Città.

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